La meravigliosa icona italiana, protagonista di tantissime pellicole cult e vincitrice di decine di premi, il 19 settembre avrebbe compiuto 75 anni. Mariangela Melato, purtroppo, si è spenta l’11 gennaio 2013, dopo una lunga malattia che non le ha lasciato scampo. L’attrice ha lavorato con i più grandi registi italiani, raggiungendo l’apice del successo negli anni ’70 e lavorando tantissimo anche a teatro e in televisione. Titoli come “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, “La presidentessa”, “La poliziotta” sono solo una minima parte della sua ricca filmografia, composta da circa 52 film per il grande schermo, iniziata nel 1969. Da allora, la Melato ha lavorato con Lina Wertmüller, Luciano Salce, Mario Monicelli, Elio Petri, Steno, Pupi Avati, Vttorio De Sica e tantissimi altri eminenti rappresentanti del cinema italiano. Per ricordarla alla grande, ecco 10 pellicole essenziali che racchiudono tutto il suo immenso e indimenticabile talento.

“La classe operaia va in Paradiso”(1971), di Elio Petri.

Il grande Elio Petri dirige il leggendario Gian Maria Volonté, nei panno di Ludovico Massa detto Lulù, operaio metalmeccanico di 31 anni, rozzo ma grande lavoratore, amato dai suoi padroni ma odiato dai suoi colleghi, per il suo servilismo. L’uomo si ammazza di lavoro anche perchè deve mantenere la moglie e l’amante, Lidia (Mariangela Melato). Il suo atteggiamenti cambia totalmente a seguito di un incidente sul lavoro che gli fa perdere un dito. Da quel momento, si schiererà completamente contro Completamente mutato, in seguito ad un incidente sul lavoro che gli ha fatto perdere un dito, si schiera contro il ricatto del lavoro a cottimo. La pellicola, un cult del genere, riuscì a portare  a casa il Grand Prix per il Miglior film al festival di Cannes del 1972 e Mariangela Melato vinse  un David speciale per la sua interpretazione e un Nastro d’Argento come Migliore attrice protagonista.

“Mimì metallurgico ferito nell’onore”(1972), di Lina Wertmüller.

La pellicola segna il primo passo della collaborazione tra l’eclettica Lina Wertmüller e Mariangela Melato, di nuovo nei panni dell’amante di turno, ma stavolta di Mimì Mardocheo (Giancarlo Giannini), un uomo che perde il posto di lavoro ed è costretto ad emigrare a Torino, da Catania, lasciando a casa la moglie Rosalia (Agostina Belli). Nel capoluogo incontra Fiorella "Fiore" Meneghini, sottoproletaria lombarda, che diventa la sua amante e resta incinta. Purtroppo, dopo poco tempo, si accorge che le famiglie mafiose controllano ogni livello produttivo anche al Nord e torna a Catania, con Fiore e il bambino, e, una volta lì resterà coinvolto in un delitto d’onore. Il film viene presentato, in concorso, al 25° Festival di Cannes e la Melato conquista un David Speciale, il Nastro D’Argento e il Globo d’Oro come Migliore attrice protagonista, premi che vengono conferiti anche al grandissimo Giannini.

“Lo chiameremo Andrea”(1972), di Vittorio De Sica.

Paolo (Nino Manfredi) e Maria (Mariangela Melato) sono due insegnanti delle elementari, che si amano ma non riescono ad avere un figlio. Stanco di sentirsi ripetere che la colpa è sua, Paolo si rivolge ad uno specialista svizzero che gli consiglia di condurre una vita lontana dallo stress. Così, Paolo fa installare in camera da letto una tenda ad ossigeno e i due si danno da fare. Maria riuscirà a rimanere incinta, ma si tratta solamente di una gravidanza isterica. La regia di De Sica è rafforzata dalla sceneggiatura di Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e Cesare Zavattini e, Manfredi e Melato danno una dimostrazione del loro talento davvero enorme, basandosi in fondo su una trama estremamente semplice e lineare.

“La polizia ringrazia”(1972), di Steno.

Dopo l’assalto ad una gioielleria di due ragazzi, che causa la morte del proprietario e di un operaio, le indagini vengono assegnate al commissario Bertone (Enrico Maria Salerno). L’uomo, tra mille difficoltà, riuscirà a mettersi sulle tracce di una associazione criminale di cui fanno parte anche l'ex questore e altre autorità, aiutato anche da Sandra (Mariangela Melato), una giornalista, sua amica. La pellicola di Steno ottenne un grandissimo successo di pubblico ed è considerato il film capostipite dei polizieschi italiani. Da (ri)vedere assolutamente.

“La poliziotta”(1974), di Steno.

Steno dirige ancora la Melato, qui assoluta protagonista, affidandole il ruolo di Gianna Abbastanzi, segretaria sfruttata dal suo datore di lavoro, e stufa della routine quotidiana. Un giorno, la donna vince un concorso come vigile in un paesino della Lombardia e diventa inflessibile nel suo lavoro. Presto, si trova immersa in intrighi e giochi di corruzione politica che la faranno rimuovere dall’incarico e spedita in una sperduta isoletta della Sicilia.

“Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”(1974), di Lina Wertmüller.

Il film cult di Lina Wertmuller vede la Melato nei panni di Raffaella Pavoni Lanzetti, una ricca signora milanese che parte per una crociera nel Mediterraneo. Col suo atteggiamento da snob, non fa altro che umiliare i sottoposti, tra cui c’è anche il marinaio Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini), siciliano e comunista. Quando lo yacht naufraga su un’isola deserta e la signora si trova da sola con Gennarino, i ruoli s’invertono e, tra violenza e passione, la donna s’innamorerà del rude marinaio.

“Di che segno sei?”(1975), di Sergio Corbucci.

L’esilarante film a episodi Sergio Corbucci, al Melato recita con Adriano Celentano nel secondo di questi, intitolato “Aria”.  L’attrice è Claquette, una ballerina romagnola che vuole assolutamente vincere una gara di ballo, ma sfortunatamente il suo partner ha un incidente. Disperata, la donna si mette alla ricerca di un altro ballerino e trova Alfredo (Celentano). Insieme a lui, riesce a vincere la gara, anche se per parteciparvi, l’uomo ha quasi tentato di uccidere la moglie.

“Caro Michele”(1976), di Mario Monicelli.

Il maestro Mario Monicelli porta al cinema la trasposizione dell’omonimo romanzo di Natalia Ginzburg e racconta la storia di Michele, un ragazzo in esilio a Londra dopo essersi messo nei guai con le rivolte studentesche del '68. La storia però si sposta sulle vicende di sua madre Adriana (Delphine Seyrig), rimasta da poco vedova, delle varie sorelle e di Mara (Mariangela Melato), una ragazza di Varese che afferma che Michele è il padre di suo figlio. Monicelli vinse l’Orso d’Argento per la Miglior regia al Festival di Berlino mentre la grande Melato porto a casa il David e il Nastro d’Argento come Migliore attrice protagonista.

“La presidentessa”(1977), di Luciano Salce.

Il film di Luciano Salce è basato sulla pochade di Maurice Hennequin e Pierre Veber, e remake del film dell’omonimo film di Pietro Germi, del 1952. La Melato è Yvette, una ballerina d'avanspettacolo, che suo malgrado, viene scambiata per la moglie di un severo giudice dal ministro di Grazia e Giustizia in visita a Vicenza. L’onorevole, invaghitosi di lei, diventa il trampolino di lancio di Yvette, che sfrutterà la cosa a suo vantaggio, arrivando a ballare a La Scala. Johnny Dorelli e Mariangela Melato sono, semplicemente, straordinario e il pubblico e la critica li premiarono.

“Aiutami a sognare”(1981), di Pupi Avati.

Pupi Avati ci riporta al 1943, durante la Seconda guerra mondiale. Il regista narra la storia di Francesca, una donna che si trasferisce, con le figlie, in campagna per sfuggire ai bombardamenti di Bologna. Francesca ama tutto quello che riguarda l’America, dalla musica al cinema e, un giorno, proprio un aereo americano atterra nei pressi della sua villa. La donna conoscerà e ospiterà il pilota, Ray (Anthony Franciosa) e se ne innamorerà perdutamente. Anche in questo caso, l’attrice riesce a vincere il David e il Nastro d’Argento come Migliore attrice protagonista.