Anarchico, polemico, anticonformista ma dotato di una capacità espressiva ed emotiva fuori dal comune. Il grande Oliver Stone, il 15 settembre, compie 70 anni e in tutta la sua lunga carriera ha ricevuto 11 candidature agli Oscar, riuscendo a portarne a casa 3 grazie a capolavori come “Platoon”, “Fuga di mezzanotte” e “Nato il quattro luglio”. Stone, però, ha anche girato cult come “Assassini Nati – Natural Born Killers”, “Wall Street” e “Le belve”, partecipando anche come attori a molti dei suoi film. Noto per il trattamento di temi delicati (soprattutto politici) e di grande richiamo mediatico, il cineasta e sceneggiatore non ha mai seguito le mode del momento, lasciandosi trasportare sempre dal suo istinto che, talvolta, gli ha riservato anche qualche clamoroso tonfo.

 Il Vietnam, i primi film e l’Oscar per la sceneggiatura di “Fuga di mezzanotte”.

Il regista è nato a New York e ha studiato alla New York Trinity School e alla The Hill School, in Pennsylvania. Dopo il divorzio dei suoi genitori e aver conseguito il diploma, nel 1964, Stone diventa insegnate in una scuola cattolica in Vietnam e lavota come marinaio sulle navi mercantili. A soli 20 anni, decide di arruolarsi nell’Esercito degli Stati Uniti, combattendo in Vietnam (conflitto che lo segnerà moltissimo psicologicamente), fino al 1971, anno in cui tornerà in patria. Successivamente, si laurea alla New York University Film School e l’esordio dietro la macchina da presa risale al 1973, col il cortometraggio “Last Year in Viet Nam”, seguito dal film “Seizure”(1974), che passarono piuttosto inosservati. La prima grande soddisfazione arriva nel 1978, quando, grazie al film “Fuga di mezzanotte”, di Alan Parker, Stone vince l’Oscar per la Migliore sceneggiatura non originale.

I 4 Oscar per “Platoon”.

La critica e il pubblico non apprezzarono neanche l’horror “La mano”(1981), con Michael Caine, ma il regista ottenne grandissime soddisfazione, sempre come sceneggiatore (scrivere era per lui un modo per allontanarsi dalla dipendenza da cocaina), grazie ai cult “Conan il barbaro”(1982), di John Milius e “Scarface”(1983), di Brian De Palma. Il suo primo vero successo da regista fu “Salvador”(1986), con James Wood e John Belushi. Il film, incentrato sulla storia di Richard Boyle (Woods), un reporter di guerra originario di San Francisco, in cerca di uno scoop per risollevare la propria carriera. Decide, allora, di recarsi in Salvador per fare un reportage sulla tremenda guerra civile che sta mietendo migliaia di vittime. La pellicola conquistò la critica, ma non il pubblico, anche se nello stesso anno, Stone uscì col cult “Platoon”, incentrato sulla permanenza in Vietnam di Chris Taylor (Charlie Sheen) come volontario, e ispirato alle reali esperienze vissute dallo stesso regista, e portò a casa 4 Oscar (su 8 nomination) e l’Orso d’Argento a Berlino al Miglior regista.

Il successo di “Wall Street” e “Nato il quattro luglio”.

La scia positiva continua con il bellissima “Wall Street”, con Michael Douglas nei panni del mitico e spregiudicato Gekko, ruolo che gli farà vincere una caterva di premi, tra cui il Golden Globe e l’Oscar come Migliore attore protagonista, ma anche il David di Donatello e il Nastro d’Argento. Dopo il poco convincente “Talk Radio”(1988), Stone torna al successo con “Nato il quattro luglio”(1989), con Tom Cruise nei panni di Ron Kovic, ex marine in Vietnam, diventato poi attivista e scrittore impegnato per la pace. Il film vince 4 Golden Globe e 2 Oscar (Miglior regia e Miglior montaggio). Nel 1991, invece, il regista si concede una “pausa” dai temi impegnati e gira “The Doors”, biopic sulla vita di Jim Morrison, con Val Kilmer, seguito da “JFK – Un caso ancora aperto”(1991), con Kevin Costner e Tommy Lee Jones. Due anni dopo, torna a parlare del Vietnam con il drammatico “Tra cielo e terra” mentre, nel 1994, gira “Assassini nati – Natural Born Killers”, con Woody Harrelson, Juliette Lewis, Tommy Lee Jones e Robert Downey Jr. che gli regala una nomination ai Golden Globe per la Miglior regia.

Dal flop di “Alexander” al nuovo film “Snowden”.

Con “Gli intrighi del potere ”(1995), Stone porta sul grande schermo la storia di corruzione del Presidente americano Nixon – interpretato da un grandissimo Anthony Hopkins – e l’Academy gli conferisce 4 nomination agli Oscar, senza però portarne a casa neanche uno. Il pubblico ha riservato scarsissima accoglienza ai successivi “U Turn – Inversione di marcia”(1997), “Ogni maledetta domenica”(1999) e ad “Alexander”, quest’ultimo considerato uno dei suoi più grandi flop commerciali e bersagliatissimo dalla critica. Nello stesso anno, esce il bellissimo documentario “Looking for Fidel”, incentrato sulla figura di Fidel Castro e, due anni dopo, gira il lungometraggio “World Trade Center”, sui fatti dell’11 settembre 2001. Nel 2008, assolda Josh Brolin e gli affida il ruolo del Presidente George W. Bush in “W.”, presentato come una persona superficiale e megalomane, mentre nel 2010 sbarca al cinema con il sequel “Wall Street – Il denaro non dorme mai”, ma non riesce minimamente ad avvicinarsi ai fasti del primo film. Molto bello ed interessante è il thriller-action “Le belve”, uscito nel 2012 e basato sull’omonimo romanzo di Don Winslow, mentre, a partire dal prossimo 1° dicembre, in Italia vedremo la sua ultima opera, “Snowden”. La pellicola – basata sui libri “The Snowden Files”, di Luke Harding e “Time of the Octopus”, di Anatoly Kucherena, vede Joseph Gordon-Lewitt nei panni di Edward Snowden, l'informatico ed ex-dipendente della CIA, reo di aver rivelato informazioni governative segretissime sui programmi dell’intelligence e varie intercettazioni telefoniche.