Giovanni Veronesi apre il dibattito su Twitter, sostenendo la possibilità di mandare in streaming i film che erano previsti nelle sale e che non vedranno la luce, al momento, a causa del coronavirus: “Non si capisce che cosa ci vuole per mettersi d’accordo. La gente sta a casa adesso, quindi li spenderebbe volentieri 10 euro per vedere un film che non è uscito. Lo vede tutta la famiglia, è pure conveniente ma almeno questi film hanno una vita”.

Veronesi ha firmato con Carlo Verdone e Pasquale Plastino il copione di Si vive una volta sola, programmato in sala il 27 febbraio scorso: "L’ho anche detto a Verdone, è un peccato che il suo film non esca, alle famiglie farebbe piacere vederlo" ha dichiarato a Repubblica "In questo momento sarebbe l’occasione per mettersi tutti insieme e far uscire i film, visto che le sale sono chiuse e gli esercenti non ci rimettono o possono essere coinvolti negli introiti. Non si può aspettare che tutti escano a ottobre come sardine, uno a settimana e via. Non sappiamo come o quando finirà l’emergenza e mi è venuto spontaneo pensare: mettiamo sulle piattaforme i film che dovevano uscire in questa stagione. La gente è a casa e guarda la tv, per una cifra non alta possono vederli in quattro, cinque. Mi pare una soluzione dignitosa e l’occasione per mettere alla prova questo tipo di fruizione. Ma non bisogna aspettare uno o due mesi, poi la gente uscirà di casa per andare al mare. Lo dovevano fare un mese fa, dissi a Carlo, ma lui mi spiegò che la decisione non spettava a lui".

L'opinione contro di Francesco Bruni

E Veronesi non è solo convinto che sia un'ottima soluzione alternativa in questa emergenza che costringe, giustamente, a stare a casa, bensì potrebbe essere contemplata sempre, soprattutto valutando meglio il peso specifico del variegato audience online: "È una cosa che valuterei indipendentemente dal momento: il pubblico delle piattaforme è più vasto e di età variegata, significa che il cinema può essere fruito ovunque. Come e a che prezzi lo decidano gli esperti". Non la pensa così, per esempio, lo sceneggiatore e regista Francesco Bruni, che in questi giorni avrebbe dovuto lanciare al cinema il suo attesissimo film Andrà tutto bene con Kim Rossi Stuart: "Questa cosa si farà se proprio necessaria ma mi auguro che così non sia. Sono contrario a mettere il mio film su piattaforme a pagamento perché la visione in sala moltiplica le emozioni. Sarò vecchio, ma i film li vedo al cinema. Assesterebbe un brutto colpo agli esercenti, anche se ne ricaverebbero una piccola parte, e all’abitudine a vedere il film in sala […] Se qualche collega vuole uscire è libero. Gli americani lo facciano con i loro titoli, ma con i film d’autore la visione in salotto ne soffre".

In America hanno già iniziato con lo streaming

In Italia attualmente sarebbero ottanta titoli sono fermi, motivo per il quale il dibattito sul caricamento e la distribuzione online si sta facendo particolarmente sentire. Hollywood, per esempio, ha visto case di produzione come la NBC Universal muoversi in questo senso, programmando la visione online dei film L’uomo invisibile, l’horror The Hunt e il classico Emma.

Rutelli: Cerchiamo di lavorare tutti insieme

Il presidente dell’Anica Francesco Rutelli si è espresso nel dibattito, cercando di mediare le parti di sostenitori e detrattori:

Siamo i primi ad aver intuito che bisognava agire in questo momento drammatico ma mentre negli Stati Uniti le major decidono ognuna per sé, noi cerchiamo di lavorare tutti insieme. Quanto ai film italiani stiamo lavorando con il ministero dei Beni culturali per ottenere una deroga speciale alla normativa che considera un film tale, con i benefici che ne derivano compreso il tax credit, solo in caso di uscita al cinema.