Il 29 gennaio 1959 si teneva, a Los Angeles, la première de “La bella addormentata nel bosco”, 16° classico Disney basato sull’omonima fiaba del francese Charles Perrault. Il film uscì dopo “Lilli e il Vagabondo”(1955) e racconta la storia della principessa Aurora, prima e unica figlia di Re Stefano e della Regina Leah. Durante il battesimo, la piccola viene promessa al principe Filippo e le tre fate buone Flora, Fauna e Serenella le daranno il dono della bellezza, del canto e, proprio mentre l’ultima sta per rendere noto il terzo, a palazzo irrompe la strega Malefica, adirata per non essere stata invitata. Per vendicarsi, lancia una maledizione su Aurora: prima del tramonto del suo 16esimo compleanno, la principessa si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morirà. Da quel momento, le fate la portano in una casetta nel bosco per proteggerla, fino al compimento del 16° anno, ma Malefica la troverà e solo il Principe Filippo, a quel punto, potrà salvarla col bacio del vero amore.

Le nuove ambientazioni e le scene con attori in carne e ossa

La pellicola, diretta da Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman e Les Clark, rispetto a “Biancaneve e i sette nani”(1937) e “Cenerentola”(1950) presenta uno stile decisamente più complesso ed elaborato. Disney volle fare le cose in grande, investendo un budget esorbitante che arrivò a circa 6 milioni di dollari. Il papà di Topolino assoldò l’artista Eyvind Earl che, in collaborazione con lo scenografo e art director Ken Anderson, creò degli sfondi eccezionali e all’avanguardia, grazie alla tecnica widescreen Super Technirama 70 che permetteva di ottenere ambientazioni enormi, su più livelli, con colori mai visti prima e su una superficie più ampia e profonda. Prima di girare il vero e proprio film d’animazione, Disney utilizzò attori in carne ed ossa per girare le scene più importanti dal vivo, su cui poi i disegnatori potevano lavorare per rendere i movimenti di Aurora, del Principe Filippo, di Malfica e delle tre fatine più vere, fluide e credibili.

La colonna sonora e il flop iniziale

La componente musicale fu fondamentale. La colonna sonora fu affidata a George Burns che ebbe l’arduo compito di adattare il famoso e omonimo balletto di Čajkovskij  e portò a casa una nomination agli Oscar, mentre le canzoni furono scritte da Tom Adair, Winston Hibler e Jack Lawrence. Il risultato è una pellicola perfetta tecnicamente e narrativamente, che rispettava i canoni classici Disney, con la storia d’amore, la cattiva di turno, le fatine e gli animali (che qui non parlano) protettivi e il lieto fine, ma tutto spostato su un livello più “alto”. Purtroppo, il botteghino non lo premiò e, a fronte del budget di 6 milioni di dollari, il film ne incassò più o meno 7.7. Ciò portò a licenziamento di massa e si dovranno aspettare 30 anni – fino al 1989 – per rivedere sul grande schermo un’altra principessa, “La sirenetta”, blockbuster assoluto che riportò in auge il genere fiabesco legato alle avventure delle eroine oggi tanto amate.

Il successo delle riedizioni e del live action “Maleficent”

Con gli anni, e con le successive riedizioni, “La bella addormentata” è diventato uno dei classici più amati e, solo in USA, è arrivato ad incassare 51.6 milioni di dollari.  Il film ha ispirato parchi a tema, videogiochi, spettacoli teatrali e, nel 2014, è uscito anche il live action “Maleficent”, diretto da Robert Stromberg con protagoniste Angelina Jolie e Elle Fanning, sorta di remake/spin-off che parte dalla storia di Malefica e racconta i fatti dal suo punto di vista. Il risultato? 758 milioni di incasso e l’uscita di “Maleficent 2”, prevista per il 2020.