Álvaro Brechner è il regista dell’intenso dramma “Una notte di 12 anni”, basato sul libro “Memorie del Calabozo”, di Mauricio Rosencof ed Eleuterio Fernandez Huidobro. Il regista ci riporta al 1973, quando in Uruguay, con un colpo di stato, Juan Maria Brodaberry acquisì il pieno potere politico dando il via al terrore verso i Tupamaros, i membri della sinistra radicale che continuavano a lottare per la libertà del Paese a costo della loro vita. Una notte, tre prigionieri del gruppo vengono portati via dalle loro celle nell’ambito di un’operazione militare segreta. L’ordine è chiaro, non ammazzarli ma farli impazzire. Questi sono Mauricio Rosencof, scrittore e poeta, Eleuterio Fernández Huidobro, ex Ministro della difesa e José “Pepe” Mujica, ex Presidente dell’Uruguay, che resteranno in isolamento per 12 anni.

Brechner, che ha scritto anche la sceneggiatura, del suo film ha detto:

Che cosa resta di un uomo dopo che è stato spogliato di tutto? Isolato, fuori dal tempo, privato di qualsiasi stimolo, senza punti di riferimento a cui potersi aggrappare, i suoi stessi sensi incominciano a tradirlo. Ma qualcosa è radicato dentro di lui, qualcosa che nessuno può portargli via: la sua immaginazione. 12 anni è, in primo luogo, una discesa negli abissi. Basato su una storia vera, mostra come, nel corso di 12 anni, tre uomini siano stati gradualmente privati di ogni attributo umano, sottoposti a un processo di abbruttimento fisico e di spersonalizzazione, volto a privarli della ragione e, in ultimo, a distruggerne ogni capacità di resistenza fisica e morale, costringendoli a reinventarsi dalle ceneri della propria umanità per affrontare e superare prove di inconcepibile crudeltà.

Josean Gomez è il direttore della fotografia mentre il montaggio è di Irene Blecua. Federico Jusid ha composto le musiche originali, invece Laura Musso e Alejandra Rosasco si sono occupate, rispettivamente, delle scenografie e dei costumi. Dopo il passaggio al Festival di Venezia, “Una notte di 12 anni” sarà nelle nostre sale a partire dal 10 gennaio.

La trama

Nel settembre del 1973, l’Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare e il movimento di guerriglia dei Tupamaros è stato smantellato un anno prima. Una notte d’autunno, però, nove prigionieri Tupamaro vengono portati via dalle loro celle nell’ambito di un’operazione militare segreta che durerà 12 anni. Da quel momento, saranno vittime di una nuova forma di tortura mirata ad abbattere le loro capacità di resistenza psicologica. L’ordine dell’esercito è chiaro: “Visto che non possiamo ammazzarli, li condurremo alla pazzia.” Per oltre un decennio, i prigionieri resteranno in isolamento, in minuscole celle dove trascorreranno la maggior parte del tempo incappucciati, legati, in silenzio, privati di necessità fondamentali, denutriti, e i loro sensi saranno ridotti ai minimi termini.

Il cast

Il bravissimo Antonio De La Torre è nei panni di José “Pepe” Mujica. L’attore, laureato in giornalismo, ha iniziato la sua carriera nel cinema nel 1995, girando “Il giorno della bestia”, diretto da Alex de la Iglesia, ma poi lo abbiamo visto in “Volver”(2006) e “Gli amanti passeggeri”(2013), di Pedro Almodovar e “Abracadabra”(2017), di Paolo Berger. Il resto del cast è composto da: Chino Darìn (Mauricio Rosencof), Alfonso Tort (Eleuterio Fernandez Huidobro), Soledad Villamil (Psichiatra), César Troncoso (Comandante), Nidia Telles (Rosa) e Mirella Pascual (Lucy).

Le curiosità sul film che dovete sapere

1. Álvaro Brechner ha dichiarato di aver effettuato un lungo lavoro di ricerca e preparazione prima di girare il film, durato addirittura quattro anni.

2. I tre attori protagonisti si sono trasformati fisicamente – ognuno di loro ha perso 15 chili – e sottoposti ad un duro lavoro di condizionamento psicologico affinché le loro parti risultassero più reali possibili.

3. Il film è stato girato in Spagna, nelle città di Navarra, Madrid e Segovia e in Uruguay, a Montevideo.