Credits: La Biennale di Venezia – Foto ASAC, photo by Giorgio Zucchiatti
in foto: Credits: La Biennale di Venezia – Foto ASAC, photo by Giorgio Zucchiatti

Greta Thunberg è una dei protagonisti della Mostra del cinema di Venezia 2020: parla per lei il documentario "Greta" presentato Fuori concorso il 4 settembre, dedicato al lavoro della 17enne attivista per i diritti dell'ambiente, con la regia di Nathan Grossman. Lei stessa è intervenuta in prima persona al festival, pur se non come ospite "fisica". Nel corso della conferenza stampa di presentazione è intervenuta in collegamento via Zoom dalla sua scuola, durante la pausa dell'intervallo.

Teorie della cospirazione dicono che io parli a nome di un'altra persona, ma in "Greta" si vede che non è vero. Io rappresento le mie idee, rappresento me stessa. Credo che il film possa essere la risposta a chi dice che io sia manipolata.

Greta, la trama del film

"Nathan mi seguiva dappertutto in modo silenzioso, senza disturbarmi mai. Se con questo film posso fare da ponte per far capire la crisi climatica ne sono davvero felice, l'importante è non focalizzarsi su di me ma sulla questione climatica", ha continuato la Thunberg alla Mostra di Venezia 2020. Il film ha seguito il percorso della giovanissima attivista svedese dall’agosto del 2018, sin dal primissimo giorno in cui, allora quindicenne, ha iniziato uno sciopero per il clima, ponendo agli adulti la domanda "Se a voi non interessa il mio futuro sulla Terra, perché a me dovrebbe interessare il mio futuro a scuola?".

La teoria del complotto su Greta Thunberg

Di Greta Thunberg si è detto e scritto di tutto, spesso ponendo l'accento su fattori indipendenti dal suo operato di attivista (come la sua sindrome di Asperger). La teoria del complotto cui ha fatto riferimento nella conferenza la vorrebbe manipolata dalla madre Malena Ernman, cantante lirica che ha pubblicato un libro poco dopo l'inizio dello sciopero per il clima, dalla politica ambientalista svedese e in particolare da Ingmar Rentzhog, esperto di marketing e fondatore della start up We Don't Have Time. Il documentario di Grossman chiarirebbe una volta per tutte la natura dell'operato dell'adolescente. Queste le parole del regista su Greta dalla nota stampa del film:

La prima volta che incontrai Greta nella ventosa Riksgatan, in Svezia, parlò con me e altre persone presenti con voce ebile e balbettante. Rimasi tanto sorpreso di sapere che fosse un’attivista, quanto colpito dalle sue potenti parole: nei suoi discorsi sottolineava come per decenni non si fosse fatto granché per rimediare al problema di una società che consuma le risorse di vari pianeti, pur avendone a disposizione uno solo. Greta parlava di ambiente e cambiamenti climatici in modo così logico da farmi immediatamente sentire in sintonia con quel modo di pensare. Mi sono messo al lavoro nel tentativo di rappresentare il mondo dal suo punto di vista attraverso la telecamera, creando una storia sul suo universo. Pensavo che quella di Greta fosse una cosa piccola, magari una bella storia per le elezioni svedesi. Quanto mi sbagliavo.