Il mitico Eddie Murphy, il 3 aprile, compie 55 anni e, ad oggi, è uno degli attori di colore più istrionici ed amati di sempre. Protagonista di decine di pellicole di successo, tra cui “Il principe cerca moglie”, la serie “Beverly Hills Cop”, “Il professore matto”, “Il dottor Dolittle”, la sua carriera è stata però sempre caratterizzata da alti e bassi. Proprio grazie al suo trasformismo, l’attore ha saputo sempre reinventarsi anche come doppiatore di film d’animazione e cantante.

L’esordio al Saturday Night Live

Murphy nasce a New York, da mamma Lillian, centralinista e papà Charles Edward, poliziotto. Quest’ultimo, dopo aver abbandonato la famiglia, muore pochi anni dopo. Fin da piccolissimo, Murphy si diverte a fare le imitazioni, con gli amici e in famiglia e, dopo aver frequentato il Roosevelet High School, a soli 15 anni inizia a girare i locali di New York facendo cabaret. Quattro anni dopo, Murphy riesce ad entrare nel cast della trasmissione storica della NBC, “Saturday Night Live”, nella quale resterà fino alla metà del 1984, riscuotendo un successo clamoroso.

“Una poltrona per due” e la saga di “Beverly Hills Cop”

L’esordio al cinema avviene nel 1982, con la commedia poliziesca “48 ore”, di Walter Hill, dove l’attore recita accanto a Nick Nolte. L’anno dopo è la volta del grande cult “Una poltrona per due”, diretto da John Landis e dove Murphy interpreta il ruolo di Billy Ray Valentine, portando a casa la candidatura ai Golden Globe come Miglior attore in un film commedia o musicale. La carriera al cinema continua con “Beverly Hills Cop – Un piedipiatti a Beverly Hills”(1984), di Martin Brest, commedia che riscuote un successo straordinario grazie alla sua verve comica e la sua risata unica e contagiosa. Nel 1987, arriva il secondo capitolo, “Beverly Hills Cop II – Un piedipiatti a Beverly Hills 2”, diretto da Tony Scott e, nel 1988, gira il suo film cult per eccellenza, “Il principe cerca moglie”, diretto sempre da John Landis. La pellicola – in cui Murphy da sfogo al suo unico trasformismo, impersonando ben 4 personaggi – lo consacra a livello mondiale come uno dei più grandi attori comici di sempre e, da quel momento, i riflettori sono interamente puntati su di lui.

I flop e il successo de “Il professore matto” e “Il dottor Dolittle”

Purtroppo, l’esordio alla regia con “Harlem Nights”(1989), commedia poliziesca sulla scia dei suoi successi degli anni precedenti. La critica e il pubblico non gradiscono e il film successivi – “Ancora 48 ore”(1990), “Il distinto gentiluomo”(1992) e “Il principe delle donne”(1992), “Beverly Hills Cop III”(1994) e “Vampiro a Brooklyn”(1995) – non ottengono il seguito sperato. Ma Eddie Murphy risorge come una fenice mettendo a segno due grandissimi colpi: “Il professore matto”(1996) di Tom Shadyav e “Il dottor Dolittle”(1998), Betty Thomas. Le commedie portano nelle sale milioni di spettatori e la stella dell’attore torna a brillare più forte di prima, grazie al suo talento (nel primo film interpreta ben 7 ruoli) e alla sua simpatia.

La nomination agli Oscar per “Dreamgirls” e i progetti futuri

All’inizio degli anni Duemila, il successo continua con “La famiglia del professore matto”(2000) e “Il dottor Dolittle 2”(2001), seguite dai più tiepidi “Showtime”(2002) di Tom Dey, “Le spie”(2002) diretto da Betty Thomas, “L’asilo dei papà”(2003) di Steve Carr e “La casa dei fantasmi”(2003) per la regia di Rob Minkoff. L’attore presta anche la voce al personaggio di Ciuchino nel film d’animazione “Shrek”(2001) e in tutti i successivi capitoli dell’amata saga. Grazie al difficile ruolo del cantante soul James “Thunder” Early nel pluripremiato dramma musicale “Dreamgirls”(2006) di Bill Condon, Murphy vince il Golden Globe e ottiene una nomination agli Oscar come Miglior attore non protagonista. Purtroppo, i film successivi – “Norbit”(2007), “Pacere Dave”(2008), “Tower Heist – Colpo ad alto livello”(2011) e “Una bugia di troppo” – non sono andati benissimo. I prossimi progetti? Le commedia “Triplets”, di Ivan Reitman, con Arnold Schwarzenegger e Danny DeVito; “Beverly Hills Cop 4” diretto da Brett Ratner e il drammatico “Mr. Church” diretto da Bruce Beresford.