Una delle più grandi star del cinema francese e internazionale, il 30 luglio, compie 70 anni. Il fenomenale Jean Reno nel suo lunghissimo curriculum ha collezionato ben 67 pellicole tra cui spiccano i capolavori di Luc BessonLe Grand Bleu”, “Nikita” e “Léon” ma anche altre grandissime produzioni come “Godzilla”, “Mission: Impossible” e “Il Codice Da Vinci”. Carismatico, camaleontico, dotato di una carica comunicativa unica nel suo genere, Reno ha lavorato anche col nostro Roberto Benigni nel film “La tigre e la neve”(2005), in cui interpretava il ruolo del poeta iracheno Fuad e nel 2008 ha tenuto i suoi fan col fiato sospeso dopo essere stato colpito da infarto mentre si trovava in vacanza sull’isola di Martinica. Nel 2017, lo abbiamo visto con Toni Servillo nel film “La ragazza nella nebbia” ma l’attore ha già in cantiere altri quattro film: “Waiting for Anya”, “4 Latas”, “Doorman” e “The Man Who Saved Paris”. Per festeggiare alla grande questo mostro sacro del cinema, ecco allora 7 film essenziali della sua filmografia che non potete non aver visto.

“Le Grand Bleu”(1988), di Luc Besson

Il film di Luc Besson ha aperto il Festival di Cannes del 1988 e racconta la storia dei due apneisti Jacques Mayol (Jean-Marc Barr) ed Enzo Molinari (Jean Reno), grandi amici che sin da piccoli hanno effettuato immersioni nel Mediterraneo. La morte improvvisa del padre di Jacques, anch’egli un esperto apneista, fa stoppare la loro amicizia. Passano molti anni e mentre Jacques è in Perù, accetta la sfida di apnea lanciatagli da Enzo a Taormina, in Sicilia, così le strade di questi campioni torneranno a incrociarsi, tra amori, vittorie, record e anche grandi dolori. Il film ottenne un grandissimo successo di pubblico nonostante la causa per diffamazione intentata dal nostro Enzo Maiorca che si era riconosciuto nel personaggio pieno di vizi interpretato da Jean Reno che ne bloccò addirittura la distribuzione in Italia. La pellicola però è girata con grande maestria da Besson e il mix di comico e biografico ne fa davvero un piccolo gioiellino. L’effetto visivo è grandioso grazie alla stupenda fotografia di Caro Varini e al montaggio frenetico di Olivier Mauffroy che da la giusta fluidità all’intreccio delle storie, il tutto incorniciato dalle musiche di Eric Serra e Bill Conti.

“Nikita”(1990), di Luc Besson

Il film più iconico di Besson è incentrato sulla storia di Nikita (Anne Parillaud), una tossicodipendente che, dopo aver partecipato ad una rapina per procurarsi la droga, viene condannata all'ergastolo. Una volta in carcere, però, i servizi segreti francesi fingono la sua morte e la ingaggiano come loro killer dopo un durissimo addestramento. La ragazza, intanto, conosce Marco, un ragazzo che lavora in un supermercato, e vorrebbe smettere ma i servizi non glielo permettono. Durante la sua ultima missione in cui deve contrastare lo spionaggio industriale innescato da una potente ambasciata, le viene affiancato l’agente segreto Victor (Jean Reno), spietato e crudele tanto da meritarsi il soprannome de “L’Eliminatore”, che la trascinerà nella sua assurda spirale di violenza da cui, ormai, sembra impossibile uscire. Besson mette su una macchina quasi perfetta tra dramma e azione, condita da quel tocco di romanticismo che non guasta. La Parillaud diventò una vera e propria star e Reno restò impresso nella mente del pubblico grazie al suo cinico Eliminatore, anche se il ruolo è molto breve rispetto a quello della collega. Due punte di diamante in un congegno che funziona decisamente meglio nella prima parte ma che è, tutt’oggi, uno dei migliori film action di sempre.

“Léon”(1994), di Luc Besson

Jena Reno è Léon è un killer italoamericano che vive da solo a New York. L’unica compagnia è una pianta da vaso. Quando tutta la famiglia che vive accanto al suo appartamento viene sterminata da un gruppo guidato da un poliziotto corrotto, Léon si prenderà cura dell’unica sopravvissuta, la piccola Mathilda (Natalie Portman). L’uomo le insegnerà ad usare le armi mentre la ragazzina si occuperà della casa e gli insegnerà a leggere. Un giorno Mathilda deciderà si farsi giustizia da sola per vendicare i suoi familiari ma Léon si precipiterà dai sicari per salvarle la vita. Un Besson in stato di grazia ci regala la perla più preziosa della sua filmografia. “Léon” è un cult assoluto con una storia fortissima in cui l’alchimia tra i due protagonisti è veramente sensazionale. Adrenalina e commozione sono le due anime del film con un finale disarmante che è già nella storia del cinema.

“Ronin”(1998), di John Frankenheimer

Frankenheimer racconta la storia di cinque mercenari che si ritroveranno a Parigi dove, ingaggiati da due terroristi della New Ira, dovranno rubare una valigia protetta da sofisticati sistemi di sicurezza e contesa dalla mafia russa e dagli irlandesi. Il gruppo, guidato da Sam (Robert De Niro) mentre cercherà di procurarsi delle armi sulla Senna sarà vittima di un tranello e, dopo una violenta sparatoria, Sam salverà la vita a Vincent (Jean Reno), conquistandone la fiducia. Tra tradimenti, rocamboleschi inseguimenti in Costa Azzurra e sparatorie all’ultimo sangue, i due amici dovranno portare a termine la missione a costo della propria vita. Tutti i pezzi del puzzle di Frankenheimer sono incastrati per dare al pubblico qualcosa di sensazionale e che tieni attaccati alla poltrona dall’inizio alla fine. L’azione supera lo spy-thriller e ci troviamo catapultati nelle auto di Sam e Vincent lanciate a tutta velocità (e senza tecniche digitale) con trame e sottotrame che ci trascinano quasi per i capelli verso il finale. Che dire del cast? Oltre a De Niro e Reno ci sono Stellan Skarsgard, Sean Benn, Skipp Sudduth, Michael Lonsdale e Natascha McElhone mentre le martellanti musiche sono di Elia Cmiral e la fotografia di Robert Fraisse. Da antologia.

“I fiumi di porpora”(2000), di Matthieu Kassovitz

Kassovitz, nel 2002, portava sul grande schermo il romanzo di Jean-Christophe Grangé narrando la storia del poliziotto Pierre Niemans (Jean Reno) che viene inviato sulle Alpi Francesi per indagare su un omicidio di un uomo condotto in maniera brutale. Intanto, in una cittadina vicina, dei teppisti hanno profanato la tomba di una bimba morta nel 1982 e sul caso indaga il poliziotto Max Kerkerian (Vincent Cassel). Le strade dei due uomini s’incroceranno così come le due storie e la verità sembra quasi impossibile da scoprire. “I fiumi di porpora” è un thriller esoterico pieno di fascino e magnetismo che cattura la nostra attenzione fin dal primo minuto, grazie anche ad una sceneggiatura scritta in maniera impeccabile, scritta dal regista con lo stesso autore del romano, Grangé. Non a caso, il film è stato candidato a cinque premi César (regia, miglior film, musica, montaggio e suono) e a tre European Film Awards al Miglior regista e ai due attori protagonisti Reno e Cassel. Da recuperare.

“Wasabi”(2001), di Gérard Krawczyk

In questo action-comedy del 2001, Jean Reno è Hubert Fiorentini, un commissario di polizia brusco ma dal cuore tenero che sarà temporaneamente sospeso per aver picchiato il figlio del prefetto cambiato i connotati al figlio del prefetto. Quando l’uomo viene a sapere che Miko, l’unica donna che abbia mai amato ma che è scomparsa da circa 20 anni, è morta in circostanze non chiare lasciandogli tutta la sua eredità, parte per il Giappone per la lettura del testamento. Lì scoprirà di avere avuto una figlia con Miko, Yumi e che la sua amata aveva un conto in banca da nababbo. All’improvviso, Hubert e Yumi sono braccati da alcuni uomini che però il commissario riesce ad uccidere. Ma chi era realmente Miko? “Wasabi” rientra nella schiera di film che fa sempre piacere (ri)vedere perché rappresenta la perfetta combinazione di azione e commedia, pieno di ritmo, senza sbavature o punti morti  che suscita la nostra curiosità soprattutto man mano che ci si avvicina verso il finale. Jean Reno è il pilastro portante dell’intero progetto e, anche in questo caso, il suo talento e la sua versatilità bucano letteralmente lo schermo.

“L’Immortale”(2010), di Richard Berry

Richard Berry, nel 2010, decise di portare al cinema una storia basata sul romanzo di Franz-Olivier Giesbert che era incentrato sulla vita di Jacky Imbert, il padrino della mafia di Marsiglia, sopravvissuto per miracolo ad un attentato in un parcheggio della città, avvenuto nel 1977. Per raccontarla, assolda Jean Reno nei panni di Charles “Charly” Matteï, un ex criminale ora redento, che ha deciso di dedicare il resto della sua vita alla sua famiglia. Purtroppo, però, un giorno subisce un agguato in un parcheggio da un uomo che gli sparà ben 22 colpi di pistola. Tuttavia, Mattei non muore. Dietro a quell’attentato c’è  Zacchia (Kad Merad) un suo ex “collega” criminale, che farà uccidere anche un suo amico. Da quel momento, Mattei da il via alla sua micidiale e violenta vendetta personale, dando la caccia a Zacchia e ai suoi sicari. “L’Immortale” è un film crudo, in cui la tensione la fa da padrone e la vendetta del protagonista Reno occupa la maggior parte del tempo. A produrre c’è Luc Besson e il meccanismo conta la presenza di Thomas Hardmeier al montaggio, Klaus Badelt alle musiche e Olivier Alfonso, Kevin Carter e Frédéric Lainé agli effetti speciali. Un team che garantisce suspense e scene mozzafiato unite all’impalcatura dello script curato dallo stesso Berry con Mathier Delaporte, Alexandere La Patellière ed Eric Sous.