Il 31 agosto compie 70 anni ma il suo fascino è immune al trascorrere del tempo. L’immenso Richard Gere, uno dei nomi che hanno fatto già la storia di Hollywood, ha girato più di 50 film ed è impossibile non ricordare immediatamente titoli come “American Gigolò”, “Pretty Woman”, “Ufficiale e Gentiluomo” e tantissimi altri che lo hanno reso un sex symbol ma con un talento da far invidia e una capacità di immedesimazione che non finirà mai di impressionarci. Attivista convinto, negli anni ha collaborato con tante associazioni benefiche a favore della ricerca sull’HIV, sulla lotta alla povertà in Tibet e, pochi giorni fa, è stato anche sulla Open Arms a difesa dei migranti. Per celebrare alla grande il suo importante compleanno, ecco 7 suoi film che non potete non avere nella vostra collezione.

“American Gigolò”(1980), di Paul Schrader

Nel film di Schrader, Richard Gere è nei panni di Julian Kay un gigolò amatissimo dalle donne che un giorno Michelle Stratton (Lauren Hutton), moglie del senatore Charles (Brian Davies) e se ne innamora. Leon (Bill Duke), “Capo” di Julian, intanto lo introduce nella routine sessuale depravata dei coniugi Rheyman e quando la signora Rheyman viene trovata uccisa, il gigolò Julian sarà tra gli indiziati. Anche Leon sarà trovato morto e a quel punto, per Julian la situazione precipita. L’unica che potrà aiutarlo sarà proprio la bella Michelle. Schrader costruisce il personaggio di Julian su misura per il bellissimo Richard Gere, lanciandolo in un turbine di prostituzione d’elite, pieno di risvolti metaforici, dove il potere e i soldi si uniscono per giocare con la vita delle persone come pedine. Per fortuna, il regista inserisce anche la parte sentimentale “bianca” e più soft che fa da contraltare agli inganni e alle bugie. Un gioiellino che va recuperato non solo per ammirare la bellezza abbagliante di Gere.

“Ufficiale e gentiluomo”(1982), di Taylor Hackford

Zack Mayo (Gere), dopo il diploma, decide di diventare pilota di aerei e, superato lo scetticismo di suo padre, un sergente alcolizzato dalla vita dissoluta, parte per il corso di addestramento. Alla base, dovrà fare subito i conti con l’integerrimo sergente Foley (Louis Gossett Jr) ma farà amicizia con Sid (David Keith). I due amici conosceranno e s’innamoreranno di Paula (Debra Winger) e Lynette (Lisa Blount). Purtroppo il destino non sarà tutto rose e fiori. Per Sid e Lynette avrà in serbo tragedie irrimediabili mentre per Zack e Lynette dovranno superare mille difficoltà prima di sperare in un futuro assieme. Dramma e sentimento, ribellione e ideali universali, si mescolano alla perfezione in questo cult assoluto di Hackford che affidò la sceneggiatura a Douglas Day Stewart, abilissimo a costruire una storia che facesse da magnete sia per il pubblico femminile sia per quello maschile. Il cast è amalgamato alla perfezione e, oltre ai protagonisti principali, è d’obbligo sottolineare la performance epocale di Louis Gossett Jr. Che dire del finale e della colonna sonora? Semplicemente da storia del cinema.

“Pretty Woman”(1990), di Garry Marshall

Pretty Woman” è il cult assoluto che ha lanciato la Roberts nell’Olimpo di Hollywood e ha fatto brillare ancora di più la stella di Richard Gere, diventando due delle icone più acclamate. La storia d’amore tra il miliardario rubacuori di Edward Lewis (Gere) e della prostituta Vivian Ward (Julia Roberts) non smetterà mai di farci sognare. Pensate che il film è costato circa 14 milioni di dollari ed è arrivato ad incassarne globalmente 463.406.268. Anche la critica ne fu entusiasta e la Roberts portò a casa il Golden Globe come Migliore attrice in un film commedia o musicale e la candidatura agli Oscar come Migliore attrice protagonista. Ma non c’è statuetta che tenga di fronte allo stratosferico clamore che la pellicola ha avuto e che avrà anche tra 100 anni.

“Schegge di paura”(1996), di Gregory Hoblit

Hoblit volle Gere per il ruolo dell’affascinante e spavaldo avvocato penalista Martin Vail, che decise d difendere il chierichetto balbuziente Aaron Stampler (Edward Norton), accusa di aver ucciso l'arcivescovo di Chicago Richard Rushman (Stanley Anderson). Martin è l'unico a credere nella sua innocenza persona a credere nell'innocenza del ragazzo e, durante il processo, verranno fuori prove sconcertanti che faranno rabbrividire anche il pubblico ministero Janet Venable (Laura Linney), vecchio amore di Martin. L’avvocato farà di tutto per salvare Aaron dalla pena capitale, ma l’apparenza, a volte, inganna. Hoblit costruisce l’impalcatura del classico thriller giudiziario che si gioca interamente sulle stupefacenti interpretazioni di Richard Gere e Edward Norton, veramente impressionanti nei rispettivi ruoli. Infatti, Norton portò a casa il Golden Globe e una nomination agli Oscar, ma l’Academy snobbò colpevolmente Gere. Grave errore. La storia parte lenta per poi aprirsi man mano fino al finale sensazionale. Da rivedere milioni di volte.

“Chicago”(2002), di Rob Marshall

Il grande Rob Marshall ci riporta nella Chicago degli anni ’20. Qui, Velma Kelly (Catherine Zeta-Jones), star dei nightclub, viene arrestata per l’omicidio del marito e di sua sorella, dopo averli scoperti a letto insieme. Roxie Hart (Renée Zellweger), invece, è una giovane donna che aspira a duventare come Velma attraverso le raccomandazioni di un suo amante, ma quando scopre che questi non può fare nulla, lo uccide e si ritrova in cella con la stessa Kelly. Dopo essere fatta amica la secondina Mama Morton (Queen Latifah), per la difesa delle due donne viene assunto lo stesso avvocato, il bravissimo Billy Flynn (Richard Gere). Per Roxie la situazione giudiziaria sembra avviata verso il successo ma solo l’unione con la sua amata/odiata Velma le farà assaporare il vero successo. Marshall mise su uno spettacolo per gli occhi e le orecchie fenomenale, dando a Gere un ruolo atipico ma che gli valse un Golden Globe come Miglior attore in un film commedia o musicale. Certo, le sue due splendide colleghe e la colonna sonora di Danny Elfman in alcuni punti lo superano in corsa – e infatti la pellicola ha vinto 6 Oscar – ma è impossibile non apprezzare le sue doti inedite e il suo trascinante carisma nei panni di Flynn.

“Hachiko – Il tuo migliore amico”(2009), di Lasse Hallstrom

Lo svedese Lasse Hallström, nel 2009, portava al cinema “Hachiko – il tuo migliore amico”, remake della pellicola giapponese “Hachikō Monogatari”(1987), basata sulla storia vera del cane omonimo, simbolo della fedeltà assoluta che ha emozionato tutto il mondo. Nel film, Richard Gere è Patrick Wilson, un professore universitario di musica che, ogni giorno, fa il pendolare per andare a lavoro. Una sera, trova un cucciolo di akita in stazione e decide di portarlo a casa, ribattezzandolo Hachi. Da quel momento, il cane lo accompagna alla stazione tutte le mattine e torna alle 5 di pomeriggio a riprenderlo. Purtroppo, Patrick muore improvvisamente, ma Hachi andrà sempre ad attenderlo alla stazione, per 10 anni, attirando addirittura l’attenzione dei giornali. Beh, alzi la mano chi non l’ha visto decine di volte e ha pianto puntualmente alla fine?

“La frode”(2012), di Nicholas Jarecki

Il protagonista della stupenda pellicola d’esordio di Jarecki è Robert Miller (Gere), capo di un immenso impero finanziario. L’uomo è alla vigilia del suo 60esimo compleanno. Dietro la facciata della famiglia perfetta e del successo personale, c’è qualcosa che lo tormenta: Miller sta in realtà cercando disperatamente di vendere il suo impero a una grande banca prima che le frodi da lui perpetrate – pari a 400 milioni di dollari – per anni vengano scoperte. Abile nel nascondere la sua reale situazione finanziaria alla moglie Ellen (Susan Sarandon) e alla brillante figlia ed erede Brooke (Brit Marling), Miller riesce anche a nascondere il tutto a sua moglie Ellen a sua figlia Brooke, persino una relazione extraconiugale con la giovane Julie (Laetitia Casta). Proprio mentre è a un passo dal concludere la trattativa, un errore imprevisto cattura l’attenzione del detective Michael Bryer della NYPD. Miller dovrà fare di tutto per salvare tutta la sua vita. Per essere il suo debutto alla regia, Jarecki si è fatto in quattro per avere un cast formidabile – Gere, Sarandon e Tim Roth sono al top della loro forma – che si dibatte tra frodi pubbliche e inganni privati, in un crescendo di tensione che ci porterà per mano verso il finale in cui Miller sarà al classico bivio infernale. Voto: 10.