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“Il Candidato” esordisce a Ballarò ma poteva essere un successo della rete

Ha esordito ieri sera dentro Ballarò la serie nata da talenti della rete come Ludovico Bessegato e la Buoncostume, che ha esordito con un pilota online ma è andata poi in televisione ad insegnargli qualcosa.
A cura di Gabriele Niola
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Il candidato non è la prima produzione concepita e incubata online per poi sbocciare in televisione, nè è la prima ad essere collocata all’interno di un programma invece che vivere autonomamente (ma le cose stanno cambiando e nei palinsesti dei prossimi mesi sono previste una serie di talenti della rete con programmi a sè), tuttavia la nuova serie per la rete “che non è più per la rete” con Filippo Timi nei panni di un improbabile candidato scemo improvvisamente vincitore delle primarie, impartisce una gran lezione alla televisione. È la lezione del flusso di notizie, dei contenuti fruiti uno accanto all’altro e di quella mescolanza di serio e faceto, di materie, oggetti e temi che la struttura a link di internet ci ha lentamente insegnato e in seguito anche la timeline di Facebook e il flusso di Twitter hanno confermato: passare da un contenuto all’altro, da uno stile e da un linguaggio all’altro senza problemi, dividere la propria attenzione e ricevere stimoli differenti.

Il candidato è prodotto e diretto da Ludovico Bessegato per Cross Productions (già autore di Le cose brutte), scritto da La Buoncostume (il team dietro Kubrick – Una storia porno) ed è mandato in onda all’interno di Ballarò. La trasmissione è un talk show di quelli hard core perchè politico, fatto di molte parole e pochi contenuti, una trasmissione in cui il “come” è più importante del “cosa”, una in cui ogni ospite sa che dovrà mettere in mostra il proprio atteggiamento e non i propri contenuti. Il candidato è il contrario, è una serie di finzione, è tutta contenuto, gag, idee e sostanza. Ballarò indugia sul drammatico, sull’effetto livore, mentre Il candidato è comico. Ballarò è illuminato da luci asettiche in uno studio nero, Il candidato è virato sui toni del bianco e molto soffuso. Insomma poche cose li tengono insieme se non il tema della politica ma mentre Ballarò tenta di costruire qualcosa (costruire un discorso, costruire una rivalità o una lettura dell’attualità), Il candidato come tutte le commedie distrugge i miti che racconta.

Non è certo una novità che ci sia un segmento comico a rompere la monotonia e il grigiore del talk politico, lo stesso Ballarò si è associato da tempo a Maurizio Crozza per la sua copertina e programmi più generalisti e pigri come Porta a Porta sono anni che affiancano personaggi pop a personalità istituzionali. La differenza di Il candidato è che non si tratta di una persona che parla (com’era Crozza) ma di un inserto di finzione, con un’illuminazione, una musica e una fotografia completamente diversi dalle immagini in studio, è discontinuo, è diverso e compare per soli 6 minuti. Insomma è la logica del collegamento di internet applicata alla televisione, quella della divagazione, di quello che online diventa multitasking (fare una cosa e lasciarsi prendere temporaneamente da un’altra) mentre in televisione è una novità. Il massimo che fino ad ora si era visto in materia era lo zapping ma si tratta di qualcosa fatto dallo spettatore e non previsto dal palinsesto. Invece ora potendosi appoggiare ai piccoli contenuti di internet (sempre contenuti in meno di 10 minuti) anche la televisione capisce la forza del contenuto a bocconcini, della piccola divagazione. Il principio del video interessante linkato da qualcuno che ti capita di vedere in mezzo ad un giornata in cui stai facendo altro, quello su cui si sono da sempre basate le webserie perchè è in quel mondo e in quel bacino di scarsa attenzione che gareggiano.

Ad oggi le webserie stanno disperatamente cercando un lido migliore di internet, migliore nel senso economico. Stanno cercando un luogo cioè in cui tutto il loro lavoro si traduca in un compenso decente, l’unica componente che ancora manca alla rete. L’ironia quindi è che Il candidato è una webserie di profilo altissimo, forse assieme a Una mamma imperfetta quella che coinvolge nomi di maggior statura (basta vedere solo gli attori) ma non potrà mai essere definita veramente “webserie”, perchè non va online, il web non lo vede se non il giorno dopo e comunque dal sito RAI. È il destino delle produzioni online: restare inevitabilmente piccole e quando crescono andare a finire altrove, perdendo la loro definizione. Ma chi conosce le webserie sa che Il candidato non somiglia alle produzioni per la tv (attenzione, questo è vero nonostante molti dei suoi autori abbiano lavorato anche a Camera Cafè), è figlio di quel tipo di sperimentazione, di idee e di esperienza maturata online. Noi lo sappiamo.

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