5 Marzo 2010
13:35

Juliette Binoche, splendido fiore di Francia

Sempre a metà tra Francia e America, Juliette Binoche è un’attrice straordinaria, capace come pochissime altre di abbinare bellezza, classe e talento.
A cura di Alessio Gradogna

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Se si parla di cinema francese, con riferimento agli ultimi lustri, uno dei primi noti che sovvengono alla mente è quello della splendida Juliette Binoche. Un'attrice perfetto esempio di bellezza e bravura fuse insieme, capace di destreggiarsi con sopraffina abilità in una carriera variegata, attraverso ruoli sempre nuovi e diversificati, reinventando se stessa in ogni singola pellicola, senza mai smarrire il suo carisma e la sua straordinaria classe.

Nata a Parigi nel 1964, studia arte drammatica, compie le prime esperienze teatrali, e lavora come commessa. Il suo primo ruolo importante nel cinema glielo regala il maestro Jean Luc Godard in Je Vous Salue Marie (1984). Da lì in poi, è un'escalation senza limiti, costante e praticamente perfetta. Nei primi anni resta in patria per recitare in lavori di produzione francese, poi accetta la chiamata degli States ed esordisce (alla grande) in America con L'insostenibile leggerezza dell'essere di Philip Kaufman (1988). Senza mai rinnegare le sue origini, si divide tra Europa e Hollywood, ed è splendida protagonista de Il danno di Louis Malle e del meraviglioso Film Blu di Kieslowski. Con Il paziente inglese di Minghella (peraltro film deludente e sopravvalutato) vince l'Oscar come attrice non protagonista.

All'alba del terzo millennio torna in Francia per Storie di Michael Haneke, poi di nuovo oltreoceano per la dolcissima (in tutti i sensi) interpretazione in Chocolat di Hallstrom, e poi ancora, è radicale e sofferente nello strepitoso Mary di Abel Ferrara, rigorosa in Niente da nascondere ancora con Haneke, e recentemente, fragile e sperduta in Parigi di Cedric Klapisch, ideale chiusura del cerchio, proprio nella città in cui è nata.

Juliette Binoche, una splendida donna e una grande, grandissima attrice. Nonostante le sue numerose trasferte americane, resta, insieme a Emmanuelle Beart, Isabelle Huppert, Sandrine Bonnaire, e molte altre, una delle ammalianti Muse del cinema francese; un cinema che, a giudizio di chi scrive, è il migliore al mondo.

Alessio Gradogna

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