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Kathryn Bigelow, talento ed emozioni

Il trionfo di “The Hurt Locker” è la consacrazione di una regista brillante, intelligente e talentuosa. Ripercorriamo la sua carriera.
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A cura di Alessio Gradogna
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Kathryn Bigelow, premio Oscar, talento ed emozioni

Nella notte degli Oscar 2010 ha vinto il cinema vero. L'ottimo The Hurt Locker, a sorpresa, ha sconfitto il Re dei Blockbuster, Avatar, dimostrando, per fortuna, che il cinema fatto di carne e ossa, sangue ed emozioni, può ancora avere la meglio sull'imperante tecnologia, e che qualche volta il “piccolo” più ancora battere il “grande”. Chi scrive ne è contento e soddisfatto. The Hurt Locker, 6 statuette portate a casa, è anche il trionfo personale di Kathryn Bigelow, una regista talentuosa e portavoce di un'idea di cinema affascinante e complessa, nutrita e mai retorica.

Nata in California nel 1951, Kathryn fin dalla giovane età è una pittrice di grande talento. Decide però di dedicarsi principalmente al cinema, e debutta nel lungometraggio nel 1983, con l'indipendente The Loveless. Il film con il quale inizia a farsi notare è Il Buio si avvicina (Near Dark), realizzato 4 anni dopo, bizzarro horror dedicato a una famiglia vampirica e al progressivo sfaldamento dei meccanismi interni che la regolano. Un lavoro atipico, che ha creato intorno a sé un piccolo alone di culto. Nel 1988 dirige il thriller Blue Steel, con Jamie Lee Curtis, mentre nel 1991 arriva il successo planetario, grazie a Point Break.

La storia di Patrick Swayze e Keanu Reeves, tra surf, rapine e sfide mozzafiato, rappresenta una pietra miliare del cinema d'azione contemporaneo, e la Bigelow mette in scena tutto il suo talento creativo e visionario, che conferma nel 1995 con il futuristico Strange Days, intepretato da Juliette Lewis e Ralph Fiennes. Ormai diventata regista apprezzata a livello mondiale, sposa James Cameron (ma lo lascia dopo soli due anni), realizza il brillante (e sottovalutato) thriller Il mistero dell'acqua con Sean Penn, e poi il discreto K-19, ambientato a bordo di un sottomarino durante la guerra. Dopo qualche spot pubblicitario, torna sui campi di battaglia per l'appassionante e solidissimo The Hurt Locker, ed è il suo definitivo trionfo.

Alessio Gradogna

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