Era favorito da quando ha messo piede nelle sale per la prima volta e, alla fine, ce l’ha fatta. Parasite, diretto dal regista coreano Bong Joon-ho, ha conquistato meritatamente l’Oscar al Miglior film internazionale lasciando all’angolo Boze Cialo, del polacco Jan Komasa; il bellissimo Dolor y gloria, dello spagnolo Pedro Almodovar; Medena zemja dei macedoni Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov e I miserabili per la regia del francese Ladj Ly. Un trionfo annunciato che ha fatto tornare il film, addirittura, nelle sale il 6 febbraio scorso proprio per la valanga di premi e le recensioni positive ricevute durante l’anno.

Il film sudcoreano ha fatto incetta di premi agli Oscar 2020, conquistando anche la statuetta come Miglior Film e quella per la Miglior Regia di Bong Joon-ho. Un riconoscimento che certifica l'incredibile riuscita di un'operazione nata a distanza dalle latitudini hollywoodiane, che ha conquistato il mondo intero.

La trama di Parasite

Protagonista di Parasite è una famiglia, i Ki-taek, composta da padre, madre, figlio e figlia, che vive una vive di lavoretti saltuari, in uno squallido seminterrato. Quando il ragazzo, falsificando vari documenti, diventa il tutor privato dell’erede della ricca famiglia Park, i quattro escogitano un piano diabolico per sistemarsi definitivamente, ma con conseguenze imprevedibili e devastanti. Nel cast ci sono Hye-jin Jang, Kang-ho Song, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-Jeong, Choi Woo-sik e Park So-dam. Prodotta da Barunsun E&A, la pellicola è stata scritta dal regista con Han Ji-won mentre Hong Kyung-pyo ha curato la direzione della fotografia. Il montaggio è di Yang Jin-mo invece le scenografie e i costumi sono, rispettivamente, di Lee Ha-jun e Choi Se-yeon. Gli effetti speciali sono stati realizzati da Hong Jeong-ho, Jung Do-ahn e Park Kyung-soo e le musiche sono state composte da Jung Jae-il.

La tragicommedia della lotta di classe

Con Parasite, Bong Joon-ho ha saputo mescolare magistralmente la tragicommedia con la satira sociale, virando, in alcuni momenti, anche verso altri stili per comunicare l’impossibilità della convivenza tra le classi sociali di diversa estrazione che genera “parassiti”, l’incomunicabilità che diventa specchio di dicotomie ben più ampie, che non riguardano solo la società coreana, ma tutto il mondo. In un’intervista a La Repubblica, qualche mese dopo la vittoria della Palma d’Oro al Festival di Cannes, fu proprio il regista a spiegare il senso del suo film e dei suoi personaggi:

Nessuno dei personaggi del film è un eroe o un cattivo; tutti stanno in una zona grigia. I ricchi non sono i tipici avidi, i demoni del male che capita di vedere sul grande schermo, e la famiglia povera riesce a rimanere affascinante e adorabile nonostante quello che hanno commesso. In realtà è difficile definire ciò che è buono e ciò che malvagio, i bravi e i cattivi. Ma Parasite finisce in tragedia nonostante non ci siano dei cattivi chiari, è difficile indicare la vera causa della violenza che si scatena. Questo porta alla domanda del perché il film finisce in tragedia senza che ci sia un vero cattivo, che è il senso profondo del film.

Tutti i premi già vinti prima dell’Oscar

Prima dell’Oscar, Parasite ha portato a casa il Golden Globe al Miglior film straniero; la Palma d’oro al Festival di Cannes 2019; 2 Boston Society of Film Critics Awards (Miglior regista e Miglior film in lingua straniera); 4 Chicago Film Critics Association Awards (Miglior film, Miglior regista, Migliore sceneggiatura originale e Miglior film in lingua straniera); 3 Los Angeles Film Critics Association Awards (Miglior film, Miglior regista e Miglior attore non protagonista a Song Kang-ho); 2 Critics’ Choice Awards (Miglior regista e Miglior film straniero) e una caterva di altri riconoscimenti. Al box office mondiale, il film ha incassato 161.6 milioni di dollari. Nel mese di gennaio scorso, è stato annunciata che l’emittente HBO produrrà una una miniserie televisiva basata sul film prodotta da Bong e Adam McKay.