31 Marzo 2012
13:46

Romanzo di una strage di Giordana ci riporta agli Anni di Piombo

Il regista ricostruisce il periodo della strage di Piazza Fontana con minuziosità, evitando di essere troppo fazioso ma non rinunciando a lanciare un non tanto velato atto di accusa verso quella classe politica che ha distrutto la democrazia dandola in pasto al terrorismo.
A cura di Ciro Brandi

Arriva finalmente nelle sale l’atteso film  di Marco Tullio Giordana (“I cento passi”, “La meglio gioventù”, “Quando sei nato non puoi più nasconderti”), tratto dal libro di Paolo Cucchiarelli, intitolato “Il segreto di Piazza Fontana”. il film drammatico/storico, girato interamente a Torino, ricostruisce l’attentato avvenuto a Milano in Piazza Fontana il 12 dicembre del 1969 e dei fatti che ne conseguirono, fino all’assassinio del commissario Luigi Calabresi il 17 maggio 1972.

La trama

Romanzo di una strage - P. Favino

Milano, 12 Dicembre 1969. Alle ore 16.37, in piazza Fontana un'esplosione devastante squarcia la Banca Nazionale dell'Agricoltura. Muoiono diciassette persone e altre ottantotto rimangono gravemente ferite. Nello stesso momento, scoppiano a Roma altre tre bombe, un altro ordigno viene trovato inesploso a Milano. E' evidente che si tratta di un piano eversivo. La Questura di Milano è convinta della pista anarchica, ci vorranno molti mesi prima che la verità venga a galla rivelando una cospirazione che lega ambienti neonazisti veneti a settori deviati dei servizi segreti. I primi sospetti ricadono su un gruppo di anarchici milanesi, guidati da Giuseppe Pinelli, un ferroviere milanese di idee vicine alla sinistra extraparlamentare. L’uomo sarà portato in questura, con i soci del Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, per essere interrogato dal commissario della questura di Milano Luigi Calabresi. Fermato per i tre giorni successivi all’attentato, Pinelli muore in circostanze misteriose, cadendo dalla finestra dell’ufficio di Calabresi. Si parla di suicidio. Calabresi diventa però un bersaglio mobile, diffamato da tutti i mezzi di comunicazione. Le sue indagini porteranno d un risultato sconcertante: la strage sarebbe stata organizzata dalla destra neofascista veneta con la responsabilità di apparati dello Stato. Calabresi rifiuterà la promozione e il trasferimento per non allontanarsi dalla verità, ma ciò gli cambierà totalmente la vita.  La strage di Piazza Fontana inaugura la lunga stagione di attentati e violenze degli anni di piombo. Nel corso di 33 anni vari processi si susseguono nelle più varie sedi, concludendosi con sentenze che si smentiscono a vicenda. Alla fine tutti risulteranno assolti, la strage di piazza Fontana per la giustizia italiana non ha colpevoli.

Il cast

Romanzo di una strage - Mastandrea

Il cast scelto da Giordana è invidiabile: Valerio Mastandrea, dopo il David di Donatello come miglior attore per “La prima cosa bella” di Virzì, è stato scelto per interpretare il ruolo di Luigi Calabresi (anche se inizialmente si era pensato a Kim Rossi Stuart) mentre il bravissimo Piefrancesco Favino è nei panni, difficili e intensi, di Giuseppe Pinelli.  Laura Chiatti è Gemma Calabresi, moglie del commissario, la quale alla sua morte era incinta del terzo figlio. Tutti gli altri attori rivestono ruoli fondamentali e “storici” e nessuno resta nell’ombra: Stefano Scandaletti  (Pietro Valpreda), Michela Cescon (Licia Pinelli), Fabrizio Gifuni (Aldo Moro), Giorgio Colangeli (Federico Umberto D’Amato), Luigi Lo Cascio (Giudice Paolillo), Giorgio Tirabassi (il professore), Giorgio Marchesi (Franco Freda), Denis Fasolo (Giovanni Ventura), Omero Antonutti (Giuseppe Saragat), Andrea Pietro Anselmi (Lorenzon), Diego Ribon (giudice Giancarlo Stiz) sono straordinari.

La nostra recensione

Con “Romanzo di una strage”, Giordana racconta la sua verità (con i co-sceneggiatori Rulli e Petraglia), riportando alla mente uno dei periodi più bui della storia italiana che non va assolutamente dimenticato. Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea  nei rispettivi panni di Giuseppe Pinelli e Luigi Calabresi, sono sensazionali nel rappresentare le vittime sacrificali, dagli ideali illusori, di un disegno altamente più grande di loro, che li sconvolge e li butta a terra. Il regista ricostruisce quei giorni con minuziosità, evitando di essere troppo fazioso ma non rinunciando a lanciare un non tanto velato atto di accusa verso quella classe politica che ha distrutto la democrazia  dandola in pasto al terrorismo degli Anni di Piombo, durante i quali la dialettica politica di tradusse in violenze di piazza e lotta armata, dove tutto veniva occultato, confuso, nascosto dalle urla della gente per strada e dalla solitudine dei veri eroi. Ovviamente non stiamo parlando di un documentario storico, anzi, la pellicola di Giordana assume i toni di un thriller politico (molto televisivo a dire il vero) nel quale però i personaggi e le situazioni sono (purtroppo) reali e appartengono alla nostra storia. Completano il tutto la splendida fotografia plumbea di Roberto Forza e  le stupende musiche di Franco Piersanti. Davvero un bel film. Da vedere.

Voto: 8

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