E’ stato uno dei più grandi esponenti del Neorealismo italiano, esportatore del talento cinematografico italiano in tutto il mondo e, ad oggi, mito inarrivabile per le nuove generazioni di registi. Roberto Rossellini nasceva 110 anni fa, l’8 maggio 1906, e con i suoi film (raccolti in varie trilogie) ha saputo dipingere alla perfezione la vita del popolo durante gli anni della Resistenza, l’amore semplice e devastato dalla sofferenza, passando anche per la commedia fantastica, ma sempre ricca di morale e con un messaggio intrinseco dirompente e “concreto”. “Roma città aperta”, “Paisà”, “Il generale Della Rovere”, sono solo alcuni dei capolavori sempre attuali del maestro che vanno assolutamente recuperati.

“La nave bianca”(1941)

“La nave bianca” rappresenta l’esordio alla regia del grande regista ed è il primo film della “Trilogia fascista”. La pellicola, girata con attori non professionisti, racconta la storia dell’equipaggio di una nave da guerra che, colpita da una cannonata, viene tratto in salvo da una nave ospedale, la nave bianca, appunto. Qui, le crocerossine volontario cureranno con estrema dedizione i feriti, facendogli ritrovare la calma e la serenità. Ricorrendo a molte immagini di repertorio, Rossellini mescola simbolismo e realismo, con la nave bianca che rappresenta un’oasi di pace nell’incubo della guerra, con le donne viste quasi come angeli del focolare che ricordano la tranquillità e l’amore domestico persi nell’orrore.

“Roma città aperta”(1945)

E’ il suo capolavoro assoluto, simbolo di una nazione, del suo popolo, dei suoi valori, della Resistenza e di una nuova Italia che nasceva dalla guerra, ma anche una delle opere più celebri e rappresentative del neorealismo cinematografico italiano. La pellicola è ambientata durante l'occupazione tedesca di Roma. Qui, l'ingegnere comunista Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), che milita nella Resistenza, prende contatti con un compagno tipografo. La Gestapo è sulle sue tracce, ma l'uomo trova rifugio presso l'abitazione di un sacerdote (Aldo Fabrizi) mentre l'operaio è arrestato e la sua donna, Pina (Anna Magnani), viene uccisa da una raffica di mitra. La delazione di Marina (Maria Michi), un'attricetta cocainomane, consente loro di catturare l'ingegnere e il prete. Il film venne Presentato in concorso al Festival di Cannes 1946, dove ottenne il Grand Prix come miglior film; ricevette una candidatura al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale e vinse due Nastri d'Argento, per la miglior regia e la migliore attrice non protagonista (Anna Magnani).

“Paisà”(1946)

Secondo film della “Trilogia della guerra antifascista”, “Paisà” è uno dei film neorealisti più riusciti ed emozionanti del nostro cinema neorealista. Anche questi girato con attori non professionisti, è composto da 6 episodi e narra dell’avanzata delle truppe alleate dalla Sicilia al Nord Italia. Ha vinto 3 Nastri d’Argento per il Miglior film a soggetto, Migliore regia e Migliore colonna sonora, 2 National Board of Review Awards per il Miglior film e il Miglior regista, il New York Film Critics Circle Awards per il Miglior film straniero ed è stato candidato agli Oscar per la Migliore sceneggiatura originale.

“Germania anno zero”(1948)

Il terzo film della “Trilogia della guerra” è un ennesimo trionfo neorealista e del pessimismo che aleggiava durante la Seconda guerra mondiale. Rossellini racconta la storia terribile del piccolo Edmund, un bimbo che vive a Berlino sotto ai bombardamenti. Con una famiglia devastata, il bimbo troverà conforto in un professore ex-nazista che, però, lo spingerà a fare un gesto estremo. La pellicola è la più dirompente sotto il piano emotivo e consacrò il regista definitivamente in USA e Francia, come maestro assoluto del cinema. Nel film, sono, nuovamente, assoldati attori non professionisti, le storie di gente comune – soprattutto bambini – con un forte messaggio morale che va oltre le filosofie neorealiste.

“L’amore”(1948)

“L’amore” (noto anche solo come “Amore”) è un film in due episodi che ha come protagonista la grande Anna Magnani. Nel primo (“La voce umana), la grande attrice è una donna che – da sola in una stanza – parla al telefono con l’amante intenzionato a lasciarla. Nel secondo (“Il miracolo”) la diva è una campagnola ingenua e molto religiosa che incontra, per caso, un vagabondo (Federico Fellini) e lo scambia per San Giuseppe. L’uomo, approfittando della situazione e del fatto che sia un po’ brilla, la mette incinta mentre la donna dorme. Il giorno seguente, la pastorella non trova più l’uomo a casa e, tempo dopo, crede che la gravidanza sia frutto di un miracolo. Per le sue straordinarie e intense interpretazioni, la Magnani vinse il Nastro d’argento come Migliore attrice protagonista.

“Stromboli (Terra di Dio)”(1950)

La protagonista assoluta del film è la sua amata Ingrid Bergman che Rossellini scelse dopo aver ricevuto una lettera dalla diva in cui elogiava le sue opere ed esprimeva il desiderio di fare un film con lui. L’attrice è Karin, una giovane profuga lituana che, pur di andare via dai campi dei rifugiati, sposa Antonio (Mario Vitale), pescatore di Stromboli. La donna però non riesce ad adattarsi alla vita del marito e delle persone del posto. Intanto, scopre di essere incinta, proprio quando il vulcano minaccia di eruttare. La donna, a quel punto, deciderà di scappare con l’aiuto del guardiano del faro. Per la sua interpretazione, la Bergman vinse il Nastro d'Argento e il fil suscitò un clamoroso interesse mondiale per le Isole Eolie

“La macchina ammazzacattivi”(1952)

Con “La macchina ammazzacattivi”, Rossellini esplora il territorio della commedia fantastica con la storia di Celestino (Gennaro Pisano), un fotografo di un piccolo paese del centro Italia che un giorno, incontra uno strano personaggio che gli da un potere speciale e sovrannaturale. Con la macchina fotografica, Celestino può decidere le vita e la morte dei soggetti che fotograferà. Da quel momento, inizierà a sterminare tutti i cattivi del paese in nome di Sant’Andrea. La pellicola, anche se fantastica (con effetti speciali, tra l’altro, curati da Eugenio Bava) rappresenta il riscatto dei buoni, il potere dato agli umili che non ne fanno un bene privato, ma lo mettono al servizio della comunità, in una visione, ovviamente, più ampia.

“Europa ‘51”(1952)

Ingrid Bergman, stavolta, è Irène Gerard, moglie di un ricco diplomatico che conduce una vita agiata, fino a quando suo figlio si suicida perché si sente trascurato. I lancinanti sensi di colpa la fanno diventare, praticamente, un’altra persona. Curerà gli ammalati, parlerà con le prostitute e con le persone che soffrono. Presto, però, verrà considerata una povera folle e rinchiusa in manicomio.

“Il generale Della Rovere”(1959)

Tratto da un racconto di Indro Montanelli, Rossellini racconta la storia di Emanuele Bardone – interpretato dall’immortale Vittorio De Sica – un truffatore che si finge generale dell’esercito e truffa i famigliari dei prigionieri dei tedeschi. Quando viene scoperto dalla Gestapo, viene arrestato e messo in carcere. Una volta lì, però, in cambio della libertà, gli ufficiali gli chiedono di collaborare con loro, raccogliendo informazioni fondamentali sui partigiani carcerati. Il film vinse il Leone d’Oro al Festival di Venezia, ex aqeuo con “La grande guerra” di Mario Monicelli, e il Nastro d’Argento per la Migliore regia.

“Viva l’Italia!”(1961)

Il regista si cimenta con la narrazione della spedizione dei Mille – commemorando i 100 anni dell’Unità d’Italia – affidando il ruolo di Giuseppe Garibaldi a Renzo Ricci. La pellicola fu girata nei luoghi dove si svolsero i fatti, offrendo una ricostruzione storica realistica e minuziosa, con centinaia di comparse, che lo rendono un vero e proprio kolossal, in cui però non si perde mai l’impronta inconfondibile di Rossellini.