Dall'onda dello caso Weinstein, il più grande scandalo di molestie sessuali nella storia di Hollywood, nasce Time's up, un nuovo progetto con cui le donne dello spettacolo americano dicono un grande e definitivo "NO" agli abusi. Un'iniziativa mastodontica per offrire sostegno legale a donne e uomini molestati in tutti gli ambiti lavorativi, che coinvolge ben 330 attrici, produttrici e varie figure del mondo del cinema. L'annuncio è stato dato il 1 gennaio, su un'intera pagina del New York Times con una lettera: "È finito il tempo del silenzio, è finito il tempo dell'attesa, è finito il tempo di tollerare abusi, discriminazioni e molestie". 13 milioni di dollari è il budget raccolto finora.

Le personalità coinvolte

Tra le star che hanno aderito a Time's Up, le attrici Cate Blanchett, Ashley Judd, Brie Larson, Reese Witherspoon, Natalie Portman, Meryl Streep, Gwyneth Paltrow, Jennifer Aniston, Eva Longoria, Rashida Jones, Emma Stone, Kate Hudson, Viola Davis, Ava DuVernay, Alicia Vikander, Amy Poehler, Olivia Munn, Taylor Swift, Jessica Chastain, Jessica Biel, America Ferrera e Kerry Washington, la produttrice Shonda Rhimes, la presidente di Universal Pictures Donna Langley, la scrittrice femminista Gloria Steinem, l'avvocato ed ex capo dello staff di Michelle Obama Tina Tchen e la co-presidente della Fondazione Nike Maria Eitel (ma non sono tutte donne: ad esempio, c'è anche Justin Timberlake). Tra gli obiettivi dell'iniziativa, la promozione di una legislazione che penalizzi le aziende che tollerano molestie persistenti e l'eliminazione degli accordi di non divulgazione per proteggere i colpevoli di violenze sessuali. Gli organizzatori chiederanno alle attrici che parteciperanno alla cerimonia dei Golden Globe il 7 gennaio di presentarsi sul red carpet vestite di nero.

L'appello di Time's Up

L'attivismo di Time's Up non guarda solo all'entertainment ma all'intero mondo del lavoro, come si legge nella lettera del movimento:"A ogni donna impiegata in agricoltura che ha dovuto affrontare avance sessuali indesiderate da parte del suo capo, a ogni domestica che ha cercato di sfuggire a un ospite assalitore, a ogni addetta alle pulizie intrappolata di notte in un edificio con un supervisore predatore, a ogni cameriera palpeggiata da un cliente, da cui ci si aspetta che reagisca con un sorriso, a ogni  operaia costretta a favori sessuali durante i turni, a ogni collaboratrice domestica o badante toccata a forza da un cliente, a ogni donna immigrata messa a tacere con la minaccia di divulgare per ritorsione l'assenza del permesso di soggiorno, alle donne di ogni settore soggette a umiliazioni e comportamenti offensivi che sono costrette a tollerare per guadagnarsi da vivere: siamo con voi. Vi sosteniamo".

Il caso Weinstein

Tutto è nato dall'inchiesta del New Yorker che ha svelato come il produttore Harvey Weinstein, nel corso degli anni, avrebbe attaccato decine e decine di attrici. Sono circa un centinaio le accuse rivolte al fondatore di Miramax, che vanno dalle semplici avance non gradite alle molestie vere e proprie (con tanto di modus operandi: Weinstein le avrebbe attirate con l'inganno nella sua camera d'albergo), fino al presunto stupro. Tra i casi più discussi in Italia, quello di Asia Argento, che lo ha accusato di due episodi di violenza carnale.