Torna a parlare Harvey Weinstein, sulla cui clamorosa vicenda giudiziaria si stanno vivendo giorni decisivi. Il produttore cinematografico accusato di molestie, abusi e addirittura violenze da diverse donne del mondo del cinema, ha parlato in un'intervista al New York Post. Non sembra pentito né in preda ai rimorsi il controverso ex mogul di Hollywood, che anzi ha rivendicato di aver fatto un lavoro "pionieristico" nella settima arte per dare più centralità alle donne.

Ho realizzato più film diretti da donne e incentrati sulle donne rispetto a qualsiasi regista e parlo di circa 30 anni fa. Non sto parlando di adesso, ora è di moda. Io l'ho fatto per primo. Ho aperto la strada. Tutto è stato distrutto a causa di quello che è successo. Il mio lavoro è stato dimenticato. Voglio che questa città (New York, ndr) riconosca chi ero invece di quello che sono diventato.

L'autodifesa di Weinstein

Da quando è scoppiato lo scandalo Weinstein e il MeToo è diventato un movimento su scala globale, si è finalmente messo in discussione in modo radicale il maschilismo hollywoodiano e oggi sta aumentando visibilmente il numero delle donne nelle posizioni di potere: registe, produttrici, sceneggiatrici e storie al femminile crescono, mentre avance e molestie non vengono più tollerate e il velo di omertà si sta diradando (spesso, purtroppo, con risultati aberranti, come nel caso di Woody Allen, ostracizzato per un'accusa di abusi di cui era già stato proclamato innocente decenni fa). Non ha torto il 67enne Weinstein, un tempo il produttore più potente di Hollywood, quando ricorda di aver fatto ottenere a Gwyneth Paltrow un cachet da 10 milioni di dollari nel 2003 per il film "Una hostess tra le nuvole", che l'ha resa l'attrice più pagata in un film indipendente, o aver promosso importanti cause con il documentario "Paris is Burning" (sulla cultura del ballo nelle culture delle minoranze etniche) o con "Transamerica" (primo film importante sulla comunità transgender). Peccato che la Paltrow sia una delle sue tantissime accusatrici, alcune delle quali hanno persino denunciato veri e propri stupri (come la nostra Asia Argento). Si potrebbe poi parlare del caso di "Frida", diretto da una donna (Julie Taymor) e prodotto da Salma Hayek, che però ricorda quell'esperienza con Weinstein come un incubo. Douglas H. Wigdor, l'avvocato che rappresenta tre delle sue presunte vittime, ha affermato che non è possibile sentirsi dispiaciuti per Weinstein “mentre da una suite privata dell'ospedale privato chiede ai newyorkesi di riconoscere i suoi precedenti successi come giustificazione delle sue azioni orribili”.

Perché Harvey Weinstein è apparso in tribunale con un deambulatore

Nei giorni scorsi, Weinstein ha fatto parlare per essere apparso in tribunale mostrandosi in pesanti difficoltà motorie e camminando a fatica con un deambulatore. L'intervista è stata rilasciata al New York Post pochi giorni prima dall'ospedale, dove si stava riprendendo dopo un intervento chirurgico alla colonna vertebrale, il che spiegherebbe i suoi problemi a muoversi. Secondo Wigdor, però, "L'ultima acrobazia di pubbliche relazioni di Weinstein alla vigilia del suo processo penale ci motiva ancora maggiormente a continuare a perseguire le accuse che lo mostreranno per quello che è".

Il processo

Oltre 30 donne che sarebbero state vittime di cattiva condotta sessuale da parte di Weinstein avrebbero raggiunto con lui un accordo pari a 25 milioni di dollari. L'ex produttore ha inoltre negato quanto riferito da altre 70 donne, spiegando che ogni contatto avuto con loro sarebbe stato consensuale. Lo attende un processo per stupro e violenza sessuale relativi a due casi risalenti al 2006 e nel 2013, che inizierà il 6 gennaio. Per quanto riguarda queste accuse, Weinstein si è dichiarato non colpevole. Se condannato, potrebbe rischiare addirittura l'ergastolo.