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Caso abusi e molestie Harvey Weinstein

Salma Hayek: “Harvey Weinstein è stato il mio mostro. Per lui ero una cosa, un corpo”

Un’altra dura accusa contro il produttore cinematografico già denunciato da decine e decine di attrici per abusi e stupri: è quella di Salma Hayek, che rivela le molestie e i maltrattamenti subiti durante la lavorazione del film “Frida”.
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A cura di Valeria Morini
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Caso abusi e molestie Harvey Weinstein

A diverse settimane di distanza dallo scandalo che ha colpito il produttore cinematografico Harvey Weinstein, accusato di abusi, molestie e stupri da circa un centinaio di donne, una nuova voce si leva da Hollywood, in una lunga e toccante lettera aperta pubblicata dal New York Times: è quella dell'attrice messicana Salma Hayek. La star, dopo un lungo silenzio, rivela per la prima volta le molestie e le vessazioni subite da Weinstein, ai tempi in cui produssero insieme il film "Frida", da lei interpretato.

Per anni, è stato il mio mostro. Mi sono fatta il lavaggio del cervello pensando che era finita e che ero sopravvissuta; mi sono nascosta alla responsabilità di parlare con la scusa che c'erano già abbastanza persone a far luce sul mio mostro. Non ritenevo importante la mia voce, né pensavo che avrebbe fatto la differenza. In realtà, stavo cercando di salvarmi dalla sfida di spiegare diverse cose ai miei cari: perché, quando avevo casualmente menzionato che ero stato vittima di bullismo come molti altri da Harvey, avevo escluso un paio di dettagli. E perché, per tanti anni, siamo stati gentili con un uomo che mi ha ferito così profondamente. Ero orgogliosa della mia capacità di perdonare, ma il semplice fatto che mi vergognassi di descrivere i dettagli di ciò che avevo perdonato mi portò a chiedermi se quel capitolo della mia vita fosse stato davvero risolto.

Le molestie durante la produzione di Frida

Forse, tale capitolo è davvero risolto soltanto adesso che la Hayek ha trovato finalmente la forza di parlarne, di spiegare come la più grande opportunità della sua vita e della sua carriera si fosse trasformato in un dramma. Dopo un inizio di carriera tra soap messicane e personaggi spesso stereotipati nei film americani, l'attrice trovò all'inizio degli anni 2000 la possibilità di realizzare un sogno: una biografia dedicata alla sua icona, la grande pittrice Frida Kahlo. Un sogno che sembrò realizzarsi proprio con l'intervento della Miramax di Weinstein, all'epoca la casa di produzione più innovativa a Hollywood. Un sogno che non tardò a trasformarsi in incubo.

Non mi importava del denaro. Ero così entusiasta di lavorare con lui e quella compagnia. Nella mia ingenuità, pensavo che il mio sogno si fosse avverato. Aveva dato senso agli ultimi 14 anni della mia vita. Aveva dato una possibilità a me, che ero nessuno. Aveva detto di sì. Non sapevo che poi sarei dovuta essere io a dire di no.
No, ad aprirgli la porta a tutte le ore della notte, hotel dopo hotel, luogo dopo luogo, dove si sarebbe presentato inaspettatamente, compreso un posto in cui stavo girando un film con il quale non era nemmeno coinvolto.
No, alla richiesta di fare una doccia con lui.
No, a permettergli di guardarmi mentre mi facevo la doccia.
No, alla richiesta di farmi un massaggio.
No, a lasciare che un suo amico nudo mi facesse un massaggio.
No, a fare del sesso orale.
No, a spogliarmi con un'altra donna.
No, no, no, no, no… E a ogni rifiuto si manifestò la rabbia machiavellica di Harvey. Non credo che odiasse qualcosa di più della parola "no".

Le minacce di morte del produttore alla Hayek

La Hayek spiega di non aver subito violenze ("Sapendo quello che so adesso, mi chiedo se non sia stata la mia amicizia con Robert Rodriguez, Quentin Tarantino e George Clooney a salvarmi dallo stupro"), ma l'astio di Weinstein lo portò a minacciarla, anche fisicamente: "Una volta, in un attacco di rabbia, mi disse delle terrificanti parole:'Ti ucciderò, non credo di non poterlo fare'". Il film venne realizzato nonostante lui tentò in ogni modo di danneggiarla e screditarla.

"Ai suoi occhi, non ero un'artista. Non ero nemmeno una persona. Ero una cosa: non un nessuno, ma un corpo. (…) Ironia della sorte, una volta che abbiamo iniziato le riprese, le molestie sessuali si sono interrotte, ma la rabbia è aumentata. (…) Era capace di schiacciarti perché, lo confesso, ero come annebbiata in una sorta di sindrome di Stoccolma e volevo che mi vedesse davvero come un'artista.

La Hayek costretta a girare una scena di nudo integrale

A quel punto, pur di terminare il film, la Hayek dovette accondiscendere a un'altra richiesta di Weinstein: girare una scena di nudo integrale con una donna. Accettò a malincuore, ma visse il momento delle riprese come devastante: "Non perché avrei girato nuda con un'altra donna, ma perché dovevo farlo per Harvey Weinstein. Ma non potevo dirglielo allora. La mia mente capì che dovevo farlo, ma il mio corpo non smise di piangere e di tremare. A quel punto, ho iniziato a vomitare prima di girare. Ho dovuto prendere un tranquillante, che alla fine ha fermato il pianto ma ha peggiorato il vomito". All'accettazione del compromesso seguì quello che Weinstein non si sarebbe aspettato: contro le previsioni del produttore, "Frida", uscito nel 2002, fu un grande successo e vinse due Oscar, per le musiche di Elliot Goldenthal e il make up. Sempre secondo l'attrice, dopo le prime recensioni positive, pare che Weinstein se la prese con la regista della pellicola, Julie Taymor, e minacciò fisicamente lo stesso Goldenthal, compagno di quest'ultima.

L'appello di Salma Hayek

La Hayek racconta di aver incontrato Weinstein anni dopo: lui si disse cambiato e si complimentò per la prima volta con lei per "Frida". In conclusione, l'attrice ricorda la ghettizzazione che ancora oggi le donne vivono nel mondo del cinema americano: sono pochissime le registe (solo il 4% dei film degli ultimi dieci anni è diretto da una donna), spesso scarse le parti femminili significative nei grandi film. Il suo appello per cambiare le cose, e fare in modo che le molestie non siano più una crudele regola di Hollywood, è commovente:

Non ho mai fatto capire ad Harvey quanto ero terrorizzata da lui. Quando lo vedevo agli eventi, sorridevo e provavo a ricordare le cose belle di lui, dicendomi che ero andata in guerra e avevo vinto. Ma perché così tante di noi, in quanto donne, dobbiamo andare in guerra per raccontare le nostre storie, quando abbiamo così tanto da offrire? Perché dobbiamo lottare con le unghie e con i denti per mantenere la nostra dignità? Penso che sia perché noi, come donne, siamo state svalutate artisticamente a uno stato indecente, al punto che l'industria cinematografica ha smesso di fare uno sforzo per scoprire ciò che il pubblico femminile voleva vedere e quali storie avremmo voluto raccontare. (…)  Finché non ci sarà uguaglianza nel nostro settore, con uomini e donne che hanno lo stesso valore in ogni ambito, la nostra comunità continuerà a essere un terreno fertile per i predatori. Sono grata a tutti coloro che ascoltano le nostre esperienze. Spero che aggiungendo la mia voce al coro di coloro che stanno finalmente parlando, si farà luce sul perché sia ​​così difficile farlo, e sul perché così tante di noi hanno aspettato così tanto tempo. Gli uomini molestavano sessualmente perché potevano. Le donne parlano oggi perché, in questa nuova era, finalmente possono farlo.

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