Se gli Oscar 2017 saranno ricordati per il trionfo del cinema afroamericano, l'edizione 2018 dei Golden Globe passerà alla storia, senza se e senza ma, come la serata delle donne. In una Hollywood scossa dal terremoto Harvey Weinstein e dagli altri casi di molestie e abusi emersi negli ultimi mesi (da Kevin Spacey a Paul Haggis), la cerimonia che assegna i premi della Hollywood Foreign Press Association (l'associazione della stampa estera che rappresenta il cinema americano) ha letteralmente messo in secondo piano gli uomini, lasciando finalmente alle donne il ruolo principale. Dalla scelta di sfilare tutte vestite di nero, per dire no alle molestie e sì alla parità, fino ai discorsi di ringraziamento e alla scelta dei premi, decisamente indicativi di una svolta in rosa da parte dell'industria dell'entertainment americana.

Golden Globe in black: abiti neri contro le molestie.

Mai prima d'ora, ai Globe si era visto un red carpet come quello dell'edizione 2018: una gigantesca onda nera a spiccare sul tappeto rosso, con tutte le attrici in outfit scuro come atto di solidarietà verso le donne vittime di molestie e per sollecitare equità professionale e salariale fra uomini e donne. Abiti neri e quasi sempre sobri, con poche trasparenze e scarsità di scollature accentuate, in nome di una grande iniziativa al femminile che ha voluto anche ricordare "Time's Up", il progetto di 330 attrici e lavoratrici del mondo dello spettacolo per offrire sostegno legale alle vittime di abusi e molestie sul posto di lavoro.

Il discorso di Oprah Winfrey.

Non è certamente un caso che la Hollywood Foreign Press abbia scelto di assegnare il premio Cecil. B. De Mille alla carriera alla conduttrice Oprah Winfrey, ad oggi ancora una delle poche donne di colore davvero potenti in America (nonché la prima a ricevere tale riconoscimento). Il suo discorso ha sintetizzato il tema della serata. Partendo da un ricordo personale (quando, da bambina, vide Sydney Poitier vincere il primo Oscar come protagonista assegnato a un attore nero), ha ricordato personaggi come Rosa Parks e Recy Taylor e ha rivolto un messaggio in favore delle donne

Dire la propria verità è lo strumento più potente che abbiamo. Sono stata ispirata da tutte le donne che si sono sentite abbastanza forti e motivate da decidere di parlare delle loro storie personali. Noi siamo celebrati per le storie che raccontiamo e quest'anno siamo diventati la storia, ma non è solo una storia che riguarda l'industria dell'intrattenimento, bensì trascende qualsiasi cultura, geografia, etnia, religione, politica o posto di lavoro. Voglio esprimere la mia gratitudine per chi ha sopportato anni di abusi perché, come mia madre, aveva figli da crescere, conti da pagare, sogni da realizzare. Sono le donne di cui non sapremo mai il nome. (…) Per troppo tempo le donne non sono state ascoltate o credute quando hanno osato dire la loro verità riguardo al potere di quegli uomini. Ma il loro tempo è scaduto. Quindi voglio far sapere a tutte le ragazze che ci stanno guardano che un nuovo giorno è all'orizzonte.  Quando l’alba finalmente arriverà, sarà per merito di donne eccezionali, alcune delle quali sono in questa stanza stasera, e di alcuni uomini fenomenali, che lottano duramente per essere certi che loro diventeranno i leader che ci porteranno verso un tempo in cui nessuno debba più trovarsi a dire ancora ‘Me Too‘.

Lo sfogo di Natalie Portman.

Ad inserirsi nel flusso di una manifestazione evidentemente polarizzata e segnata dalla protesta, è stata anche Natalie Portman. L'attrice premio Oscar non ha pronunciato alcun discorso significativo, ma ha marcato indelebilmente i Golden Globe 2018 con una allusione tutt'altro che velata alle quote rosa nelle nomination per la migliore regia. In questa categoria, presentata proprio dalla Portman e dal regista Ron Howard, non figuravano donne e poco prima di presentare i nomi dei concorrenti la Portman ha rimarcato: "Ed ecco i nominati, solo uomini".

Trionfano i film e le serie al femminile.

Infine, non è ugualmente casuale che le figure femminili siano centrali nei titoli vincitori dei Golden Globe 2018. A partire dal film che ha trionfato come miglior drama, "Tre manifesti a Ebbing, Missouri", storia di una donna e madre ostinata interpretata da una grandiosa Frances McDormand che ha ritirato il premio come miglior attrice. Il film premiato come miglior commedia è invece "Lady Bird", finalmente un esempio di cinema d'autore femminile, diretto da una donna (Greta Gerwig, attrice anti-diva che debutta come regista) e interpretato da Soirse Ronan, anch'ella premiata. Senza dimenticare che un bel ritratto di donna è anche "In The Fade" di Fatih Akin con Diane Kruger, proclamato miglior film straniero.

E ancora, le serie. Se il miglior drama è l'acclamato "The Handmaid's Tale", parabola femminista con Elisabeth Moss tratta da un romanzo di Margaret Atwood, la miglior commedia è "The Marvelous Mrs. Maisel", storia di una casalinga degli anni 50 che diventa comica, e la miglior miniserie è "Big Little Lies", di nuovo un racconto interamente narrato dal punto di vista femminile, con un cast a dir poco stellare (Nicole Kidman, Reese Witherspoon, Shailene Woodley, Laura Dern, Zoë Kravitz). "Buonasera signore… e ciò che resta dei signori", ha detto il presentatore Seth Meyers introducendo il suo discorso d'apertura, chiarendo da subito in modo brillante quale sarebbe stato il fil rouge della manifestazione.