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Opinioni

Anche “Jimmy’s Hall” nella lista dei film sui ‘balli proibiti’

È un genere che nasce negli anni ’80 nel cinema per ragazzi e ha fatto storia. Questa settimana, con l’uscita di Jimmy’s Hall, arriva alla sua punta più adulta.
A cura di Gabriele Niola
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Decenni fa nei film di ballo si ballava senza nessuno scopo, era quello il punto. Erano più che altro musical allegri o viceversa commedie in cui Fred Astaire dichiarava il suo amore con un tip tap sentimentale. Poi La febbre del sabato sera prima e Flashdance dopo hanno cambiato tutto, dimostrando che anche al cinema ballare può essere segno di qualcos’altro. Non si balla solo perchè si è felici ma magari perchè si ribolle di rabbia, perchè il mondo è ingiusto o perchè si ha qualcosa dentro che non si è capaci a dire con le parole. Erano autentiche pellicole di ribellione che hanno trasformato la danza filmica in qualcosa di diverso.

Da quel momento sono nati i film di danza moderni e solo pochi anni dopo è partito uno dei filoni più felici di tutti, quello dei film in cui ballare è sinonimo di liberazione, in cui ai protagonisti viene impedito di ballare per vari motivi e devono lottare per affermare (attraverso la danza) qualcosa di più grande: la propria indipendenza. Talmente grande è questo filone partito con il cinema per ragazzi (non c’è niente di più importante quando si parla di film) che ora, a decenni di distanza anche Ken Loach, l’alfiere del cinema impegnato, esce in Italia con Jimmy’s Hall, film in cui si racconta la vera storia di quando, in Irlanda, salvare una sala da ballo è stato sinonimo di lotta per i propri diritti politici. Un film che è passato in concorso al festival di Cannes.

Nessuno gliene renderà mai merito, ma tutto questo è successo grazie a John Travolta, Kevin Bacon, Patrick Swayze e gli altri grandi eroi del cinema dei balli proibiti, una storia che per noi ha 7 grandi rappresentanti.

Voglia di Ballare (1985)
Il trasloco in un’altra città, il desiderio di partecipare ad un programma di ballo televisivo (oggi sarebbe più che stigmatizzato ma allora era una novità, era una cosa alternativa e non il massimo del banale) e un padre che invece non vuole. Ci sono Sarah Jessica Parker, Helen Hunt e addirittura Shannen Doherty in questo piccolo film che ha fatto partire diverse carriere raccontando il più classico dei conflitti generazionali. Il titolo originale è un gioiello di marketing: Girls just wanna have fun.

Billy Elliot (2000)
Siamo già a più di un decennio dalla nascita del genere e Billy Elliot è qualcosa di un po’ diverso. Non più un film per ragazzi ma un’opera più alta e nobile, un film sofisticatissimo con tantissima musica pop e rock, più un modo di mischiare cinema e teatro (le due forme principali di musical) unico. La storia di Billy, costretto a fare il pugile ma che sogna la danza classica in un mondo di minatori virili che non lo capiscono è sublime. Mai la danza è stata al servizio di sentimenti così profondi.

Ballroom (1992)
Ha lanciato la carriera di Baz Luhrmann e nonostante fosse il suo primo lungometraggio è così devastante e raffinato da essere subito approdato in concorso nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes di quell’anno. Luhrmann racconta di un ballerino che non vuole stare nei confini che gli impongono ma nonostante l’idea di liberazione sia importante vuole dare uguale spazio (se non maggiore) al ballo e confeziona un film delirante di eccessi visivi. Un’orgia fantastica.

Happy feet (2006)
E alla fine arrivò anche il cartone animato. Il pinguino che balla e non sa perchè, che non è compreso dai suoi simili e che dovrà viaggiare e battersi per affermare il proprio diritto al tip tap è una favola estremamente paradossale che sarebbe stata inaccettabile (ammettiamolo) se non fossimo stati abituati all’idea che ballare non è solo muoversi ma un’espressione più alta di sè.

Hairspray (1988)
John Waters, il regista di Hairspray (poi rifatto nel 2007 con John Travolta) è un maestro dei film controcorrente, del kitsch e del cattivo gusto usati per offendere e dire quel che nessuno vuole dire. In Hairspray mette i ciccioni assieme ai neri nell’angolo degli esclusi, li mostra come ostracizzati da una società di bianchi e magri, ma insieme le due categorie si affermano ballando. La protagonista Ricky Lacke è fuori misura e fuori forma ma non le importa, ballerà in un programma tv nonostante tutti facciano di tutto perchè non accada e spingerà la madre (interpretata da Divine, un travestito obeso, altra categoria marginalizzata dalla società) a vincere la fobia di farsi vedere in pubblico.

Footloose (1983)
È così epico che è stato anche citato nel successo di quest’anno, I guardiani della galassia. La trama non ha nessun senso ma non importa: un ragazzo si trasferisce in una piccola città in cui un’ordinanza vieta a tutti di ballare, lui però vuole farlo lo stesso. I ragazzi che si ribellano alla classe dei genitori attraverso il ballo in un trionfo di controfigure, totalmente implausibile ma fondamentale. È stato il primo vero film di questo filone, quello in cui ballare non è frivolezza, quanto un atto di rivoluzione.

Dirty dancing (1987)
Forse assieme a Guerre Stellari è il film più amato e visto dell’era moderna, un vero romanzo di formazione per diverse generazioni. Durante un campo estivo una ragazza negli anni ‘50 scopre se stessa e il contatto con l’altro sesso attraverso il ballo. Semplicemente il massimo: scoprire di essere umani ballando.

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