Anticonvenzionale e ribelle lo è stato fin da molto giovane ma questa sue peculiarità sono state poi riportate nelle sue più grandi pellicole. Il maestro Marco Bellocchio compie 80 anni il 9 novembre e nella sua carriera, iniziata negli anni ’60 col bellissimo I pugni in tasca, ha vinto praticamente di tutto. Nella sua filmografia ci sono perle come La Cina è vicina, Nel nome del padre, L’ora di religione, Vincere, Bella addormentata e con la sua ultima fatica, Il Traditore, può permettersi ancora di sognare in grande, dato che potrebbe rientrare nella cinquina finale della categoria Miglior film straniero agli Oscar 2020.

L'esordio con I pugni in tasca

Bellocchio è nato a Bobbio, in provincia di Piacenza e fin da quando frequentava la scuola salesiana aveva già maturato lo spirito ribelle e anticonformista e la passione per il cinema. In seguito, s’iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove conosce uno dei suoi mentori, Andrea Camilleri. Nel 1961 realizza i suoi primi due cortometraggi, Abbasso il zio e La colpa e la pena mentre il primo lungometraggio vedrà la luce nel 1965. Si tratta del bellissimo I pugni in tasca, feroce e cruda storia di frustrazione e oppressione di un giovane borghese, che subito vince il Nastro d’argento al Miglior soggetto e la Vela d’argento alla Migliore regia al Festival di Locarno. Nel 1967, invece, esce La Cina è vicina, che invece vince il Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia e, nel 1969, è la volta de Il popolo calabrese ha rialzato la testa. Sull’onda dei movimenti del ’68, Bellocchio modella il suo cinema contro l’oppressione e il controllo delle istituzioni e le regole borghesi, spostandosi, seppur mai apertamente, su posizioni nettamente di sinistra.

L'Orso d'argento con La condanna

Nel 1969 gira l’episodio Discutiamo, discutiamo del film collettivo Amore e rabbia mentre nel 1972 è la volta di altre due pellicole: Nel nome del padre e Sbatti il mostro in prima pagina. Con Silvano Agosti, Sandro Petraglia e Stefano Rulli gira il documentario Matti da slegare, incentrando il racconto sui metodi di "rieducazione" adottati nei manicomi. Seguiranno Marcia trionfale (1976), con Michele Placido; Salto nel vuoto (1980); Gli occhi, la bocca (1982); Enrico IV (1984), con Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale e Diavolo in corpo (1986). Nel 1991, grazie a La condanna, con protagonista Vittorio Mezzogiorno, vince l’Orso d’argento Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino.

Il successo e i premi de L'ora di religione

Il sogno della farfalla (1994), Il principe di Homburg (1996), La balia (1999) e L’ora di religione (2002) vengono presentati al Festival di Cannes dove, proprio quest’ultimo, interpretato da Sergio Castellitto, riceve la Menzione speciale della giuria ecumenica, vince un David di Donatello (a Piera Degli Esposti come Migliore attrice non protagonista); 4 Nastri d’argento (Regista del Miglior film, Miglior soggetto, Miglior sonoro e Miglior attore protagonista a Sergio Castellitto) e poi 2 Globi d’oro, 5 Ciak d’oro e tanti altri riconoscimenti importanti. Nel 1995, il regista istituisce anche il Bobbio Film Festival che, dal 2005, assegna al miglior film il Gobbo d'Oro, in riferimento al Ponte Gobbo, simbolo della città.

Il Leone d'oro alla carriera nel 2011

Sempre nel 2002, Bellocchio gira anche il documentario Addio del passato, sulla storia del grande Giuseppe Verdi e, l’anno dopo, dedica Buogiorno, notte (2003) alla storia di Aldo Moro, portando a casa 1 David di Donatello e 1 Nastro d’argento (al Miglior attore protagonista, Roberto Herlitzka) e il Premio FIPRESCI. Nel 2006, rivuole Sergio Castellitto per Il regista di matrimoni a cui seguirà Sorelle (2006) e Vincere (2009), dramma con Giovanna Mezzogiorno che vincerà 8 David di Donatello; 4 Nastri d’argento; 3 Globi d’oro e decine di altri premi in giro per il mondo. Nel 2010, dirige l’opera lirica Rigoletto a Mantova, con Placido Domingo, trasmessa in quasi 150 paesi e, nel 2011, riceve il Leone d’oro alla sua straordinaria carriera.

Da Bella addormentata al sogno dell'Oscar con Il Traditore

Bellocchio non si ferma mai e, dopo l’importante riconoscimento a Venezia, ci torna nel 2012 con lo straordinario Bella addormentata, ispirato alla vicenda di Eluana Englaro e sul tema dell’eutanasia. La pellicola regala il David di Donatello alla Migliore attrice non protagonista, Maya Sansa, il Nastro d’argento speciale a Toni Servillo e riceve tanti altri premi. Nel 2015 è ancora al Lido per presentare Sangue del mio sangue, che vince il Premio FIPRESCI assegnato dalla critica internazionale mentre con Fai bei sogni (2016), interpretato da Valerio Mastandrea e Bérénice Bejo. Dopo i corti Per una rosa (2017) e La lotta (2018), il 23 maggio scorso è sbarcato nelle sale con Il Traditore, incentrato sulle vicende di Tommaso Buscetta, mafioso e collaboratore di giustizia interpretato magistralmente da Pierfrancesco Favino. Il film viene presentato al Festival di Cannes e vince, come al solito, una valanga di premi: 2 Globi d’oro (Miglior film e Miglior musica); 7 Nastri D’argento, tra cui Miglior film, Miglior regista e Miglior attore protagonista e il Premio Flaiano alla Migliore sceneggiatura. Poche settimane fa, è stato reso noto che la pellicola è stata selezionata per rappresentare il nostro Paese agli Oscar 2020 nella sezione Miglior film straniero e noi, naturalmente, non possiamo non fare il tifo per Bellocchio.