Carisma, magnetismo, talento e quel velo di malinconia perenne lo contraddistinguono da sempre e ne hanno fatto una delle star più amate del mondo del cinema. Joaquin Phoenix compie 45 anni il 28 ottobre e, nella sua carriera ha girato 33 film, sfiorando l’Oscar per ben 3 volte. Ora è sulla cresta dell’onda grazie al fenomeno Joker, di Todd Philips, che ha quasi raggiunto gli 800 milioni di dollari d’incasso al botteghino e che, al 99%, gli farà afferrare la tanto agognata statuetta nell’edizione 2020.

L’infanzia con i genitori hippie

Phoenix, il cui nome di nascita è Joaquin Rafael Bottom, è nato a San Juan, in Porto Rico da genitori statunitensi. Il padre era californiano mentre la mamma è nata nel Bronx. I due si conobbero in California e vissero in varie comunità hippie, sposandosi poi nel 1969. Dalla loro unione, oltre a Joaquin, sono nati anche Rain, Liberty, Summer e l’indimenticabile River, morto nel 1993. I genitori si stabilirono in Florida, nel 1978, cambiando cognome in Phoenix e, dopo alcuni anni, a Los Angeles, dove i figli iniziarono a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo. Durante un casting, furono notati dall’attrice e regista Penny Marshall che li scritturò per la Paramount.

L’esordio al cinema e la morte del fratello River

L’esordio di Joaquin Phoenix avviene nel 1982 nella serie tv Sette spose per sette fratelli, in cui lavorava anche suo fratello River. Il primo film per il grande schermo, invece, sarà Space Camp – Gravità Zero (1986), di Harry Winter, a cui seguiranno Mamma ho acchiappato un russo (1987), per la regia di Rick Rosenthal e Parenti, amici e tanti guai (1989), di Ron Howard. A seguito della separazione dei genitori, Phoenix deciderà di seguire il padre, per alcuni anni, in Messico. Rientrato negli Stati Uniti, purtroppo l’attore fu testimone della morte del fratello River per un’overdose di droghe mentre si trovava al Viper Room, locale di proprietà di Johnny Depp, durante la notte di Halloween del 1993. Fu proprio lui a chiamare il 911 quando trovò il corpo del fratello esanime, ma quando arrivò l’ambulanza era ormai troppo tardi.

Il successo di Commodo ne Il gladiatore

Lo shock per la morte di River lo tenne fermo per altri due anni. Infatti, Phoenix tornerà sugli schermi col film Da morire (1995), diretto da Gus Van Sant, in cui recita accanto a Nicole Kidman. Il successo inizia a bussare alla sua porta con U Turn – Inversione di marcia (1997), di Oliver Stone , a cui faranno seguito Innocenza infranta (1997), di Oat O’Connor; 8mm – Delitto a luci rosse (1998), per la rega di Joel Schumacher e The Yards (2000), di James Gray. Il ruolo della svolta arriva nel 2000, quando Ridley Scott gli offre il ruolo del malvagio imperatore romano Commodo nel blockbuster Il gladiatore, che gli regala la prima nomination agli Oscar come Miglior attore non protagonista. Sempre nel 2000, stupisce critica e pubblico nei panni dell’Abbé de Coulmier in Quills – La penna dello scandalo, diretto da Philip Kaufman.

Le nomination agli Oscar per Walk The Line e The Master

Nel 2002, è con Mel Gibson nel blockbuster Signs, diretto da M. Night Shyamalan, che lo dirigerà anche nel bellissimo The Village (2004). In seguito, gira anche Le forze del destino (2004), di Thomas Vinterberg; Squadra 49 (2005), firmato da Jay Russell e lo straordinario Hotel Rwanda (2005), di Terry George. La seconda nomination agli Oscar, stavolta come Miglior attore protagonista, arriva grazia al ruolo del musicista Johnny Clash nel biopic Quando l’amore brucia l’anima – Walk The Line, diretto da James Mangold. Per la sua performance, comunque, riesce a portare a casa il Golden Globe. James Gray lo vuole ancora per il suo I padroni della notte (2007) e Two Lovers (2008), a cui seguirà l’originale mockumentary Joaquin Phoenix – Io sono qui!, diretto dal suo amico Casey Affleck. La terza nomination agli Oscar arriva grazie a The Master (2012), di Paul Thomas Anderson mentre nel 2013 tornerà alla corte di James Gray per girare C’era una volta a New York e, nello stesso anno, ci regalerà una delle sue migliori performance in Lei, di Spike Jonze, che si aggiudicherà solo l’Oscar per la Migliore sceneggiatura originale.

Vizio di forma, Don’t Worry e l’incontro con Rooney Mara

Paul Thomas Anderson lo vuole ancora come protagonista del bellissimo Vizio di forma (2014), in cui Phoenix è nei panni dell’investigatore privato Larry “Doc” Sportello mentre nel 2015 gira Irrational Man, del maestro Woody Allen. Grazie a A Beautiful Day – You Were Never Really Here (2017), di Lynne Ramsay, l’attore vince il Prix d'interprétation masculine al Festival di Cannes e, nel 2018, stupisce ancora tutti con l’interpretazione del fumettista paraplegico John Callahan nel biopic Don’t Worry, di Gus Van Sant. Nello stesso anno, interpreta Gesù in Maria Maddalena, di Garth Davis, dove incontrerà la sua attuale compagna Rooney Mara, protagonista della pellicola.

Il clamore planetario di Joker e la corsa agli Oscar 2020

Il regista francese Jacques Audiard lo assolda per I fratelli Sisters, affiancandogli altre star del calibro di John C. Reilly, Jake Gyllenhaal e Riz Ahmed ma è con Joker (2019), di Todd Philips, che la sua stella torna a brillare come mai prima d’ora. La pellicola ha vinto il Leone d’oro al Miglior film all’ultimo Festival di Venezia ed è uscita in Italia il 3 ottobre scorso. Critica e pubblico ne sono rimasti entusiasti e, ad oggi, il film è riuscito ad incassare la cifra record di 788 milioni di dollari (destinati ad aumentare), diventando il lungometraggio R-Rated con più incassi nella storia del cinema. Adesso, tutti aspettano gli Oscar 2020 per vedere, finalmente, Joaquin Phoenix alzare al cielo l’ambita e meritatissima statuetta.