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Da Fellini a Mastroianni, gli italiani “onirici” scelti per i poster di Cannes

La scelta di Mastroianni per quest’ultima edizione non è assolutamente novità ma anzi un rito per il festival francese che regolarmente omaggia Fellini e sembra amare un certo tipo di Italia per i suoi poster.
A cura di Gabriele Niola
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Molto, moltissimo Fellini e uno dei migliori Antonioni più il genio di Lorenzo Mattotti. Guardando alla galleria di poster che il Festival di Cannes ha usato nelle sue 67 edizioni si ritrova molta Italia, di certo più di qualsiasi altra cinematografia (americana esclusa) e curiosamente è la parte meno realista e più sognante quella che pare affascinare il festival transalpino.

La scelta del volto di Mastroianni allusivo e dandy preso da Otto e mezzo per quest'ultima edizione è infatti molto in linea con quello che il festival ha scelto per comunicare se stesso negli ultimi 30 anni. Se si pensa che dal 1982, quando la manifestazione usò un disegno del regista riminese che rappresenta un momento di Amarcord, a regolari intervalli di circa 10 anni è Fellini il protagonista del poster ufficiale si comincia ad avere un’idea della considerazione che il festival ha del cinema italiano. Tuttavia nonostante una delle parti più note della nostra cinematografia sia quella realista, attaccatissima alla vita vera, ai volti reali e alle storie di pochissima fantasia, al Festival di Cannes piace il cinema italiano che sogna, che inventa, crea e si muove sul territorio quasi metafisico.

Gli altri italiani scelti nei 67 anni di vita del festival sono infatti Michelangelo Antonioni con il suo film più fantasioso, L'avventura (in cui, senza nessuna ragione apparente, una donna scompare durante una vacanza) e l'illustratore Lorenzo Mattotti, genio del design e della grafica che predilige scenari assurdi tra la metafisica di De Chirico e una passione felliniana per il circo e gli abbigliamenti giullareschi (non a caso nel 2000 realizzò un uomo-macchina da presa che esce da uno schermo). Nel caso di Antonioni il fotogramma prescelto rappresentava Monica Vitti in una scena del film e a tutt'oggi, anche sfogliando la galleria dei poster storici della manifestazione, sembra uno dei più belli in assoluto (e ce ne sono stati anche di orribili, basta guardare a quelli kitsch e surrealisti delle edizioni di fine anni '70 o ad altri inspiegabilmente brutti come quello del 1995).

Per Fellini invece la ritualità decennale di citarlo nasce come si è detto con un disegno di Amarcord (la scena del transatlantico Rex), ed è proseguita poi nel 1994 con un disegno di Giulietta Masina in La Strada (che da lì in poi è diventato un classico) e poi con il curioso omaggio del 2003, che proprio per la sua stranezza sembra quello più forte, perchè non si appoggia a nulla di esistente ma usa una frase in italiano con sotto la dedica al regista. Logico quindi che arrivati al 2014, nonostante ricorresse l'anno scorso il 50esimo anniversario dell'uscita in sala di Otto e mezzo, sia toccato di nuovo a Fellini, richiamato esplicitamente in gioco da La Grande Bellezza (che, vale la pena ricordarlo, fece il suo debutto un anno fa proprio a Cannes).

Per il resto da quando verso i primi anni '90 è diventata una consuetudine per il Festival richiamare il cinema del passato con riferimenti postmoderni, è stato più che altro il cinema americano ad essere citato con Notorious, Marilyn, Faye Dunaway, David Lynch e Paul Newman. Ricordiamocene quando accusiamo il festival francese di non amare il cinema italiano.

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