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5 Gennaio 2016
14:01

“Invidia per Checco Zalone, ha talento ma anche culo”: le reazioni dei registi italiani

Mentre “Quo vado?” supera i 22 milioni di euro solo nel primo weekend, si accende il dibattito sul fenomeno cinematografico del momento. Tra difensori (anche nel governo) e detrattori, parlano i colleghi: se Muccino esalta il film, altri come Giovanni Veronesi o Enrico Vanzina ammettono di provare un po’ di invidia.
A cura di Valeria Morini
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Mentre il pubblico si riversa nelle sale per vedere "Quo Vado?", che ha incassato già il record di 22 milioni di euro nel primo weekend, il fenomeno Checco Zalone si trasforma in un argomento di dibattito generale, dai salotti cinematografici all'universo della rete e dei social (anche i lettori di Fanpage.it possono dire la loro, con il sondaggio sui film del comico pugliese).

Tutti ne parlano: c'è chi lo elogia, chi lo denigra, chi lo apprezza ma osserva che la scelta di farlo uscire in 1500 sale su 3800 (attualmente, ridotte a 800, comunque tantissime) stia uccidendo la programmazione degli altri film, chi sostiene che sta facendo il bene del cinema italiano, chi lo attacca perché è "non-cinema" che rovinerebbe il cinema vero, chi attacca quelli che lo attaccano. Mentre gli spettatori si accapigliano e tutti (anche chi non l'ha visto, anche chi va al cinema  una volta l'anno proprio per Zalone o per il cinepanettone di turno) sentono il bisogno di dire la loro, il dibattito invade persino le alte sfere.

I complimenti della politica e dei vip

Il grandioso successo, che supererà probabilmente persino il record del precedente "Sole a catinelle", ha già fatto scomodare il mondo politico, con i complimenti del Ministro della Cultura Dario Franceschini e quelli del premier Matteo Renzi, che ha raccontato di aver "riso dall'inizio alla fine" alla faccia dei "professionisti del radical chic". Tante le celebrità che hanno apprezzato il film, da Adriano Celentano a Fiorello, che in recente post su Facebook ha appoggiato Zalone con un "Continua così", definendo "Rosiconi" i detrattori del collega. E il mondo del cinema, come ha reagito?

Parlano i colleghi, da Vanzina a Veronesi

In un'intervista a "La Stampa", molti addetti ai lavori hanno detto la loro sul fenomeno cinematografico del momento. Tra loro, Enrico Vanzina, fratello di Carlo e insieme a lui specialista dei cinepanettoni che per anni hanno dominato i botteghini:

I film di Natale, quest'anno, non erano il massimo, la gente si è tenuta i soldi per andare a vedere Zalone. Poi chi ha talento ha anche c…, la pioggia, dopo giorni senza nemmeno una goccia d'acqua, è arrivata proprio la notte dell'uscita del film. Checco è il re degli ignoranti, il suo personaggio è grande. Anche lui, come Totò, viene chiamato col suo nome d'arte.

Parla anche il regista Giovanni Veronesi, che non nasconde una certa invidia:

Ho vissuto qualche anno fa quello che Zalone sta vivendo adesso. Il Ciclone (sceneggiato da Veronesi, ndr) fu una goduria enorme, una vera e propria moda, se uno non lo andava a vedere veniva considerato scemo… adesso certo, un po' d'invidia ce ce l'ho. Checco è un bravo ragazzo, non è mai un eversivo, è un comico del popolo, e, per questo, deve restare sempre buono. Si ride molto, anche più del dovuto, Zalone ha conquistato la fiducia del pubblico, e il pubblico gli va dietro comunque.

Molto più critico è Francesco Bruni, regista di "Scialla!" e sceneggiatore di tanti film di Paolo Virzì:

Mi dà fastidio che il suo successo venga brandito per prendersela con i cosiddetti “radical-chic”, come se il punto fosse dire “avete visto voi registi sfigati, che fate film pallosi?”. Sono felice per Zalone, ma credo che il suo sia un pubblico estemporaneo, e comunque sarò contento anche se solo un 5% di spettatori tornerà al cinema per una volta dopo aver visto Quo vado?.

Per il produttore Aurelio De Laurentiis la fortuna di Zalone non è affatto un fenomeno nuovo ("Ci meravigliamo di questo successo solo perché, nel nostro sistema cinematografico, tutto il resto è un disastro"), concetto ribadito anche da Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni & Giacomo:

Periodicamente i fenomeni si ripetono ed è inutile andare a cercare il pelo nell’uovo. Siamo stati parte in causa e lo sappiamo bene. Succede che si crei un effetto massa, la gente è contenta di condividere la stessa esperienza, e ci sono periodi storici che si accompagnano a questo tipo di eventi.

L'analisi di Muccino: "Il pubblico ama l'onestà di Zalone"

Nel coro dei difensori si staglia infine la voce di Gabriele Muccino. Dopo essersi reso protagonista, poco tempo fa, di un discusso post contro Pasolini, il regista ha invece regalato un lunghissimo messaggio elogiativo su Facebook. Muccino vede in Zalone e nel suo enorme seguito addirittura lo specchio di un'Italia alla ricerca di onestà nel post-berlusconismo:

Qui si tratta di numeri immensi paragonabili ad un Blockbuster americano in uscita sul proprio territorio, in una nazione di 300 milioni di persone. Dunque perché Checco Zalone fa questi numeri sconvolgenti? Perché evidentemente gli spettatori riconoscono in Checco quella faccia pulita, quella sua (reale) onestà (che anch'io ho percepito quando l'ho incontrato) e che passa attraverso quello che fa e che era nel DNA degli italiani fino al totale lavaggio del cervello fatto a colpi di diseducazione civica, leggi ad personam, menzogne ripetute infinite volte fino a farle divenire verità, annientamento del senso di una morale invalicabile, monopolio della disinformazione, annientamento della cultura e della dialettica ecc ecc, in cui Berlusconi ha avuto un ruolo enorme nei suoi 20 e più anni di legislatura (ma soprattutto di regime mediatico). (…) I film di Checco Zalone, semplici, ben scritti, ben raccontati, interpretati senza volgarità e rivolti ad un pubblico, che forse, vuole, sacrosantamente sentirsi ripulito, lavato della sporcizia verbale, morale, politica che questo Paese soffre grandemente da troppo tempo, incontrano qualcosa di assai più grande dei suoi film stessi. Incontrano la voglia, la disperata urgenza da parte degli spettatori, di tornare ad essere parte di un Paese normale, che si vuole bene e che vuole migliorarsi. 

Il dibattito continua, tra detrattori e difensori. Su tutte le voci, però, se ne staglia una più potente: quella del box office, che con questi incassi stratosferici destinati a crescere esponenzialmente, è destinata a zittire tutto e tutti.

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