Alla fine i pronostici dei critici di tutto il mondo – incluso quelli di Ben Zauzmer, matematico di Harvard – non sono stati smentiti. “12 anni schiavo”, il film del regista inglese Steve McQueen, ha portato a casa l’Oscar come Miglior film, a dir poco meritato. La pellicola ha sbaragliato la fortissima concorrenza di Martin Scorsese con “The Wolf of Wall Street”, “Gravity” di Alfonso Cuaron, del commovente “Dallas Buyers Club” e del fantastico “American Hustle” di David O. Russell. La vittoria era abbastanza prevedibile dopo che il film è riuscito a conquistare, tra gli altri, il Golden Globe come Miglior film drammatico e due BAFTA, gli Oscar inglesi, uno al Miglior attore protagonista (Chiwetel Ejiofor) e l’altro al Miglior film.

La pellicola – che dal 20 febbraio è nelle nostre sale – porta sullo schermo la storia vera di Solomon Northup, violinista e uomo libero, sposato con figli, che viene tratto in inganno e venduto come schiavo nella contea di Saratoga, ed è la trasposizione dell’omonimo libro di memorie scritto dall’uomo nel 1853. McQueen ci porta in questo commovente e doloroso percorso che esamina la condizione degli schiavi afro-americani nel periodo prima della guerra civile, senza risparmiare nulla di ciò che realmente accadde non solo a Northup, che ebbe la fortuna di sopravvivere a quel rapimento dell’aprile del 1841, ma anche a chi ebbe una sorte ben diversa. Nel cast, oltre al protagonista Chiwetel Ejiofor, ci sono attori del calibro di Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti e Brad Pitt, quest’ultimo anche produttore del film. Pochi giorni fa, la pellicola è stata proiettata anche all’ONU e ha letteralmente scioccato il segretario generale Ban Ki-moon, ma la notizia che ha fatto molto discutere è stata quelle relativa al fatto che dal prossimo settembre, la proiezione di “12 anni schiavo” sarà obbligatoria nelle scuole americane.