Finalmente, ce l’ha fatta. Il grande Gary Oldman ha conquistato l’Oscar come Miglior attore protagonista grazie al meraviglioso film “L’ora più buia”, diretto da Joe Wright, per cui ha già portato a casa il Golden Globe, il SAG Award e il BAFTA come Miglior attore protagonista. Nulla di fatto, quindi, per Timothée Chalamet, Daniel Day-Lewis, Daniel Kaluuya e il leggendario Denzel Washington, superati dalla performance del divo britannico nei panni di Winston Churchill, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale e pochi giorni dopo la sua elezione a Primo Ministro della Gran Bretagna. Churchill affronterà una delle sfide più turbolente e determinanti della sua carriera: l'armistizio con la Germania nazista, oppure resistere per poter combattere per gli ideali, la libertà e l'autonomia di una nazione. Mentre le inarrestabili forze naziste si propagano per l'Europa occidentale e la minaccia di un'invasione si rivela imminente, con un pubblico impreparato, un re scettico e il suo stesso partito che trama contro di lui, Churchill deve far fronte alla sua ora più buia, unire una nazione e tentare di cambiare il corso della storia mondiale.

60 film in 36 anni di carriera

Gary Oldman, classe 1958, è da sempre una delle più grandi icone di Hollywood. Con alle spalle circa 60 film, oltre al ruolo di Winston Churchill, l’attore non si è mai risparmiato, dando sempre il massimo in tutte le sue performance, tra cui spiccano quella di Sid Vicious in “Sid & Nancy”, di Lee Harvey Oswald in “JFK – Un caso ancora aperto”, poi Norman Stansfield in “Léon” e naturalmente di Dracula in “Dracula di Bram Stoker”.

L’Oscar mancato per “La talpa”

L’Academy, però, è sempre stata molto avara con lui e, infatti, in quasi 36 anni di carriera, Oldman è stato candidato solo un’altra volta, nel 2012, per il bellissimo “La talpa”, di Tomas Alfredson. Lo spy thriller, basato sul romanzo di John le Carré del 1974, ci riporta in piena Guerra Fredda, a Londra, nel 1973. All’interno dei servizi segreti MI6 (gli stessi di 007) qualcuno sta facendo il doppio gioco, agendo indisturbato da anni come una talpa. Gorge Smiley (Gary Oldman), un ex-agente del MI6 in semi-pensionamento, viene incaricato di scovare la spia. I sospettati sono persone che Smiley conosce benissimo, o forse, credeva di conoscere. Lo Smiley di Oldman è formidabile, diverso anni luce dal classico 007. L’attore gli da la stessa impronta taciturna, triste, riflessiva del romanzo, ma anche così forte e furba, dedita al suo lavoro, forse unica fonte di vita dopo la delusione ricevuta dalla moglie. Grazie a “La talpa” è arrivata anche la nomination agli Oscar come Miglior attore protagonista ma ad alzare la statuetta fu il francese Jean Dujardin per “The Artist”.

Tre film in cantiere e il ritorno in cabina di regia

L’Oscar è ormai stato conquistato, ma Oldman ha già in cantiere altri 3 film. Il primo è l’horror “Mary”, diretto da Michael Goi, incentrato su una famiglia che avvierà un business legato ad un’imbarcazione che però nasconde macabri segreti; l’action-thriller “Hunter Killer”, per la regia di Donovan Marsh, dove reciterà accanto a Gerard Butler e Common e “Flying Horse”, biopic sul fotografo Eadweard Muybridge che sarà diretto proprio da Oldman e in cui si riserverà anche il ruolo di Dennis Spencer. Si tratta, quindi, della sua seconda prova da regista, dopo il bellissimo “Niente per bocca”, uscito nel 1997.