Gary Oldman, classe 1958, è già una delle più grandi icone di Hollywood. Carismatico, camaleontico e con alle spalle circa 60 film, l’attore non si è mai risparmiato, dando sempre il 100% in tutti i ruoli, passando da Sid Vicious in “Sid & Nancy” a Dracula in “Dracula di Bram Stoker”, fino allo straordinario Winston Churchill ne “L’ora più buia” di Joe Wright, per cui ha già portato a casa il Golden Globe e il SAG Award come Miglior attore protagonista e che, quasi sicuramente, gli regalerà anche l’agognato Oscar. Si, perché l’Academy è sempre stata molto avara con lui e, infatti, in quasi 36 anni di carriera, Oldman è stato candidato solo un’altra volta, nel 2012, per il ruolo di George Smiley nel bellissimo “La talpa”, di Tomas Alfredson. In attesa del prossimo 4 marzo, ecco allora 5 ruoli per cui questo divo di prima grandezza avrebbe già meritato di portare a casa l’ambita statuetta.

Sid Vicious in “Sid & Nancy” (1986)

In “Sid & Nancy” di Alex Cox, uscito nel 1986, Oldman è nei panni di Sid Vicious, controverso e irrequieto bassista dei mitici Sex Pistols. La pellicola ripercorre la sua turbolenta storia col gruppo e dei tentativi da solista, fino alla morte di Nancy Spungen, sua compagna ritrovata senza vita accanto a lui, in una stanza d’albergo, il 12 ottobre 1978, mentre Sid sarà ritrovato drogato e in stato catatonico. Cox è bravissimo nel ricreare l’atmosfera degli anni ’70, col punk rock che faceva faville, ma è Oldman (all’epoca appena 28enne) ad impressionare lo spettatore con una performance da Oscar, talmente perfetta da far sembrare l’intera pellicola un documentario sulla vita di questo personaggio trasgressivo, geniale e fuori da qualsiasi schema. Purtroppo, l’Academy fece il suo primo errore di valutazione sull’attore, non conferendogli neanche una nomination.

Lee Harvey Oswald in “JFK – Un caso ancora aperto”(1991)

Nel cult diretto da Oliver Stone che racconta i fatti legati all’assassinio del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e le indagini effettuate dal procuratore Jim Garrison (Kevin Costner). Stone affidò a Gary Oldman il difficile ed intenso ruolo del killer Lee Harbey Oswald, arrestato subito dopo l’attentato e ucciso due giorni dopo da Jack Ruby, nella centrale della polizia di Dallas. In poche scene, Oldman dimostra, ancora una volta, un’istrionismo e un’intensità interpretativa fuori dal comune, diventando in tutto e per tutto Oswald, al quale somigliava in maniera impressionante. Il film vinse due Oscar – Miglior fotografia e Miglior montaggio – ma un Oscar come Miglior attore non protagonista ci stava tutto.

Vlad Ţepeş/Dracula in “Dracula di Bram Stoker”(1992)

Il ruolo del famigerato conte delle tenebre nel bellissimo “Dracula di Bram Stoker” , diretto da Francis Ford Coppola e scritto da James V. Hart. Il regista ci porta nel 1462, quando le armate del principe transilvano Vlad sconfiggono i musulmani. La sua amata Elisabeta viene spinta a suicidarsi, credendolo morto, così Vlad si lascia abbracciare dalle tenebre, diventando il potente e immortale Dracula. 400 anno dopo, riceve nel suo castello Jonathan Harker (Keanu Reeves), un agente immobiliare londinese, fidanzato con Mina (Winona Ryder), praticamente uguale ad Elisabeta. Dracula, a quel punto, si trasferirà a Londra e farà di tutto per conquistarla, arrivando a sfidare anche il coraggioso professor Van Helsing (Anthony Hopkins). La peformance di Oldman nel film di Coppola è, senza dubbio, quella più iconica di tutta la sua carriera. Affascinante, misterioso, angosciante, disturbante, tremendamente magnetico con i suoi mille volti, il conte di Oldman è totalmente diverso da tutti gli altri e, a 26 anni di distanza dall’uscita del film, si può decisamente dire che il suo Dracula è praticamente inimitabile e inarrivabile. Purtroppo, anche in questo caso, L’Academy assegnò al film tre Oscar (Migliori Costumi, Miglior Trucco e Miglior Montaggio Sonoro), snobbando totalmente Oldman.

Norman Stansfield in “Léon”(1994)

Il ruolo del capo corrotto e psicotico della DEA, Norman Stansfield nel fenomenale “Léon” – diretto da Luc Besson, con protagonista Jean Reno nei panni del solitario sicario italoamericano e Natalie Portman in quelli della piccola Mathild – è uno di quelli che capita di rado nella carriera di un attore. Spietato, tossico, accecato dalla rabbia, Stanfield compie una strage, ricomponendosi subito dopo, ascoltando la musica di Beethoven, il suo “cattivo” è stato il punto di riferimento di decine e decine di registi e attori negli anni successivi, ma anche stavolta l’Oscar è stato solo una chimera mentre il film è già nella storia del cinema come il capolavoro del francese Besson. Misteri della settima arte.

George Smiley ne “La talpa”(2011)

Tomas Alfredson, nel 2011, sbarcava nelle sale con questo spy thriller basato sul romanzo di John le Carré del 1974, riportandoci in piena Guerra Fredda, a Londra, nel 1973. All’interno dei servizi segreti MI6 (gli stessi di 007) qualcuno sta facendo il doppio gioco, agendo indisturbato da anni come una talpa. Gorge Smiley (Gary Oldman), un ex-agente del MI6 in semi-pensionamento, viene incaricato di scovare la spia. I sospettati sono persone che Smiley conosce benissimo, o forse, credeva di conoscere. Lo Smiley di Oldman è formidabile, diverso anni luce dal classico 007. L’attore gli da la stessa impronta taciturna, triste, riflessiva del romanzo, ma anche così forte e furba, dedita al suo lavoro, forse unica fonte di vita dopo la delusione ricevuta dalla moglie. Grazie a “La talpa” è arrivata anche la nomination agli Oscar come Miglior attore protagonista ma ad alzare la statuetta fu il francese Jean Dujardin per “The Artist”.