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Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio: Kasia Smutniak e l’integrazione

L’esordio di Isotta Toso, tra giallo e commedia sociale, racconta uno dei nodi della società odierna in uno dei crogioli di Roma, l’Esquilino.
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A cura di Emanuele Rauco
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Piazza Vittorio, luogo simbolo di Roma e del suo incrocio di culture e nazionalità, diventa metafora del nostro paese: un condominio, microcosmo nel microcosmo, è lo sfondo del film con cui Isotta Toso (sceneggiatrice di Notturno Bus di Marengo, regista di Crimini 2, con Valerio Mastandrea e Giovanna Mezzogiorno, giurata al Festival di Cannes) esordisce come regista, adattando un romanzo di Amara Lakhous. Ne cava un film interessante, ma stilisticamente poco risolto.

Che racconta di un condominio dove italiani e stranieri cercano di trovare l’armonia, finchè la morte di un giovane teppistello fascista non mette in allarme polizia e abitanti: chi l’avrà ucciso? E l’ha davvero ucciso qualcuno? La stessa regista con Maura Vespini e Andrea Cotti sceneggia questa commedia – una volta tanto lo si può dire – all’italiana, vagamente ispirata a Gadda e al Pasticciaccio brutto che racconta l’Italia degli anni ’00 sullo sfondo di corruzioni vecchie e nuove. Infatti al centro del film ci sono i contrasti razziali tra italiani e non italiani, tra “noi” e “loro”, ma anche le divergenze d’opinione politica e calcistica, gli scontri sentimentali, orizzonti di vite che non combaciano e allora collidono; l’occhio della regista si posa sulle etichette che finiscono per coprire le persone e sa mostrare la difficoltà culturale di comunicare.

Peccato che la sceneggiatura si perda in pedanti dialoghi (specie tra stranieri), rendendo troppo palese e semplicistico il tema di fondo, e che la regia si perda e fatichi a tenere il polso delle immagini dopo un inizio intrigante. Difetti che non danneggiano più di tanto la pellicola, che può avvalersi di un cast nutrito tra cui spicca la bellezza dolce di Kasia Smutniak (nelle sale con From Paris with Love, con John Travolta) e la caratterizzazione burbera di Francesco Pannofino, mitico Renè Ferretti di Boris. Come biglietto da visita, non male, seppure con evidenti margini di miglioramento.

Emanuele Rauco

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