Prima ancora che arrivasse in sala già ci era giunta la notizia: Suburra , il nuovo film di Stefano Sollima, sarà una serie tv e sarà prodotta (e quindi distribuita) da Netflix Italia. Chi andrà in sala infatti vedrà comparire il logo dell’operatore che dal 22 Ottobre apre le porta all’Italia prima del film. A posteriori sembra che non ci potesse essere scelta migliore, Suburra, con la sua storia intricata, le sue molte ramificazioni, la sua mole di personaggi e ambientazioni è perfetto per essere sviluppato lungo diversi episodi e diverse stagioni.

In questa trama tutta italiana e molto concreta, modellata sulla cronaca reale ma intrecciata in eventi che sono possibili solo nei film, sembra di poter rintracciare il medesimo grande mondo che si vede in Il trono di spade. Il crimine al cinema è una realtà tribale, Scorsese per primo l’ha capito, dunque anche Suburra ha i suoi regni. Dalle cosche di Ostia, tutte mare e giovinezza, a quelle zingare, opulente, barocche e familiari, dalla solitudine minimalista del Samurai a quella godereccia del politico, fino agli interni silenziosissimi del Vaticano e ai grandi assenti: i clan del sud Italia che tutto alimentano con i loro soldi, che sono temutissimi ma che non vediamo mai.

La via italiana al poliziesco moderno, quella creata da zero da Sollima, abbiamo capito che passa per i luoghi. Roma anni ’70 per Romanzo Criminale, le borgate vere per Gomorra unite agli interni delle sue case, gli scantinati e i viaggi inattesi in luoghi completamente diversi come il centro di Milano. Con lo stesso piglio Suburra ha alcune tra le trovate sceniche migliori che Stefano Sollima ha mai tirato fuori dal suo cilindro: interi stabilimenti in fiamme sulla spiaggia sotto una pioggia irreale, salotti traboccanti d’oro e una piscina accanto alla quale c’è una gabbia con un cane da combattimento, ma anche l’invenzione della casa del Samurai, così tranquilla e tradizionale. Contrariamente agli altri polizieschi più scialbi che il nostro cinema e la nostra tv ci propongono quelli di Sollima uniscono un atteggiamento realmente duro e un’adesione totale alle regole base del genere (non manca niente: le minacce, le sparatorie, gli squartamenti, le botte, il maschilismo e l’ignoranza) ad una scelta di location che danno vero senso ad ogni momento, gli levano banalità e lo rinnovano, rendendolo qualcosa di mai visto prima.

Se le altre produzioni televisive di Sollima come Romanzo Criminale o Gomorra raccontavano di un certo gruppo che tenta la scalata al potere o che lotta per mantenerlo nel momento in cui ci deve essere un passaggio di consegne, Suburra approccerebbe il crimine in maniera diversa e già dal film è chiaro come. Sollima non fa mistero di come per lui tv e cinema non siano diversi, di come il suo modo di lavorare sia il medesimo e anche le intenzioni, lo ha detto chiaramente quando Fanpage.it glielo ha chiesto. Non meraviglia allora come, dopo essersi fatta le ossa con due serie straordinarie e averle vendute benissimo all’estero ora Cattleya (che è la società di produzione delle migliori serie criminali italiani), abbia pensato a film e serie insieme, il primo che tira la volata alla seconda.