La paura era che passasse senza farsi notare, che non incassasse quasi niente e che, come capita ai film che non riescono ad incidere al botteghino nel primo fine settimana, venisse smontato dalle già poche sale che lo programmano. Invece non è andata così. Weekend, il film di Andrew Haigh che racconta con delicatezza encomiabile una storia d’amore omosessuale lungo solo tre giorni, ha fatto segnare una media per sala impressionante nonostante (o forse proprio grazie a) un giudizio aspro da parte della CEI che gli ha negato la presenza in diverse sale italiane. Significa che nonostante l’incasso globale non sia stato stellare (56.000€), essendo stato proiettato solo in 10 sale ognuna di queste ha incassato 5.600€ circa, cioè tantissimo. Di fatto il film ha riempito i cinema che lo avevano in cartellone e addirittura la sala 1 del cinema Quattro fontane da sola ha realizzato 16.000€, l'incasso maggiore di tutti gli schermi della città nel periodo considerato. Alla fine il battage pubblicitario involontario che è uscito dalla grande polemica ha fatto bene al film, ha spinto il pubblico in sala a vedere un film molto bello che è stato percepito come “da proteggere”.

Il giudizio avverso della CEI

A pochi giorni dall’uscita del film la Conferenza Episcopale Italiana, che da sempre fornisce un giudizio su ogni film in uscita, aveva etichettato il film nella maniera peggiore possibile: Non utilizzabile/Sconsigliato/Scabroso. Non si tratta di un ordine o di un’imposizione ma semplicemente di una valutazione che funge da indirizzo per quanti tengano al giudizio della CEI. Tuttavia esiste una rete di sale cinematografiche, quelle che una volta erano appartenenti al circuito delle sale parrocchiali e che oggi sono gestite da privati, soggette a questi giudizi quando si tratta di decidere che film proiettare. Ed essendo monosale si tratta di cinema più che altro dediti ai film d’essai. Lo ha spiegato e ripetuto più volte Teodora, cioè la società che distribuisce Weekend nelle sale, nella persona dei due proprietari, Vieri Razzini e Cesare Petrillo, che questi locali le cui mura sono di proprietà della Chiesa firmano un contratto di locazione che li obbliga a non proiettare i film che la CEI etichetta come “Non utilizzabili”. Così Weekend, da che doveva uscire in 20 sale, dopo il giudizio CEI ha visto almeno 10 di queste abbandonarlo, lasciandolo con la metà degli schermi e quindi la metà delle speranze di incasso. Addirittura questo ha significato perdere interi centri abitati come Firenze, Ancona o Brescia.

La risposta sulle pagine dell'Avvenire

Teodora ha subito reso pubblica la storia, per mettere in piazza lo scandalo e (non è difficile immaginarlo) riuscire a far parlare un po’ di più di un buon film con poche speranze di incasso. Così non ha tardato ad arrivare una risposta dalle pagine dell'Avvenire. Il giornale sosteneva che il film non avrebbe avuto comunque grande vita. Senza mai smentire la storia delle sale controllate, veniva sostenuto che comunque esistono almeno 786 sale d’essai sul territorio italiano e se nessun’altra di queste ha voluto il film significa che il problema non era il giudizio della CEI. A questo però ha prontamente ribattuto Vieri Razzini spiegando che: “È un dato artefatto, poiché si tratta di un numero che include in gran parte sale di seconda e terza visione, spesso aperte solo alcuni giorni alla settimana e riservate ai soci: in sostanza, quel circuito provinciale della cosiddetta “profondità” in cui i film possono arrivare solo a diversi mesi dalla data di uscita, come sanno tutti i distributori”.

Perchè La vita d'Adele sì e Weekend no?

La vera domanda è però come mai Teodora, società molto esperta nella distribuzione di film d’essai, non se lo aspettasse. E la risposta è che Weekend non contiene quasi nulla di scabroso è anzi un film romantico sulla scia di Prima dell’alba e Prima del tramonto. Già in passato la società di Vieri Razzini si era scontrata con la CEI per un film provocatorio come Lo sconosciuto del lago, pieno di sesso omosessuale, in quel caso però sapevano bene che non sarebbe stato accettato e hanno misurato il loro investimento nell’acquisizione tenendolo in mente. Con Weekend non l’avrebbero mai potuto prevedere: “È solo un film d’amore molto casto!” spiega Cesare Petrillo “Tutta questa storia dimostra solo che la CEI ha metri di giudizio diversi per l’omosessualità maschile e quella femminile”. Sebbene di solito circa un paio di film l’anno meritino il bollino di “Non utilizzabili” (quest’anno c’è anche Il Club di Pablo Larrain, su un gruppo di preti mandati in esilio dalla Chiesa perché sospettati di atti pedofili) inspiegabilmente non capitò a La Vita d’Adele, film vincitore di Cannes che mostra con dovizia e a lungo scene di sesso lesbico.

Il regista da (quasi) Oscar Andrew Haigh

È lui il motivo per il quale Weekend, nonostante sia del 2011, esce ora in Italia. Il suo ultimo film, 45 anni, ha ricevuto una nomination all’Oscar (Miglior attrice protagonista: Charlotte Rampling) ed ha rivelato al mondo il suo talento. Anche quel film era distribuito da Teodora e la società a quel punto si è resa conto che il precedente, cioè Weekend, era passato sotto il suo radar. Ha così deciso di dargli  anche nel nostro paese. Del resto la trama di 45 anni non era così diversa da Weekend. Quel film raccontava di nuovo di una coppia, questa volta eterosessuale e anziana, che proprio quando si appresta a festeggiare i 45 anni di matrimonio riceve una notizia inattesa. Il corpo della ex fidanzata di lui, morta in un incidente alpino, è stato ritrovato. Nonostante si tratti di eventi lontanissimi nel tempo, lo stesso l’evento mina gli equilibri tra i due e introduce dubbi e insicurezze, tingendo le celebrazioni di una strana luce.