Difficilmente il fascino e il talento di Marcello Mastroianni sono rintracciabili negli attori contemporanei. L’iconico istrione del cinema italiano e mondiale, candidato tre volte agli Oscar e vincitore di tutti i premi assegnabili in giro per il mondo, ha lavorato con i più grandi registi italiani, tra cui Fellini, Scola, Germi, De Sica e con i più grandi attori, regalandoci film storici come “I soliti ignoti”, “Divorzio all’italiana”, “Matrimonio all’italiana”, “La dolce vita”, “8 ½” che andrebbero rivisti a ripetizione per godere del vero cinema con la “C” maiuscola. L’attore, nella sua carriera, ne ha girati circa 150, in occasione del ventennale della sua morte, vale veramente la pena recuperarne almeno i 10 più rappresentativi, magari da rivedere in questi giorni di festa.

“I soliti ignoti”(1958), di Mario Monicelli.

Il maestro Mario Monicelli firma questo capolavoro incentrato sulla storia di Cosimo (Memmo Carotenuto), ladro di periferia, in prigione per il furto di una macchina. Alcuni suoi amici – Capannelle (Carlo Pisacane), Mario (Renato Salvatori), Ferribotte (Tiberio Murgia), Tiberio (Marcello Mastroianni) – si adoperano per cercare qualcuno da accusare del furto per far scarcerare Cosimo. La scelta ricade su Peppe (Vittorio Gassman), un pugile, che dietro compenso, dichiara di essere il responsabile del furto, ma non viene creduto. Peppe non viene creduto e viene rilasciato, ma prima si fa confidare da Cosimo il progetto di un furto con scasso. Gli amici decidono di svaligiare la cassaforte del Monte di Pietà e prendono lezioni da Dante (Totò), uno specialista in furti del genere. Il resto è storia. La pellicola conquistò due Nastri d’Argento e una nomination agli Oscar del 1959 come Miglior film straniero.

“La dolce vita”(1960), di Federico Fellini.

E’, probabilmente, il film più rappresentativo della carriera di Marcello Mastroianni. L’attore nel film è Marcello Rubini, un uomo che, malgrado le proprie ambizioni di scrittore, si è adattato al ruolo di giornalista mondano e di servizi scandalistici. Per lavoro, s’immerge nel mondo dorato che gravita attorno a Via Veneto, e finisce con copiarne le abitudini e la mentalità. La sua vita sentimentale è simile alle montagne russe e le avventure occasionali finiscono per far appassire il rapporto con Emma, la donna con cui vive. Tutto quello che gravita attorno a lui sembra non toccarlo minimamente, nemmeno la morte dell’intellettuale Enrico Steiner, segno che la sua anima, ormai, fa parte di quel mondo effimero. Fellini dipinge alla perfezione la società decadente dell’epoca, servendosi di un Mastroianni superlativo e della giunonica Anita Ekberg, nei panni dell’attrice Sylvia, passata alla storia per la scena della Fontana di Trevi. Il film vinse l’Oscar per i Migliori costumi e Fellini portò a casa una valanga di premi, tra cui la Palma d’Oro al Festival di Cannes  del 1960.

“Divorzio all’italiana”(1961), di Pietro Germi.

Il barone siciliano, Ferdinando Cefalù (Marcello Mastroianni), detto Fefè si innamora di Angela (Stefania Sandrelli), una cugina di 16 anni, ed è ricambiato. Fefè, però, è sposato con Rosalia (Daniela Rocca), una donna per nulla avvenente e anche pesante. L'arrivo del pittore Carmelo Patané (Leopoldo Trieste), vecchio amante della moglie, sembra poter fare andare le cose nel verso giusto ma, si sa, chi la fa, l’aspetti. Il maestro germi mette da parte il dramma e si da alla commedia all’italiana in  maniera superba, lasciando ampio spazio ai suoi attori che incarnano alla perfezione i personaggi che Germi aveva in mente, portando sul grande schermo uno dei film più magnetici di quel grande e prolifico decennio.

“8 ½”(1963), di Federico Fellini.

Il capolavoro assoluto di Fellini racconta la storia di Guido Anselmi (Mastroianni), un regista di 43 anni che sta preparando il suo prossimo film e, nel frattempo, si trova a trascorrere un periodo di riposo in una stazione termale. Durante la pausa, Anselmi fa una sorta di bilancio generale della sua esistenza, fatta di rapporti con personaggi reali, sogni, ricordi, ma anche della paura della vecchiaia e della morte. Il personaggio di Fellini fa questa autoanalisi etica, artistica e personale in cui chiunque può riconoscersi, rapportandola al proprio mondo, al tempo perso inutilmente e ai propri rimorsi e rimpianti. “8 ½” ha vinto decine di premi, tra cui 2 Oscar al Miglior film straniero e per i costumi di Piero Gherardi e, con gli anni, è diventato quasi il manifesto della perfezione del cinema italiano.

“Ieri, oggi e domani”(1963), di Vittorio De Sica.

Vittorio De Sica firma questo fenomenale film a episodi (3) che riuscì a portare a casa l’Oscar al Miglior film straniero. Marcello Mastroianni e Sophia Loren sono i protagonisti assoluti di tutti e tre gli episodi. Nel primo, basato su una storia vera e intitolato “Adelina”, l’attrice è Adelina Sbaratti, una contrabbandiera di sigarette che vive nel quartiere di Forcella, a Napoli. Per evitare il carcere, la donna resta sempre incinta, finchè un giorno, suo marito Carmine, deciderà di non cedere più alla strategia di sua moglie. Il secondo, “Anna”, racconta di una ricca signora milanese che ha una tresca amorosa con Renzo, un uomo di modeste condizioni. Ma un incidente, rivelerà la vera natura di quel rapporto. Nel terzo, quello più famoso, intitolato “Mara”, la protagonista è una squillo che vive a Piazza Navona, a Roma, in un appartamento all'ultimo piano, accanto alla terrazza del seminarista Umberto. L’uomo s’invaghirà di lei, fino a voler abbandonare gli studi, andando contro sua nonna (Tina Pica). Ma Mara (indimenticabile è il suo spogliarello) riuscirà a sistemare tutto.

“Matrimonio all’italiana”(1964), di Vittorio De Sica.

Filumena Marturano (Sophia Loren), ex prostituta, è stata per anni la serva-amante di Domenico Soriano, donnaiolo napoletano. Stanca della sua condizione, decide di farsi sposare. Per riuscirci, finge di essere in punto di morte. Lo stratagemma riesce a metà perché, accortosi dell'inganno, Domenico fa annullare le nozze. La donna allora rivela di avere tre figli, uno dei quali proprio di Domenico, ma non gli rivelerà mai qual è. De Sica, portando al cinema la famosa commedia teatrale di Eduardo De Filippo, regalò a Mastroianni uno dei ruoli più belli della sua carriera e alla Loren una nomination agli Oscar come Miglior attrice protagonista. Non è tutto, perché il film vinse 4 David di Donatello (Miglior regista, Miglior produttore, Migliore attrice protagonista e Miglior attore protagonista) e 1 Nastro d’Argento andato proprio alla Loren.

“La grande abbuffata”(1973), di Marco Ferreri.

Quattro uomini, di diversa estrazione sociale, stanchi della loro vita noiosa e banale, decidono di suicidarsi, rintanandosi in una casa vicino Parigi, e mangiando fino alla morte. A distoglierli dal loro intento, non serviranno neanche tre prostitute, fatte venire dagli amici, per cercare di ravvivare quella surreale atmosfera. Ferreri assolda Mastroianni, Tognazzi, Noiret e Michel Piccoli per questa commedia nera e grottesca che fu un successo commerciale enorme, anche se il messaggio intrinseco (i danni del consumismo e gli effetti devastanti e alienanti dell’eccessivo benessere) è alquanto triste.

“Una giornata particolare”(1977), di Ettore Scola.

Il maestro Scola ci riporta indietro al 6 maggio 1938. Mentre tutta Roma è in agitazione per la visita di Hitler, Antonietta (Sophia Loren), madre di sei figli, moglie di un impiegato statale fervente fascista. La donna conosce il vicino, Gabriele (Mastroianni), un ex annunciatore dell'Eiar, che ha perso il posto perchè omosessuale. Quell’incontro cambierà la vita di entrambi. Il regista mette a segno uno dei suoi superbi colpi di cinema, portando a casa il Golden Globe per il Miglior film straniero, 2 nomination agli Oscar (Miglior attore protagonista a Mastroianni e Miglior film straniero) e decine di altri riconoscimenti.

“Oci Ciornie”(1987), di Nikita Sergeevič Michalkov.

Ispirato ad alcuni racconti di Anton Čechov, il film ci porta all’inizio del secolo scorso, dove  Romano (Mastroianni) incontra alle terme di Montecatini, Anna una giovane signora russa dai profondi occhi neri, di cui si invaghisce. L’uomo è già sposato con Elisa (Silvana Mangano), una donna ricca che gli permette di vivere nel benessere, ma l’infatuazione è più forte e Romano decide di andare a riprendersela in Russia. Il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 1987, dove Marcello Mastroianni vinse il Premio per la Migliore interpretazione maschile e ottenne anche la candidatura ai Premi Oscar 1988 come Miglior attore.

“Che ora è”(1989), di Ettore Scola.

In questo meraviglioso e commovente film di Scola, Mastroianni è un facoltoso avvocato romano, sui 60 anni, che decide di passare una giornata a Civitavecchia col figlio Michele (Massimo Troisi), che sta terminando il servizio militare. Michele, di temperamento chiuso e poco ambizioso, è infastidito dall'invadenza del padre che cerca di ingraziarselo con regali costosi per riempire i vuoti degli anni in cui è stato assente. Tra rabbia, battibecchi e ricongiungimenti, alla fine l’amore tra padre e figlio trionferà, grazie anche ad un vecchio orologio del nonno. Alla coppia Troisi/Mastroianni fu assegnata la Coppa Volpi per la Migliore interpretazione maschile e Troisi portò a casa anche il Premio Pasinetti. Da recuperare subito.