Il ruolo della scrittrice e psicologa Catherine Tramell, protagonista del cult “Basic Instinct”, l’ha resa una vera e propria icona internazionale del cinema. Sharon Stone, all’epoca, aveva 34 anni e tutti i registi impazzirono per lei. Il 10 marzo, la diva compie 60 anni ma il tempo per lei è come se si fosse letteralmente fermato. Il suo curriculum, però, si è arricchito fino a raggiungere ben 58 titoli e 12 partecipazioni a serie o film per la televisione. Oltre a "Basic Instinct", tra i film più importanti della Stone è impossibile non menzionare “Atto di forza”, “Casinò”, “La dea del successo” e “Basta guardare il cielo” mentre ultimamente l’abbiamo vista nel folle “The Disaster Artist”, di James Franco.

Gli inizi da modella e l’esordio al cinema con Woody Allen

L’attrice è nata a Meadville, in Pennsylvania, da genitori di origini irlandesi. Dopo aver preso parte da giovanissima a tanti concorsi di bellezza, decide di andare a New York, iniziando a lavorare come modella e attrice di spot pubblicitari per la Ford Modeling Agency. Successivamente, la Stone si trasferisce in Europa e qui, a farla esordire al cinema, ci pensa Woody Allen col film “Stardust Memories”(1980), a cui seguiranno “Bolero”(1981), di Claude Lelouch e l’horror “Benedizione mortale”(1981), del compianto Wes Craven. Sempre negli anni ’80, girerà pellicole di minore importanza come “Allan Quatermain e le miniere di re Salomone”(1985), di J. Lee Thompson; “Gli avventurieri della città perduta”(1987), diretto da Gary Nelson e “Nico”(1998), di Andrew Davis.

Il successo di “Basic Instinct”

La svolta arriva nel 1990, quando Paul Verhoeven la sceglie per il ruolo di Lori, moglie di Douglas Quaid/Arnold Schwarzenegger nel cult “Atto di forza”. Nello stesso anno, compare anche nuda su Playboy anche se, di lì a poco, un brutto incidente la costrinse a letto per vari mesi. Tornata in pista, girò “Scissors – Forbici”(1991), diretto da Frank De Felitta e “Diario di un assassino”(1991), per la regia di Charles Finch, ma è con “Basic Instinct”(1992), diretto sempre da Verhoeven, che la sua carriera prende il volo. Il film racconta la storia del detective Nick Curran (Michael Douglas) che indaga sull’omicidio di un ex star del rock, compiuto con un punteruolo da ghiaccio. La principale sospettata è Catherine Tramell (Stone), scrittrice e psicologa di successo, bisessuale e misteriosa. Tra i due, presto nasce una perversa relazione, che si complicherà a causa di Beth (Jeanne Tripplehorn), una psicologa legata a Nick, che sembra avere legami passati con Catherine. Partendo da un budget di 49 milioni di dollari, “Basic Instinct” ne ha incassati circa 353, conquistando anche due nomination ai Golden Globe (Miglior attrice in un film drammatico a Sharon Stone e Migliore colonna sonora originale) e 2 agli Oscar (Miglior montaggio e Migliore colonna sonora).

Il Golden Globe e la nomination agli Oscar per “Casinò”

Nel 1993, l’attrice è già sul set di “Sliver”, di Phillip Noyce mentre deve incassare il flop de “Lo specialista”(1994), girato in coppia con Sylvester Stallone. L’anno dopo, è sul set di “Pronti a morire”, di Sam Raimi, con Gene Hackman, Russell Crowe e Leonardo DiCaprio ma Martin Scorse decide di prenderla sotto la sua ala e le affida il ruolo della prostituta Ginger McKenna nel bellissimo “Casinò”(1996), che le fa vincere il Golden Globe e ottenere la sua unica candidatura agli Oscar come Migliore attrice protagonista. Altre nomination ai Golden Globe arrivano grazie al ruolo di Gwen Dillon nel dramma “Basta guardare il cielo”(1998), di Peter Chelsom e a quello di Sarah Little ne “La dea del successo”, di Albert Brooks. Seguiranno pellicole come “Ho solo fatto a pezzi mia moglie”(2000), di Alfonso Arau; “Beautiful Joe”(2000), diretto da Stephen Metcalfee e l’horror “Oscure presenza a Cold Creek”(2003). Nel settembre 2001, la diva fu colpita da un aneurisma che la ridusse in fin di vita, ma con molti mesi di riabilitazione, tornò sulle scene più bella che mai.

I flop di “Catwoman” e “Basic Instinct 2”

Catwoman”(2004), di Pitof, si rivela un grande flop ma nello stesso anno porta a casa un Emmy come Migliore attrice per il suo ruolo nella sitcom “The Practice”, dove veste i panni di Sheila, un’avvocatessa coraggiosa. Si rifarà anche grazie al film “Broken Flowers”, di Jim Jarmush che, nel 2005, vincerà il Grand Prix al Festival di Cannes. Un altro flop, però, è dietro l’angolo e si tratta di “Basic Instinct 2”(2006), di Michael Caton-Jones, massacrato dall critica e snobbato dal pubblico. In seguito, sarà nel cast di pellicole di scarso prestigio come “Alpha Dog”, di Nick Cassavetes; “Contarsti e amori”(2008), di Patrick Sisam e “Streets of Blood”(2009) del regista Charles Winkler.

“Il ragazzo d’oro” di Pupi Avati e gli ultimi film

Dopo il buon successo di “The Burma Conspiracy – Largo Winch II”, di Jérôme Salle, la Stone è nel cast di “Lovelace”(2013), biopic di Robert Epstein e Jeffrey Friedman incentrato sulla storia della pornostar Linda Lovelace, poi nel divertente “Gigolò per caso”, di e con John Turturro e Woody Allen e, nel 2014, Pupi Avati la vuole in “Un ragazzo d’oro”, affiancandole Riccardo Scamarcio e Cristiana Capotondi. Nel 2015, invece, l’attrice è nei panni di Natalie Maccabee, vicepresidente degli USA, nella serie “Agent X” mentre nel 2016 è con Selma Blair e Mira Sorvino nel drammatico “Mothers and Daughters”, di Paul Duddrige. Gli ultimi film che ha girato sono “Senza controllo”(2017), di Alex Ranarivelo; “The Disaster Artist”, di e con James Franco e “Quando arriva l’amore”, della regista Susan Walter.