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Opinioni
23 Aprile 2015
18:35

Avengers: Age of Ultron riscopre Hulk. Da disastro a successo grazie a Mark Ruffalo

Dopo due film andati malissimo nessuno puntava più sul personaggio attorno a quale Avengers: Age of Ultron costruisce la sua parte migliore grazie ad una scrittura ad hoc e al grande Mark Ruffalo.
A cura di Gabriele Niola
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Alle volte c’è solo bisogno dello sceneggiatore giusto che capisca tutto. Questa settimana esce Avengers: Age of Ultron, film che fa di nuovo il punto della situazione nell’universo cinematografico Marvel, chiudendo tutte le trame della “Fase 2” e aprendo quelle della “Fase 3” e, proprio quando pensavamo di sapere tutto dei personaggi, Joss Whedon rilancia e punta tutto il suo carrozzone da diverse centinaia di milioni di dollari (che incasserà anche diverse centinaia di milioni di dollari) su quello più bistrattato: Hulk.

Ad un certo punto infatti di Hulk non ne voleva più sapere nessuno, era diventato sinonimo di insuccesso. Portato al cinema nel 2003 da Ang Lee (regista taiwanese da festival, autore di La tigre e il dragone e Brokeback Mountain che si misurava volentieri con il cinema popolare) fu un clamoroso insuccesso anche se sperimentale e audace. Era però un momento in cui la Marvel non aveva ancora iniziato a curare i propri personaggi in prima persona anche al cinema, così quando la società riprese in mano i diritti delle sue creature, assieme ad Iron Man e agli altri personaggi riprovò anche a fare un film su Hulk.

Era il 2008, cinque anni dopo il primo flop ricominciavano tutto da capo, cambiando protagonista il protagonista, da Eric Bana e Edward Norton, a cui era affiancato un cattivo interpretato da Tim Roth. Di nuovo un flop e proprio nel momento in cui tutti gli altri film di supereroi andavano benissimo. Hulk al cinema non funziona” era la sentenza emessa, contraddetta 4 anni dopo da Avengers e dal suo miliardo e mezzo di dollari incassati in tutto il mondo, proprio grazie a quel personaggio verde e ad un nuovo attore, molto più abile e interessato degli altri a dare risalto, personalità e carattere al personaggio.

I più attenti infatti avevano notato già nel primo film diretto da Joss Whedon come il regista che viene da Buffy – L’ammazzavampiri, nonostante dovesse gestire 6 personaggi tutti ugualmente protagonisti, avesse una predilezione per il gigante dalla doppia personalità. A lui aveva regalato i momenti più divertenti con una personalità cool e desiderabile. Hulk in confronto agli altri è un titano, ombroso, incomprensibile, potente e difficile da gestire, tutti si preoccupano continuamente di lui, già nel primo Avengers è il centro dell’attenzione. Nel nuovo film che esce questa settimana la trasformazione da disastro a punto di forza di un kolossal da più di 200 milioni di budget è completata, ad Hulk spetta la parte più interessante di tutta la trama, l’unica con una punta di sentimento e coinvolgimento.

Whedon infatti stavolta esagera e si lancia in una trama sentimentale tra la bestia e la bella del gruppo, sapendo di poter contare su un attore fenomenale. Al momento di fare il cast di Avengers infatti la Marvel, non contando più sul personaggio di Hulk aveva deciso (di nuovo) di cambiare l’interprete, rivedendo le aspettative verso il basso e passando da Edward Norton al molto meno conosciuto Mark Ruffalo, fino a quel momento solo coprotagonista di tanti film. Nessuno ci aveva puntato e invece è stato l’elemento di forza. Mentre tutti i personaggi principali sembrano in ombra, Age of Ultron regala a Ruffalo le scene migliori. Capace di passare dalla commedia al drammatico, di flirtare, commuovere e far ridere, nonostante debba dividere la scena con un personaggio creato al digitale (il suo alter ego gigante) lo stesso riesce a cambiare la percezione che abbiamo del peso di quel carattere, segnando la differenza tra tutti i film d’azione e intrattenimento che vediamo e questo qui.

L’unione di un regista/sceneggiatore interessato al personaggio e di un interprete bravissimo ha fatto al differenza, dimostrando che non esistono cattivi personaggi o cattive storie ma solo cattivi film e che qualsiasi cosa può diventare una buona trama, basta saperla usare.

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