Opinioni
27 Agosto 2014
17:36

Birdman, un colpo di fucile che apre Venezia 71 col botto

Il festival apre con una commedia forte e potente in cui Micheal Keaton sembra interpretare una versione disperata di se stesso, ovvero un attore diventato famoso interpretando un supereroe (Birdman come Batman) e poi caduto in disgrazia.
A cura di Gabriele Niola

Dopo l’apertura dell’anno scorso con Gravity la Mostra del cinema di Venezia è inaugurata da un altro clamoroso messicano che è di casa ad Hollywood. Si tratta di Alejandro Gonzales Iñarritu (quello di Babel, Biutiful e 21 Grammi) e del suo Birdman in cui Michael Keaton, Edward Norton e Emma Stone sono presi in una vorticosa commedia amarissima che si svolge in 4 giorni attraverso quella che sembra (ma non è) un’unica lunga ripresa.

In Birdman ci sono i supereroi senza che ci siano davvero supereroi, perchè il protagonista intepretato da Michael Keaton è un attore che all’inizio degli anni ‘90 era famoso per aver interpretato ben 3 film di Birdman (un personaggio inventato appositamente), dopo i quali la sua carriera è caduta in disgrazia ed ora sta cercando di tornare in auge scrivendo, dirigendo e interpretando uno spettacolo di Broadway. Sembra una visione pessimistica della vera carriera di Michael Keaton stesso (che non è caduto in disgrazia ma non ha mai eguagliato la popolarità donatagli ad inizio anni ‘90 dai due film di Batman) cosa che l’attore ha smentito immediatamente e seccamente appena messo piede al Lido: “Non so di cosa stiate parlando. Io non ho la vita di quel personaggio. Non centra niente”. Ubriacone, con una famiglia a pezzi, l’autostima sotto i piedi ed estremamente vulnerabile, c’è davvero poco del vero Keaton nel personaggio, tuttavia il parallelo professionale sembra reggere e addirittura quando nella storia vengono citate le date dei film di Birdman queste sono le stesse dei film di Batman!

 

Paralleli a parte i 4 giorni in cui si svolge il film sono gli ultimi della preparazione dello spettacolo, frenetici e disperati, pieni di litigi, esagerazioni, rischi esilaranti e confessioni amare. Tutto è peggiorato dai social media che implacabilmente lo inchiodano ad ogni errore (ad un certo punto sarà costretto a correre in mutande attraverso Times Square in mezzo ad una folla di persone che non erano comparse ma persone che in quel momento si trovavano nella piazza di New York e hanno assistito all’evento senza sapere nulla eppure riprendendo tutto con i cellulari).

Birdman è un colpo di fucile, diverte e sa toccare ma soprattutto corre rapido con una colonna sonora che per lunghi tratti è costituita da un assolo di batteria, perfetta per sposarsi con la frenesia dei lunghi piani sequenza in movimento, ma sa anche fermarsi in attimi di imprevedibile stasi in cui il protagonista sente nella sua testa la voce di Birdman, il personaggio che aveva interpretato (che guarda caso ha il tono roco di Batman), che gli parla e lo critica per la vita di schifo che conduce, invitandolo a tornare ad essere un supereroe. Insomma l’impressione è che quest’edizione di Venezia non potesse iniziare meglio di così, con un film tecnicissimo, stato dell’arte del cinema serio, che racconta una storia originale e accattivante con il passo divertito di chi padroneggia il racconto per immagini. E anche una sorpresa.

Perchè se accanto a Michael Keaton ci sono la collaudata Emma Stone (che brava! Ha poche scene ma è memorabile in ognuna, la sua migliore interpretazione), Edward Norton (il suo attore bravissimo ma sconosciuto, pieno di fobie e tic è esilarante) e Naomi Watts (più sottotono degli altri), ad impressionare davvero è Zach Galifianakis. Il talento comico emerso negli ultimi anni con Una notte da leoni o Parto col folle è forse il personaggio più serio di tutto il film, ha poche battute comiche e nonostante abbia mantenuto il suo look caratteristico (cioè il barbone) è davvero perfetto. Spesso abbiamo visto attori comici fare ruoli seri, alcuni anche magistralmente (Jim Carrey, Robin Williams), ma quasi sempre sono esagerati e recitano sopra le righe per sembrare convincenti, Galifianakis invece è misuratissimo, come se avesse sempre fatto solo ruoli drammatici.

Un festival di cinema si fa anche così: scoprendo dei ruoli comprimari totalmente inaspettati.

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1.211 di antofox
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