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Opinioni

Cannes 2015 al via, ma l’attenzione è più per la giuria che per i film

Apertura stranamente sottotono con un film, La Tete Haute, privo di grande stelle eppure in grande continuità con il passato della manifestazione. L’attenzione quindi è tutta per la giuria di stelle che il festival sfoggia quest’anno.
A cura di Gabriele Niola
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Primo film del Festival di Cannes ma anche primo tappeto rosso per la giuria di quest’anno che, almeno in confronto al bassissimo tasso di star del cast di La Tete Haute di Emmanuelle Bercot, sembra la parte più di richiamo. A giudicare i film infatti, capitanati dai fratelli Joel ed Ethan Coen, ci sono nomi imprescindibili come quello di Guillermo Del Toro, attrici simbolo di un’era come l’almodovariana Rossy Del Palma o Sophie Marceau, e nuovi divi del cinema commerciale come Jake Gyllenhaal o del cinema autoriale come Xavier Dolan. Tutti in sala oggi per il film che apre le danze.

E proprio Xavier Dolan che l’anno scorso in concorso vinceva il premio della Giuria con Mommy sarà rimasto molto stupito nel vedere un film come La Tete Haute (letteralmente, “a testa alta”) molto simile al suo. La storia è quella di Malony, ragazzo che definire turbolento è dire poco, entra ed esce da riformatori e centri di riabilitazione solo per ricominciare a rubare auto e compiere altre bravate. Intorno a lui un esercito di assistenti sociali e giudici cerca di tirare fuori il meglio da una corazza che sembra conoscere solo la violenza anche grazie ad una madre totalmente inadeguata. C'è quindi più di un elemento che lega il festival dello scorso anno a quello di quest'anno. Se il capolavoro che un anno fa Dolan portò in concorso si concentrava sul rapporto madre/figlio, questo racconta il legame tra il ragazzo e le istituzioni che cercano di fargli da madre.

Sono almeno 20 anni che il festival francese cerca, promuove e seleziona il cinema che più indaga la realtà delle difficoltà familiari con particolare attenzione ai ragazzi. Esiste infatti un vero e proprio filo rosso nella storia delle selezioni di Cannes che riguarda ragazzi turbolenti e le loro disavventure, come filtro per leggere la realtà. Storie sempre guardate con una partecipazione e amore genitoriale. Dunque, sebbene possa sembrare strano che un festival solitamente aperto da star immense e film attesissimi decida di iniziare apparentemente sottotono con un titolo privo di nomi altisonanti, è evidente vedendo La Tete Haute, quanto il film sia in linea con la storia di questa manifestazione.

La prima serata non è però indicativa di quel che presenterà il resto del festival, invece pieno di nomi immensi, molto più filoamericano del solito e costellato di opere fuori concorso attese da mesi (solo due per tutte: il ritorno di Mad Max e la Pixar che intende dimostrare di essere ancora in grado di stupire tutti con Inside Out), al pari di un concorso che affianca film polizieschi come Sicario di Denis Villeneuve con Josh Brolin, Benicio Del Toro e Emily Blunt ai 3 italiani in gara, fino al portabandiera del cinema greco della crisi, Yorgos Lanthimos e al ritorno di Cate Blanchett con un film tutto centrato su di lei diretto dal grandissimo Todd Haynes: Carol.

I pronostici sono già partiti ma nessuno può dire di avere delle basi concrete su cui farli. La verità è che quest’anno più di molti altri il concorso è pieno di cineasti bisognosi del premio maggiore, che l’hanno sfiorato e meritato troppe volte senza ottenerlo. Tra questi ovviamente rientrano anche i due italiani d’esportazione più forti del momento: Matteo Garrone e Paolo Sorrentino. Dovranno piacere alla giuria piena di star del cinema commerciale e autoriale che fa capo ai fratelli Coen e forse, una volta tanto, proprio i nostri titoli pieni di star internazionali hanno le carte migliori da giocarsi.

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