Il caso Weinstein negli Usa non è solo uno scandalo che coinvolge il mondo cinematografico, di quelli che ciclicamente spuntano dalle nefandezze di qualcuno. Il caso Weinstein è la scintilla di una rivoluzione (che forse sarebbe il caso di chiamare “evoluzione”) culturale che pone l’accento sul sesso come merce di scambio, là dove i rapporti di forza sono dispari e dove l’esercizio del potere maschile strabocca nelle sue forme peggiori. Dietro gli hashtag (che siano #metoo o #quellavoltache o #iostoconAsia o l’ultimo #iostoconMiriana) c’è uno spaccato del mondo femminile che da troppi anni i media hanno fatto finta (o hanno deliberatamente voluto) di non vedere, in tutti i settori lavorativi.

Ma che succede in Italia? Poco, pochissimo, quasi nulla. Se davvero è fin troppo facile e comodo puntare il dito contro gli orchi degli altri qui, nel mondo dello spettacolo nostrano (ma non si tratta solo di cinema, è una porzione del tutto) vige un inquietante silenzio di facciata mentre qualcuno s’arrabatta perché il momento passi il più velocemente possibile.
Ci sono donne che non denunciano dopo avere assistito incredule alla demolizione pubblica avvenuta con Asia Argento e Miriana Trevisan. Ci sono media che trasmettono le testimonianze ma continuano a tenere nascosti i nomi. Ci sono nomi che sono sulla bocca di tutti ma che nessuno scrive.

Ci sono addirittura orchi che si dichiarano già pentiti e pronti a “cambiare” in cambio del silenzio, come se la dignità delle vittime non passasse dalla presa di coscienza collettiva (che no, non è una gogna pubblica come dice qualcuno ma il riconoscimento dei fatti e della verità). Da settimane sto ascoltando racconti strazianti e dolorosi di donne che, oltre alla molestia, devono convivere con il tormento di vivere in un Paese che preferirebbe condannarle piuttosto che accoglierle. L’esempio di Asia Argento è il punto da cui partire e ora non ci si può permettere di fermarsi: avere coraggio, raccontare, raccontare e raccontare.

Loro ora sono impauriti. Ora è il momento di smascherarli.
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