Da giorni fa discutere l'appello pubblicato da Catherine Deneuve e da altre cento attrici, giornaliste e scrittrici su Le Monde, che offre un parere decisamente controcorrente sullo scandalo dei vari casi di molestie che sta sconvolgendo il mondo dello spettacolo. "Difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale" era stato il titolo di quel manifesto, che ha condannato severamente le violenze sulle donne ma al contempo ha affermato come movimenti nati sul solco del caso Weinstein, come #MeToo, rischiano di scatenare una vera e propria caccia alle streghe in cui si annulla la distinzione tra abusi e semplici avance. Benché la lettera sia stata sottoscritta da un grande numero di personalità, è proprio la Deneuve ad essere stata la più attaccata, tanto che la diva di "Belle de Jour" ha deciso di rispondere con un'altra lettera, stavolta pubblicata su Libération, in cui accusa "conservatori e razzisti" di aver strumentalizzato quelle parole e scusandosi, ma solo con le vittime di molestie e violenze.

Perché Catherine Deneuve ha firmato la lettera

"Sì, mi piace la libertà. Non mi piace questa tendenza del nostro tempo in cui tutti hanno il diritto di giudicare, di condannare", inizia la Deneuve, dichiarandosi per nulla pentita di aver firmato la petizione. L'attrice prende le distanze dalle affermazioni di alcune firmatarie, come l'ex pornostar Brigitte Lahaie ("Dire in un canale televisivo che puoi godere durante uno stupro è peggio che sputare in faccia a tutti coloro che hanno subito questo crimine") e, pur ammettendo di non condividere alcune frasi dell'appello, sottolinea come "nulla nel testo afferma che le molestie hanno qualcosa di positivo, altrimenti non avrei firmato". Ribadisce, inoltre come la condanna preventiva degli accusati porti con sé pericoli gravi, quali il rischio di "manipolazioni", "colpi bassi" o "suicidi di innocenti".

Ho firmato questo testo per una ragione che, a mio avviso, è essenziale: il pericolo della censura nelle arti. Bruceremo le opere di Sade? Considereremo Leonardo da Vinci un artista pedofilo e cancelleremo i suoi dipinti? Toglieremo Gauguin dai musei? Distruggeremo i disegni di Egon Schiele? Proibiremo i dischi di Phil Spector? Questo clima di censura mi lascia senza parole e preoccupata per il futuro delle nostre società.

A volte sono stata accusata di non essere una femminista. Devo ricordarvi di essere stata una delle 343 tro** con Marguerite Duras e Françoise Sagan che hanno firmato il manifesto "Ho abortito" scritto da Simone de Beauvoir? L'aborto, all'epoca, era punibile con procedimenti penali e detenzione. Questo è il motivo per cui vorrei dire ai conservatori, ai razzisti e ai tradizionalisti di tutti i tipi che mi hanno sostenuto per strategia che non mi faccio ingannare così. Non avranno né la mia gratitudine né la mia amicizia, al contrario. Sono una donna libera e rimarrò tale. Saluto con affetto tutte le vittime di atti odiosi che possono essersi sentite offese da questo dibattito pubblicato su Le Monde, è con loro e con loro soltanto che mi scuso.

Cosa dice l'appello apparso su Le Monde

Per completezza, torniamo a riportare uno stralcio del manifesto pubblicato da Le Monde, che oltre alla Deneuve ha visto tra le firmatarie la giornalista Elisabeth Levy, le scrittrici Catherine Millet e Catherine Robbe-Grillet, l'attrice Ingrid Caven.

Lo stupro è un crimine. Ma tentare di sedurre qualcuno, anche in maniera insistente o maldestra, non è un reato, né la galanteria è un'aggressione del maschio.

Nel caso Weinstein, c'è stata una legittima e necessaria presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, in particolare nell'ambito professionale, dove certi uomini abusano del loro potere. Ma la liberazione della parola diventa oggi il suo contrario: bisogna parlare come si deve, tacere quel che infastidisce, e le donne che si rifiutano di piegarsi a queste ingiunzioni sono giudicate traditrici, o complici. (…)

Questa giustizia sommaria ha già le sue vittime, uomini puniti nell'esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose intime durante una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attratta sessualmente.

Questa febbre di inviare i ‘maiali' al macello, lungi dall'aiutare le donne a rafforzarsi, serve in realtà gli interessi dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari e di quelli che credono che le donne siano esseri umani a parte, bambini con il volto da adulto, che pretendono di essere protette. (…)

Noi siamo abbastanza mature per ammettere che la pulsione sessuale è per sua natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente accorte per non confondere il corteggiamento maldestro con l'aggressione sessuale.

Critici e sostenitori del manifesto

L'appello ha raccolto tantissime critiche, a partire dalla politica francese Ségolène Royal, che ha dichiarato come sia un "peccato che la nostra grande Catherine Deneuve sottoscriva questo testo costernante". Durissima Asia Argento, in prima fila nel movimento #MeToo dopo aver accusato Weinstein di averla stuprata due volte: "Catherine Deneuve e altre donne francesi raccontano al mondo come la loro misoginia interiorizzata le abbia lobotomizzate fino al punto di non ritorno". Altri hanno invece approvato le ragioni nel manifesto delle cento celebrità francesi, tra cui, in Italia, l'attrice Claudia Gerini, secondo la quale"proclamare la guerra al maschio significa considerarci incapaci di respingere un'avance sgradita".