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“Dallas Buyers Club”, una tormentata storia vera con due protagonisti da Oscar (RECENSIONE)

Matthew McConaughey e Jared Leto sono i protagonisti di questa pellicola, tratta dalla storia vera dell’elettricista Ron Woodroof, omofobo alcolizzato, al quale verrà diagnosticato l’HIV. La sua battaglia per la sopravvivenza vi lascerà senza fiato.
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A cura di Ciro Brandi
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Il regista canadese Jean-Marc Vallée, prima di girare “Dallas Buyers Club”, ha diretto solo altri due film di successo. Il primo è “C.R.A.Z.Y” (2005), una commedia drammatica dove il protagonista (Marc-André Grondin) compirà un viaggio alla ricerca della propria sessualità e a farsi accettare da padre omofobo. L’altro è “The Young Victoria” (2009), incentrato sui primi anni di regno della Regina Vittoria del regno Unito, con Emily Blunt, che gli fruttò un Oscar ai migliori costumi e due BAFTA. Nel nostro paese non è molto noto, anzi, è quasi uno sconosciuto, ma dopo il 30 gennaio, potrebbe fare veramente il botto, grazie ad una storia che farà riflettere, sorridere amaramente ed emozionare.

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Dallas Buyers Club” è candidato a ben sei premi Oscar. I due protagonisti principali –Matthew McConaughey e Jared Leto – hanno vinto  rispettivamente Il Golden Globe al Miglior attore protagonista e non protagonista, spianandosi la strada verso l’Oscar. Tutta gloria e riconoscimenti più che meritati. La pellicola racconta la storia vera del texano Ron Woodroof, una persona pessima, omofoba e antipatica, elettricista di professione al quale viene diagnostico l’HIV, nel 1986. All’uomo vengono dati solo 30 giorni di vita ma, come già saprete, la sua battaglia lo farà vivere molto più a lungo. Le emozioni che suscita il film sono veramente contrastanti. All’inizio, l’odio verso Ron non può non essere predominante. Woodroof è un bastardo, un maschilista, alcolista, donnaiolo, scommettitore con la passione per i rodei, la sua vita dissoluta non segue alcun sentiero. Quando, però, inizia la sua lotta contro la Big Pharma e la FDA (Food and Drugs Administration) per permettere ai malati come lui di curarsi con farmaci non approvati dal governo, diventiamo totalmente partecipi, iniziamo a fare il tifo per lui, anche se sappiamo quale sarà la sua sorte. Ron, da elettricista, diventa un esperto di farmaci e di contrabbando, da diavolo diventa angelo tirocinante, ma il regista – per fortuna – lo dipinge senza alcun tipo di sentimentalismo o patetismo. La sua storia ci è sbattuta in faccia in maniera estremamente concreta – alla “Erin Brockovich” per intenderci – i principi di Ron diventano inossidabili e imprescindibili, e la vita dissoluta di un tempo resta solo un ricordo sbiadito.

Matthew McConaughey  è il vero pilastro del film. La sua trasformazione è davvero impressionante. Per interpretare il ruolo di Ron ha perso più di 23 chili e, dopo aver preso parte ad alcune commediole romantiche e al blockbuster “Magic Mike”, dove il suo fisico scultoreo era sempre messo in primo piano, qui, invece, è scheletrico (quasi alla Christian Bale ne “L’uomo senza sonno”), diventa un antieroe che dimagrisce durante il film, cambia espressione da un fotogramma all’altro, reincarnandosi nel Ron Woodroof originale, quello che ha fondato il “Dallas Buyers Club”, l’associazione che permetteva ai propri membri, tramite il versamenti di una quota associativa mensile, di ricevere le nuove medicine che gli permettevano di rimanere in vita. In una delle scene più belle del film, Ron/Matthew, passerà il confine tra Messico e USA, portando con sé moltissime dosi di medicinale, ma non vi diciamo come. Gli avversari per la corsa all’Oscar sono Christian Bale, Bruce Dern, Leonardo DiCaprio e Chiwetel  Elijofor, ma la vittoria dovrebbe essere sua al 98%.

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L’altro pilastro fondamentale è il co-protagonista, Jared Leto. L’attore è praticamente irriconoscibile nel ruolo del transessuale Rayon, spalla e sostegno di Ron nella sua lunga battaglia. Leto evita ogni stereotipo, si lascia andare ad un’interpretazione sensazionale, facendoci emozionare in tutte le scene nelle quali compare. Rayon è umano, sensibile, forte quando ce n’è bisogno, sembra quasi un personaggio che è capitato per caso nel film per quanto è naturale e spontaneo. L’incontro/scontro con Ron rappresenta uno degli scambi interpersonali più belli del cinema degli ultimi anni. Per il ruolo, Leto ha dovuto perdere 13 chili ed è talmente rimasto nel personaggio che, un giorno, è andato al supermercato vestito da Rayon. Dopo aver portato a casa il Golden Globe, l’Oscar è praticamente suo al 99%. Purtroppo, il ruolo della Dottoressa Eve Saks – interpretato dalla brava Jennifer Garner – resta inevitabilmente in secondo piano, quasi schiacciato sotto le performance da urlo dei due protagonisti.

A completare il cerchio ci sono l’impeccabile sceneggiatura di Craig Borten e Melissa Wallack e l’eccellente fotografia di Yves Bélanger che ci catapulta con estrema facilità in quel periodo, nel pieno del boom fatto di confusione, disinformazione e smarrimento di fronte ad una malattia che portava solo alla discriminazione. Le istituzioni erano del tutto impreparate e chiuse, ritenendo la malattia legata solo a piccoli gruppi sociali – omosessuali e persone che facevano uso di eroina – buttando la realtà sotto al tappeto dell’omertà. Jean-Marc Vallée ha rispolverato il tutto con forza e, se non fosse per  il devastante“12 anni schiavo”, lo riterremo, senza dubbio, meritevole anche dell’Oscar al Miglior Film.

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