Non ci sono vie di mezzo a quanto pare, A bigger splash di Luca Guadagnino divide il Lido, anzi ha catalizzato la maggior parte della stampa sui pareri più negativi. I “buuu” a fine proiezione hanno parlato chiaro. Eppure il più internazionale dei 4 italiani in concorso a Venezia è un’opera sorprendente, che sbagliamo ad archiviare come un film non riuscito. Tanto è ambizioso A bigger splash che prima di Cannes si pensava che sarebbe stato, assieme a Youth di Sorrentino e Il racconto dei racconti di Garrone, un ottimo complemento per costituire il trio del “cinema italiano con star straniere” esportato al festival francese. La storia invece ha voluto che scalasse a Venezia (e meno male!) quest’opera audace e difficile da incasellare con Tilda Swinton, Mathias Schoenaerts, Dakota Johnson e Ralph Fiennes (più un inatteso Corrado Guzzanti).

La storia è quella di 4 persone molto abbienti che si trovano in vacanza a Pantelleria. Tilda Swinton è una rockstar di fama mondiale a cui manca la voce e forse rischia di perderla per sempre, Mathias Schoenaerts è il suo compagno, Ralph Fiennes il suo produttore (e ex amante) che è venuto a trovarli con la figlia, ovvero Dakota Johnson. Quello che succede tra i 4 è l’argomento principale del film, ma ancora più potente della trama è la maniera in cui Guadagnino ha girato A bigger splash. Seguendo le orme sperimentali di quell’altra opera straordinaria che è Io sono l’amore (anch’essa presentata a Venezia), continuando a raccontare non solo la difficoltà nel capirsi degli esseri umani ma anche i modi alternativi di comunicare.

Continua anche il sodalizio con Tilda Swinton e si arricchisce di altri interpreti che non appartengono al cinema italiano. Nonostante abbia le radici nel nostro paese e nella nostra cronaca, A bigger splash è un film pensato per il mondo. Non solo la storia è scritta per non parlare solo a noi ma anche i riferimenti che possiamo percepire come locali in realtà, come dice la stessa Swinton nella nostra intervista, sono comprensibili da tutti, sono i medesimi problemi e i medesimi nervi scoperti con cui si trovano a doversi confrontare anche la maggior parte delle altre nazioni del mondo.

Lo stesso quello di Guadagnino è uno stile che pare non piacere, almeno ad una buona parte della critica. Abbonato ad essere massacrato e fischiato, Guadagnino anche questa volta riscuote pochi applausi e molti fischi. Partito come frivolo il film finisce sulla cronaca, con il problema dell’immigrazione (come spiegato anche dalla stessa Swinton nell'intervista rilasciata a Fanpage.it) che entra nel film a gamba tesa, proprio là dove è più sentito (a Lampedusa) e assieme ad esso irrompe anche un’ironia portata dal commissario dei Carabinieri interpretato da Corrado Guzzanti. Tutte idee ed elementi che decisamente non siamo abituati a vedere nel solito mansueto cinema italiano. Guadagnino dunque ha il merito di prendere tutto di petto e, anche se di certo non ogni trovata riesce ad essere a livello delle sue grandi ambizioni, è anche evidente che si muove sul terreno migliore, il più necessario.