La forma dell’acqua – The Shape of Water” ha convinto l’Academy e ha portato a casa la statuetta più ambita della serata, quella al Miglior film. La pellicola di Guillermo del Toro ha battuto “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, di Martin McDonagh, “Dunkirk” di Nolan e anche “Chiamami col tuo nome”, del nostro Luca Guadagnino. Il film ha già vinto il Leone d'oro al Miglior film alla 74ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e già da allora la critica specializzata aveva gridato al capolavoro assoluto, paragonandolo ad un altro successo del regista molto apprezzato, “Il labirinto del fauno”.

La storia di Elisa e dell’anfibio

La pellicola è incentrata sulla storia di Elisa (Sally Hawkins), una donna delle pulizie sordomuta che lavora in laboratorio governativo di massima sicurezza. La sua vita cambia quando scopre, per caso, che il governo sta effettuando esperimenti segreti su uno strano uomo pesce (Doug Jones), che tiene prigioniero in una parte del laboratorio. Da quel momento, la donna stabilirà un fortissimo legame con la creatura, andando contro l'organizzazione. Lo script è stato scritto dal regista con la collaborazione di Vanessa Taylor e il regista ha messo su una squadra perfetta composta da Dan Laustsen (fotografia), Sidney Wolinsky (montaggio), Kristin Wayne (trucco), Paul D. Austerberry (scenografia) e il grande Alexandre Desplat (musiche). Oltre ai due protagonisti principali, nel cast ci sono altre star del calibro di Octavia Spencer, Lauren Lee Smith e Richard Jenkins.

Una favola nera contro ogni convenzione sociale

Con questo suo decimo lungometraggio, Guillermo del Toro ha dimostrato, ancora una volta, che la sua passione per le creature fantastiche, per le storie gotico-sentimentali e per le sceneggiature piene di significato e denunce sociali e politiche, non è mai passata. Sally Hawkins e Doug Jones (l’uomo-pesce del film) sono le “anime” protagoniste di questa favola nera che riprende il concetto di base de “La bella e la bestia” estremizzandola e portandola in una dimensione decisamente più dura ed asfittica e relegando i protagonisti ai margini della società. La storia tra la donna e l’essere anfibio cattura subito l’attenzione del pubblico e, naturalmente, non poteva mancare il “terzo incomodo”, il cattivo del film, incarnato da un eccezionale Michael Shannon, nei panni del violento colonnello Richard Strickland, messo lì simbolicamente a significare che è lui il vero “mostro” della pellicola. Questa tesi è avvalorata anche dallo straordinario finale su cui tutti avranno versato qualche lacrima, uscendo però dalle sale letteralmente travolti da un fiume di emozioni diverse.

Gli incassi e gli altri premi già conquistati

La pellicola è riuscita ad incassare al botteghino mondiale più di 114 milioni di dollari e sul famoso sito specializzato Rotten Tomatoes ha ottenuto il 93% delle recensioni positive, basate su 234 critiche, con un voto medio di 8,4 su 10. Prima degli Oscar, “La forma dell’acqua – The Shape of Water”, aveva già portato a casa 2 Golden Globe, 3 BAFTA e 2 Satellite Awards. Praticamente, un trionfo assoluto per il grande regista messicano.