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29 Novembre 2014
18:46

Paul Walker moriva un anno fa ma il suo ricordo è più vivo che mai

Era il 30 novembre 2013. Paul Walker moriva in un tragico incidente d’auto, a soli 40 anni, col suo amico Roger Rodas. Da allora amici, colleghi, fan e familiari, non hanno mai perso occasione per ricordarlo e per tenere in vita la sua memoria. Ora, il mondo intero attende la sua ultima performance nell’attesissimo “Furious 7” dove sarà di nuovo nei panni dell’amato Brian O’Conner, il personaggio che gli ha regalato fama e un posto eterno nell’Olimpo hollywoodiano.
A cura di Ciro Brandi
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Il 30 novembre 2013 moriva Paul Walker, a soli 40 anni, lasciando una figlia, Meadow, di 16 anni, amici/colleghi, tra cui Vin Diesel, Dwayne Johnson, Tyrese Gibson e Michelle Rodriguez, disperati e milioni di fan affranti dal dolore. Recentemente, il suo nome è balzato di nuovo all’onore delle cronache grazie al lancio in grande stile del trailer di “Furious 7”, diretto da James Wan, ma in quest’anno, la stampa si è concentrata in maniera quasi ossessiva sulla sua vita, scandagliandone ogni aspetto, privato e professionale, facendoci scoprire, però, anche molti aspetti a noi ignoti. Walker ha dedicato gran parte della sua vita ad aiutare bambini svantaggiati e persone bisognose con la sua fondazione Reach Out Worldwide, era una persona molto semplice, era un surfista provetto, cintura marrone di Jiu jitsu brasiliano, adorava partecipare a competizioni con la sua Nissan Skyline R34 e la sua passione per il mare lo portò a laurearsi in biologia marina.

 

Il tragico incidente e la storia della “messinscena”

Quel maledetto giorno di fine novembre, Paul Walker si stava recando ad un evento benefico per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni colpite dal tifone Yolanda, nelle Filippine, e viaggiava sulla Porsche Carrera GT, a Valencia (Los Angeles) guidata dal suo amico Roger Rodas, quando l’auto si schiantò contro un palo della luce, finendo poi contro un albero e prendendo fuoco. Il corpo dell’attore, successivamente, è stato cremato e le sue ceneri sepolte al Forest Lawn Memorial Park di Hollywood Hills, ma, pochi giorni dopo la sua morte, se ben ricordate, il sito nodisinfo.com asseriva – con tanto di “prove” fotografiche – che, in realtà, Paul Walker non era affatto morto e che il suo incidente era stata tutta una messinscena in stile Hollywoodiano per spingere il suo nuovo film o per produrre affari da milioni di dollari intorno alle iniziative benefiche a suo nome. Tra fan indignati e coloro che speravano che l’attore fosse davvero vivo, la storia è finita lì.

 

Il successo postumo dei suoi film

Dopo la sua morte, i film di cui è stato protagonista (qui i suoi 10 film più belli) sono stati i più acquistati, soprattutto il dvd di “Fast & Furious 6”, andato letteralmente a ruba durante le festività natalizie, e il vuoto lasciato dalla sua prematura dipartita è stato, in parte, colmato dall’uscita di due film postumi: “Hours”, diretto da Eric Heisserer (inedito in Italia) e “Brick Mansions”, di Camille Delamarre, uscito nelle nostre sale il 1° maggio 2014. Nelle scorse settimane, però, l’attore James Marsden ha fatto sapere che con il suo ultimo film “The Best Of Me”, tratto da un romanzo di Nicholas Sparks, uscito in USA il 15 ottobre scorso, ha voluto onorare la memoria del suo collega e amico perché proprio Walker doveva essere al suo posto nel film.

 

Gli auguri della figlia Meadow e l’amore della sua famiglia

Il 12 settembre, giorno in cui Walker avrebbe compiuto 41 anni, la figlia Meadow lo ha ricordato con una foto su Instagram, nella quale è ritratta in braccio al suo giovane e famoso papà, accompagnandola con la semplice frase: “Ti voglio bene, buon compleanno”. Proprio la giovane ragazza è stata al centro di una diatriba legale dopo la morte di suo padre, dato che la nonna, Cheryl, (madre di Walker) ha trascinato l’ex-nuora Rebecca Soteros, in tribunale, per l’affidamento di Meadow, dato che la Soteros ha avuto, in passato, gravi problemi di dipendenza da alcol. Ma, al di là di questo, durante quest’anno si è capito benissimo quanto la famiglia fosse legata a doppio filo con Paul, senza abbandonarlo mai e trattandolo sempre come il semplice ragazzone dagli occhi blu che surfava e studiava biologia marina. I suoi fratelli Caleb e Cody, tremendamente somiglianti a Paul, sono stati scelti dal regista James Wan per sostituirlo in “Furious 7” e non hanno mai smesso di ricordare il fratello sui vari social network. Pochi giorni fa, anche il padre, Paul Walker III, ha deciso di ricordarlo, attraverso una commovente intervista ad ETonline, affermando che il suo Paul gli manca di più adesso e che i suoi stupendi occhia azzurri gli sono stati donati direttamente da Dio e che lui non c’entra nulla.

 

“Furious 7”, l’operato di Reach Out Worldwide e il ricordo del fratello minore Cody

Oggi, ad un anno di distanza, i fan non aspettano altro che vedere “Furious 7”, nelle nostre sale dal 2 aprile 2015, dove Paul Walker vestirà, per l’ultima volta, i panni dell’amatissimo Brian O’Conner, ruolo che l’ha portato tra le stelle del firmamento hollywoodiano. Il suo ricordo, i suoi occhi blu e il suo talento vivranno, però, per sempre, anche attraverso la sua associazione, come ricordato dal fratello minore Cody, ieri, durante un’intervista ad E!News:

ROWW – Reach Out Worldwide continua a funzionare, per aiutare gli altri, anche dopo la morte di mio fratello. So che Paul sarebbe entusiasta di tutto ciò. ROWW ha cambiato la sua vita e so che ne sarebbe orgogliosissimo. Queste missioni hanno veramente cambiato la vita a tutte le persone coinvolte e sono orgoglioso di farne parte.

In quest’anno senza Paul, Cody con ROWW ha aiutato la popolazione delle Filippine, devastate dal tifone Haiyan, con un team di medici che si sono presi cura soprattutto dei bambini. Il giovane Walker ha imparato tantissime cose dal fratello Paul e ha voluto condividere i suoi ideali semplici e sinceri con tutto il mondo:

Basta vivere la nostra vita al massimo. Ridere molto, amare e trovare la nostra vera felicità. Ricordate che non importa quanto uno può ritenersi figo, non si deve mai, per questo, permettere di guardare dall’alto in basso gli altri.

 
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