Non è ancora uscito ed è già accompagnato da un fiume di polemiche. Stiamo parlando dell’opera prima del regista/documentarista Gianluca Mingotto, “Poker Generation”. La pellicola uscirà nelle sale il 13 aprile, andando a scontrarsi con film come “Bel Ami – Storia di un seduttore” e l’attesissimo “Battleship”, ma la diatriba legata alla sua tematica e alle scene forti di cui si parla ormai da settimane, potrebbero portargli molta fortuna. In poche parole, Il film prende spunto da una tragedia familiare per sostenere che il poker può essere usato a fin di bene e non come gioco prettamente d’azzardo. Ad avvalorare questa tesi ci ha pensato anche il coproduttore e imprenditore del gioco online, Fabrizio Crimi, il quale ha dichiarato che il film di Mingotto non parla di azzardo ma di Texas Hold’em, poker sportivo che richiede capacità, concentrazione e disciplina. Crimi ha aggiunto che la vita dei protagonisti di “Poker Generation” non dipende dal poker, ma sarà la loro esperienza di vita a renderli vincitori. Apriti cielo. Raffaele Lauro, senatore del PDL ha interpellato addirittura il premier Monti per avere chiarimenti sui finanziamenti per la produzione del film e se l’ideologia di fondo dell’opera potesse essere inquadrata nell’ambito della libertà d’espressione artistica garantita dalla Costituzione Italiana o se fosse solamente un progetto atto a promuovere il gioco d’azzardo.

Poker Generation

Il senatore Lauro purtroppo non sapeva che la produzione fosse indipendente e finanziata per la maggior parte da Fabrizio Crimi e Tiziano Cavalieri e sarà distribuito da Iris Film. Tuttavia, anche il Presidente dell’Associazione di consumatori “Primo Consumo”, Marco Polizzi, non è molto contento dell’uscita del film, il quale, giorni fa, aveva pensato di voler chiedere al Ministero dei Beni Culturali di vietarla ai minori di 18 anni, proprio come lo è il gioco d’azzardo. Polizzi ha aggiunto che la pellicola mostra solo giocatori vincenti, lanciando quindi un messaggio fuorviante e pericoloso. Ma ormai è troppo tardi e tutte queste polemiche non hanno fatto che far aumentare la curiosità del pubblico.

La trama

Poker Generation Montovoli

Al centro della storia – ispirata a fatti realmente accaduti – ci sono i due fratelli Tony e Filo, appartenenti ad una famiglia disagiata residente in un piccolo paesino della Sicilia. Tony è un appassionato dei film sui gangster americani e sogna di diventare un giocatore di poker professionista mentre Filo è un ragazzo introverso ma geniale e la sindrome semi-autistica di cui soffre, lo porta ad analizzare l’ambiente circostante in modo ossessivo. I due si ritroveranno uniti per trovare i soldi necessari per pagare le cure della sorellina Maria, gravemente malata.

Il cast

Per il ruolo di Tony, il regista ha scelto Andrea Montovoli, giovane attore molto amato dalle teenagers italiane, visto in pellicole come “Scusa ma ti voglio sposare”, “Una canzone per te” e “Balla con noi”. Piero Cardano invece è Filo, il fratello minore. L’attore ha preso parte, recentemente, alla commedia “10 regole per fare innamorare”, di Cristiano Bortone. La piccola Naomi Assenza è invece nei panni della sorellina malata, Maria. Del cast fanno parte anche Lina Sastri, Francesco Pannofino, Francesca Fioretti, Eros Galbiati, Claudio Castrogiovanni e molti giocatori di fama internazionale come Patrik Antonius, Pagano, Candio, Agrello, Minieri, Kanit, Amatruda. Siete curiosi? Allora venerdì non vi resta che andare al cinema e verificare personalmente se le polemiche suscitate dalla pellicola sono fondate o esagerate.

La nostra recensione

Se l’intento del regista e dei produttori era quello di raccontare il mondo del poker dal punto di vista degli appassionati e non incentivare il gioco d’azzardo, possiamo, sinceramente dire che hanno fallito su tutta la linea. La storia della famiglia in difficoltà, con una bimba in fin di vita, i fratelli maggiori che ricorrono al poker come unica via di salvezza e non come “gioco sportivo” dovrebbe indurci a credere che il film sia una sorta di dramma e non uno spot pubblicitario di 105 minuti? Oltre questo, non dimentichiamo che uno dei produttori, Fabrizio Crimi, è proprietario ed ideatore di Betpro, sito di giochi online che porta avanti l’idea di guadagni legali al pari di quelli dei tennisti o dei calciatori. Ma Il punto non è questo. “Poker Generation” fa effettivamente pensare, almeno secondo il nostro punto di vista (ma saremmo curiosi di sapere anche il vostro), che ci siano solo vincitori in questo tipo di giochi e che comunque il poker, in periodi come questo attuale di crisi economica profonda, può essere considerato come un’ancora di salvezza per problemi molto seri. Tralasciando la tecnica registica all’americana e la tremenda sceneggiatura, il ruolo “peccaminoso” delle donne, il resto è puro marketing, anche troppo pretenzioso e irritante.
Voto: 2