"Prima pensano a fare carriera, poi denunciano". "Ma per favore, dopo tutto quello che ha fatto in vita sua!". "Una miseria che non trova nessuna compassione". Ce ne sono di peggiori, questi sembrano tutto sommato i più bilanciati. Resta il fatto che i commenti allo stupro di Asia Argento, quelli arrivati dagli italiani riversati sui social network a commentare gli attacchi per abusi di Harvey Weinstein, sono tutt'altro che solidali. Non dovrebbe sorprendere leggere questo tra il sentire comune, dato che anche le personalità di spicco la pensano più o meno allo stesso modo.

C'è Vladimir Luxuria che su Twitter ha iniziato quasi una battaglia personale contro Asia Argento. Si parte con "avrebbe dovuto semplicemente dire no" e si finisce con "staccatelo a chi vi forza a un rapporto orale, non fateci un film dopo un anno insieme a Cannes". C'è chi riesce a fare peggio, vedi Alessandro Sallusti ieri sera a Matrix, una delle principali trasmissioni di approfondimento politico e di attualità. Il direttore de "Il Giornale" la tocca pianissimo, as usual: "Denunciare dopo 20 anni lo trovo vigliacco. Non sei vittima ma complice".

È difficile mantenere un distacco quando tutto il Paese parla di un argomento così forte. D'altronde non possono coesistere mediazioni, sfumature di grigio, non c'è diplomazia che tenga davanti ad un'azione così vile e meschina. Nessun uomo, abusando del suo potere e della sua influenza imprenditoriale, politica e sociale, dovrebbe storpiare la vita delle donne in questo modo. Di fronte a tutto questo, di fronte a chi dubita delle posizioni di Asia Argento e delle altre donne, di fronte a chi guarda questa vicenda con un'occhiata benevola da "volemose bene", andrebbero prese misure – per restare al cinema – da precog come in "Minority Report". Della serie: se riesci a pensare una cosa del genere, forse sei anche tu come loro.