Non si arresta il dibattito sul caso di Harvey Weinstein, il produttore americano accusato da decine di donne (tra cui la nostra Asia Argento) di molestie e abusi sessuali. A offrire la sua testimonianza sull'argomento è anche Pupi Avati, ospite oggi nel programma di Rai Radio1 "Un Giorno da Pecora", condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Il regista conosce personalmente Weinstein e lo definisce una persona "sgradevole" accusandolo di arroganza. Al contempo, però, l'autore bolognese di "Regalo di Natale", "La casa delle finestre che ridono" e "Gli amici del bar Margherita" si mostra ancora più critico nei confronti delle aspiranti attrici/showgirl che cedono alle avance.

Le ragazze che si candidano ad avere una scorciatoia, una frequentazione che vada oltre la cena, non è vero che non hanno scelta. Io giustifico più un ladro che va a rubare perché ha fame di una ragazza che vuole fare la valletta e si rende disponibile. Nelle scuole di recitazione insegno sempre che solo con le scorciatoie, senza talento, non si va lontano.

Pupi Avati su Weinstein

Avati non è d'accordo sulla crociata anti-Weinstein, tutta concentrata tutta sul fondatore di Miramax: "Secondo me no non è giusto fare i nomi, tirare in ballo solo Weinstein quando avrebbero potuto fare almeno 25 nomi. Soprattutto da parte di tutte quelle persone che a Hollywood sapevano". Al contempo, però, il giudizio sul produttore è spietato:

Weinstein somiglia, anche lombrosianamente, allo stereotipo del produttore di una volta. L'ho conosciuto, anche se meno di quanto lo conosca mio fratello (il produttore Antonio Avati, ndr): è una persona totalmente sgradevole, sia nell'aspetto che nei modi di fare, uno che è arrivato al successo e te lo fa pesare. Poi che le ragazze abbiano in qualche modo aderito a quelle che erano le sue offerte, a quegli scambi poco nobili, e se ne siano ‘ricordate' in ritardo, è una cosa ricorrente, e non solo nel cinema e a Weinstein. Succede molto anche in tv secondo me. L'esplosione di alcune star è stata spesso dovuta al fatto che ci siano state delle affettività. Nel cinema italiano? Succedeva di più in passato.

L'aneddoto: le avance da una minorenne sul set

Avati ha quindi raccontato di un fastidioso inconveniente accaduto sul set del primo film ("Balsamus, l'uomo di Satana" del 1970), quando una donna gli propose di avere rapporti intimi con la figlia giovanissima:

Nel primo film che ho fatto vennero una madre con una figlia minorenne, e il genitore non ebbe alcun imbarazzo a farmi capire che la figlia era disponibile. Passavo dall'essere meno attraente di Bologna al uno dei più attraenti, grazie al mio ruolo! Risposi che con me non era il caso, anche perché mi ero sposato di recente. Qualunque cosa mi sia accaduta dopo, non è mai accaduta in cambio di un ruolo.

Pupi Avati su Berlusconi e Loro

Avati ha infine commentato la recente reazione di Silvio Berlusconi al film sulla vita attualmente in lavorazione, "Loro" di Paolo Sorrentino. L'ex premier ha definito la pellicola "un'aggressione politica contro di lui". Non la pensa così il regista bolognese: "In genere queste cose a Berlusconi hanno giovato. Credo ne abbia molto bisogno".