Harvey Weinstein e Fabrizio Lombardo.
in foto: Harvey Weinstein e Fabrizio Lombardo.

Fabrizio Lombardo è l'uomo che la Miramax aveva scelto per l'Italia, finito nell'occhio del ciclone (insieme alla sua ex compagna Claudia Gerini) allo scoppio del caso Weinstein. Una storia singolare, quella di Lombardo: ex agente immobiliare in quel di New York conosce Harvey Weinstein circa vent'anni fa e si butta a capofitto nell'attività cinematografica, pur senza nessuna esperienza, scalando posizioni in brevissimo tempo e diventando il mentore di Weinstein per l'Italia fino al 2004. "Un periodo entusiasmante", racconta Lombardo in un'intervista del 12 ottobre a Vanity Fair e in quella stessa intervista Lombardo (accusato da Asia Argento e Zoe Brock di essere stato l'uomo che ha "organizzato" gli incontri con Weinstein a scopo sessuale) racconta che fu "proprio Giuseppe (Tornatore nda), ‘Peppuccio', a portarmi per la prima volta al cospetto di Harvey".

Lombardo smentisce categoricamente le accuse e dichiara di non avere avuto rapporti, al di fuori di quelli professionali, con Weinstein: «Sono stato in vacanza nella stessa isola caraibica, a Saint Barth, quando ero ancora fidanzato con Claudia Gerini. Ma un conto è stare nello stesso luogo, altro è trascorrere le vacanze insieme. Non è mai accaduto», ha detto Lombardo. Poi, qualche giorno dopo, spunta la foto del suo matrimonio con Chiara Geronzi (figlia di Cesare, ex presidente di Capitalia) nel 2003 e chi è il testimone di nozze? Weinstein, propio lui. Passa ancora qualche giorno e Lombardo in un'intervista al New York Times cambia anche la versione dei fatti sul suo primo incontro con Weinstein: sparisce Tornatore e ora l'isola di Saint Barth diventa l'occasione del primo incontro con il produttore americano ora finito in disgrazia. Nuova smentita. A se stesso.

La credibilità di Lombardo nel caso Caracciolo

Ma tra le amnesie di Lombardo ce n'è una, che non ha nulla a che vedere con la vicenda Weinstein, che merita di essere raccontata. La vicenda è nel libro di Guido Moncalvo "I Caracciolo: Storie, misteri e figli segreti di una grande dinastia italiana", uscito nel 2016, in cui si ricostruisce la storia dei principi Caracciolo di Castagneto e di Melito, e della loro dinasty tra Napoli, Firenze, Roma, con particolare attenzione a Carlo Caracciolo – l’editore del settimanale «Espresso», uno degli artefici del successo del quotidiano «la Repubblica» e di un network di diffusi giornali locali – e a Marella, la vedova di Gianni Agnelli.

A pagina 387 Moncalvo racconta la fosca vicenda dell'eredità alla morte di Carlo Caracciolo: Giacaranda Caracciolo (unica figlia riconosciuta fino a quel momento) intraprende una battaglia legale contro Carlo e Margherita Revelli che, saputo di essere anch'essi figli di Caracciolo, chiedono di partecipare alla spartizione dell'eredità. Lo scopo di Giacaranda è quello di dimostrare che i due "fratelli" sapessero da più di due anni di esserlo per puntare alla scadenza dei termini per iniziare la causa di riconoscimento della paternità. Tra i testimoni chiamano dati in tribunale ad avvalorare la sua tesi c'è lui, Fabrizio Lombardo. "Lombardo, tuttavia – scrive Moncalvo – verrà ridicolizzato in aula e i giudici avranno parole dure sulla credibilità delle sue parole". Ecco cosa scrive Moncalvo:

È una bruttissima figura quella che fa Fabrizio Lombardo di fronte ai giudici. «Conosco di vista Margherita Revelli perché abbiamo i figli nella stessa scuola. La conosco da circa tre anni – c’è scritto nel verbale dell’udienza a proposito della sua deposizione sotto giuramento –. Conoscevo il presunto padre naturale. L’ho conosciuto in occasione di un suo compleanno nell’ottobre del 2006. Nel gennaio 2007 il noto editore mi riferì la circostanza. In quella occasione eravamo a Parigi con lui per motivi inerenti il suo lavoro. C’eravamo visti per giocare a scacchi a Parigi. L’editore mi disse che il signor Revelli gli aveva comunicato di pensare di essere suo figlio. Non ricordo il nome di battesimo del signor Revelli. Questo signore gli aveva detto che anche sua sorella Margherita riteneva di essere sua figlia. Non so perché me lo disse. Si parlava molto di lavoro e anche di cose personali. Ci tenevo ad avere un buon rapporto con una persona così stimolante. Ci incontravamo a Parigi nella sua casa, ma anche a Roma. Il presunto padre naturale non era un gran chiacchierone. Mi disse che la madre dei giovani Revelli era una sua vecchia amica». Un avvocato chiede a Lombardo quale mestiere faccia e che attinenza abbia la sua professione con un editore di giornali. «Sono produttore cinematografico – risponde –. Carlo Caracciolo mi chiamò perché mi voleva incontrare perché organizzassi un incontro di lavoro con una società di pubblicità. Nel periodo dall’ottobre del 2006, la prima volta che conobbi il presunto padre naturale, al gennaio 2007 vi sono state altre occasioni di incontro, mediamente una volta la settimana".

"La frequentazione fu solo per giocare a scacchi», precisa Fabrizio Lombardo che evidentemente non riesce a «spiegare» l’assenza di punti d’incontro comuni col principe dal punto di vista professionale, né risulta credibile dato che era impensabile che la tradizionale riservatezza di Caracciolo, specie su sue questioni private, fosse venuta meno con una persona appena conosciuta. Lombardo finisce per ammettere, contraddicendosi: «Non abbiamo mai avuto rapporti di lavoro». E si limita a far credere che fosse suo partner solo in qualche partita a scacchi. Di Carlo e Margherita avete mai parlato? «In seguito non me ne ha mai parlato nei successivi incontri per giocare a scacchi. Nemmeno nell’ultimo periodo me ne parlò mai, comunque lo vedevo di meno». Si noti che, poco prima, aveva  affermato che negli ultimi quattro mesi si vedevano una volta la settimana. L’avvocato che lo interroga insiste per sapere di quali «affari» in comune avessero parlato? «Preciso che l’occasione di incontro a Parigi – è la risposta – era dovuta alla possibile acquisizione da parte sua di una quota di “Libération”. Il titolare amministratore delegato con il quale lo misi in contatto fu Maurice Levi». Il teste viene accomiatato.

Nel dispositivo di sentenza (con cui viene smentita l'ipotesi di Giacaranda e del suo testimone Lombardo) i giudici liquidano Lombardo definendo la sua testimonianza "del tutto priva di credibilità" e "contraddittoria laddove il teste ha dichiarato di non aver mai avuto rapporti di lavoro con il noto editore e al contempo di essere stato chiamato da quest’ultimo a affinché organizzasse un incontro di lavoro con una società di pubblicità e di averlo incontrato a Parigi perché fosse messo in contatto con Maurice Levi per la possibile acquisizione di una quota della testata francese “Libération". Un curriculum niente male, non c'è che dire.