Lo scandalo sessuale che ha inghiottito Harvey Weinstein finisce per investire anche il fratello Bob, co-fondatore dell’omonima casa di produzione. Ad accusarlo è la produttrice Amanda Segel che riferisce in un’intervista rilasciata a Variety di aver ricevuto molestie insistenti da parte del potente manager durante la scorsa estate.

Le accuse della produttrice

Amanda Segel è l’ex produttrice esecutiva dalla serie tv La nebbia, mandata in onda su Spike Tv e prodotta proprio dalla Weinstein and co., per poi essere cancellata dopo la messa in onda della prima stagione. Intervistata da Variety, la donna accusa Bob, fratello di Harvey, di averla insistentemente importunata fino a quando, al limite della sopportazione, la Segel avrebbe deciso di minacciare la risoluzione del loro rapporto di lavoro. Gli episodi che la Segel riferisce sarebbero iniziati nel giugno del 2016, quando Bob avrebbe invitato Amanda a cena in un ristorante di Los Angeles. Pur consapevole del fatto che l’uomo avesse chiesto in giro informazioni circa la sua vita privata, la produttrice avrebbe accettato l’incontro per poter stabilire una connessione di natura professionale. Durante la cena, Bob avrebbe cominciato a rivolgerle domande private per poi, dopo essersi fatto accompagnare in hotel, chiederle di salire in camera con lui. La donna avrebbe declinato l’invito:

Un no dovrebbe bastare. Dopo un no, uno dovrebbe semplicemente passare oltre. Bob continuava a dirmi che voleva essermi amico, ma voleva ben di più di un'amicizia.

Queste richieste di amicizia sarebbero andate avanti per diverso tempo via mail, con la Segel che avrebbe messo in chiaro la volontà di mantenere il loro rapporto attivo esclusivamente sul piano lavorativo. La donna, facendo un chiaro riferimento a una delle accuse peggiori rivolte ad Harvey Weinstein, riferisce che qualche tempo dopo Bob l’avrebbe invitata a una festa in casa a Malibu. Arrivata sul posto, tuttavia, Amanda si sarebbe accorta che gli unici invitati al party in questione sarebbero stati loro due. La produttrice conclude raccontando che le avances sarebbero andate avanti fino all’agosto del 2016. In questi mesi, apparentemente scherzando, Bob le avrebbe lasciato intendere che, essendo il suo capo, avrebbe potuto anche licenziarla se avesse rifiutato di uscire con lui. Le attenzioni di Weinstein sarebbero terminate solo quando la Segel avrebbe minacciato di interrompere il loro rapporto di lavoro.

La versione degli avvocati di Bob Weinstein

Apprese le accuse a suo carico, Weinstein ha dato mandato al suo ufficio legale di difenderlo. Bert Fields, avvocato di Weinstein, ha negato ogni addebito ai danni del suo cliente, parlando di una storia falsa supportata da prove altrettanto mendaci e prive di fondamento:

La storia pubblicata da Variety su Bob Weinstein è piena di affermazioni false e fuorvianti, e abbiamo le e-mail per provarlo. Ma anche se credete a quello che dice, non c'è alcuna menzione di contatti fisici inappropriati e neppure la richiesta di tali contatti. Non c'è alcuna possibilità al mondo che Bob Weinstein sia colpevole di molestie sessuali e, anche se ciò che dice questa persona fosse vero, non si può in alcun modo definire tali queste azioni.

Quando Bob condannò le azioni di Harvey

Bob fu uno dei primi a condannare pubblicamente le azioni del fratello Harvey all’epoca in cui scoppiò lo scandalo che ha travolto il celebre produttore. Intervistato telefonicamente dall’Hollywood Reporter, il co-fondatore dell’omonima casa di produzione hollywoodiana prese le distanze dalle azioni del fratello:

Non avevo assolutamente idea che fosse quel tipo di predatore. Mi auguro riceva la giustizia che merita. Mi sembra di vivere un incubo. Mio fratello ha causato moltissimo dolore. E da padre di tre ragazze ho il cuore spezzato per quelle donne che ha ferito. Per tutta la vita sono stato un combattente […] ma non posso combattere per ciò che è indifendibile. Io e i membri del consiglio non eravamo a conoscenza delle azioni di mio fratello. E io lo conosco come nessun altro. È difficile descrivere come mi sento. È una malattia, ma una malattia che non ha scuse.