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Una Bellucci non basta per le sorelle Rohrwacher, Italia “timida” a Cannes

Le sorelle Rohrwacher, autrice e regista, di Le meraviglie sbarcano a Cannes con Monica Bellucci, carta fondamentale da giocarsi in una manifestazione come questa. Purtroppo il film è bello ma probabilmente non a sufficienza per strappare un premio.
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A cura di Gabriele Niola
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Forse era lecito aspettarsi un po’ di più. Non che Le meraviglie (in uscita nelle sale italiane già da giovedì) non sia un buon film, anzi, come già Corpo Celeste (due anni fa qui a Cannes nella Quinzaine des realisateurs) è un film molto intelligente e originale, dalla scrittura guitta (molte le risate degli stranieri in sala), diverse cose da dire e uno stile aggraziato nel farlo, però è probabile che per conquistare un premio nel concorso principale ci voglia qualcosa di meno timido.  Certo un film tutto al femminile potrebbe fare presa nella giuria di quest'anno (a maggioranza femminile e presieduta da Jane Campion) ma stiamo vedendo di meglio. Non a caso alla proiezione per la stampa il film di Alice Rohrwacher con la sorella Alba e Monica Bellucci ha strappato un po’ di applausi (senza esagerare) e nessun fischio. Come dire: buono ma nulla di più. Altra accoglienza, molto più fragorosa ed entusiasta aveva conquistato l’anno scorso La grande bellezza, pur non riuscendo a fine festival a portar via nessun premio.

La storia è quella di una famiglia particolare formata da una coppia che si è data all’attività contadina (si intuisce che non sono a loro volta figli di contadini ma hanno scelto di diventarlo) e delle loro 4 figlie. La più grande, ormai alle soglie dell’adolescenza, comincia a sognare altro che le api che allevano e il miele che coltivano. Pensa forse a qualche ragazzo, di certo non è appassionata d’agricoltura e questo incrina il rapporto con un padre duro. Sono gli anni ‘90 e le bambine bevono tutto quel che la televisione programma (simbolo di questo è “T’appartengo”, la canzone di Ambra), per questo quando arriva nella loro terra un programma televisivo (La terra delle meraviglie, la cui conduttrice è Monica Bellucci) che mette in grottesca competizione “famiglie di produttori agricoli” premono per farne parte. I genitori non vorrebbero ma visto che i soldi in palio sono molti e le loro finanze scarseggiano c’è poco da fare i difficili.

Con scelta molto furba e intelligente nel ruolo della presentatrice televisiva, cioè l’araldo del mondo sognato dalle bambine, c’è Monica Bellucci. Non solo appare come una mossa di casting sensata ma non sfugge a nessuno come avere una simile star internazionale sia un punto in più per essere presi in una manifestazione nella quale il tappeto rosso e il richiamo mediatico hanno un’importanza strategica fondamentale. Si tratta di un indubbio merito di Alice Rohrwacher che dimostra d’essere non solo brava sceneggiatrice e regista ma anche attenta conoscitrice dei meccanismi del cinema. Anche per questo è un peccato che Le meraviglie, film dolce e personale, non riesca nelle sue quasi due ore a mettere a segno nessun colpo clamoroso. La storia del rapporto difficile tra figlia e padre di una famiglia che lotta per essere diversa in un mondo che pare andare da un’altra parte, poteva riservare delle sorprese ci fosse stata un po’ più d’audacia.

Particolare non trascurabile è poi il fatto che la storia sia ispirata alla vera vita della famiglia Rohrwacher, realmente mista (padre tedesco, madre italiana), effettivamente vissuta in una realtà contadina dell’Umbria e davvero (almeno da parte delle bambine) animata da una volontà di scappare da quel mondo. Dunque Alba Rohrwacher interpreta una versione romanzata di quella che era sua madre e, spiace dirlo, forse proprio questo la trattiene. L’attrice è senza dubbio la migliore della sua generazione e una delle più interessanti che ci siano in Italia in assoluto ma qui è molto sottotono, nonostante un ruolo che consentirebbe di emergere. L’arma più potente di tutte allora è Gelsomina, la figlia primogenita, volto perfetto e dimessa espressività, catalizzatrice di tutte le piccole e ordinarie difficoltà e portatrice di sentimenti nascosti. In uno dei momenti più clamorosi l’attrice fa realmente, senza effetti di sorta, quel che vediamo nei cartelloni del film: tiene un’ape dentro la bocca chiusa per poi lasciarla uscire gentilmente fino a che non le cammina sul suo viso. Anche questa poteva essere un’immagine pazzesca ma come il resto del film è invece proposta con troppa timidezza.

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