In occasione della presentazione del nuovo film di George Clooney "Suburbicon", da parte dell'attore protagonista Matt Damon non poteva mancare una dichiarazione sul caso Harvey Weinstein, con cui l'attore americano ha collaborato in diversi film, tanto da essere stato bollato dalla stampa come una sorta di complice del produttore americano accusato di molestie. In un'intervista congiunta con Clooney a ABC News, Damon ha voluto chiarire la sua posizione, spiegando di non essere mai stato a conoscenza della condotta criminale di Weinstein.

Le persone dicono "tutti sapevano". Sì, sapevo che era uno stron**. Era orgoglioso di esserlo. Sapevo che era un donnaiolo, non avrei mai voluto essere sposato con lui. Ma non avrei mai immaginato fosse a un tale livello di aggressione sessuale criminale. Assolutamente no. Ti bastava stare cinque minuti con lui per capire che era un bullo. Intimidiva. Miramax era un posto dove negli anni '90 si facevano grandi cose.

Le presunte pressioni di Damon a una giornalista

Damon deve proprio a Weinstein il lancio della sua carriera. Ai tempi in cui lui e l'amico fraterno Ben Affleck erano due attori poco noti, fu la Miramax a produrre un film scritto da loro: quello script si trasformò in "Will Hunting", diretto da Gus Van Sant, e vinse un Oscar per la sceneggiatura (oltre a un altro andato a Robin Williams). Damon girò altri cinque film prodotti da Weinstein (compreso "Il talento di Mr. Ripley", che portò a una lite tra il produttore e il nostro Fiorello) e, secondo quanto sostenuto dalla giornalista Sharon Waxman, lo stesso attore, insieme a Russel Crowe, avrebbe fatto pressioni affinché non uscissero sulla stampa alcuni dettagli scabrosi sul produttore e su Fabrizio Lombardo, all'epoca capo di Miramax Italia oggi coinvolto nello scandalo. Damon, che ha già smentito il fatto, non è tornato sull'argomento, ma ha aggiunto un particolare su una delle vittime più illustri di Weinstein.

Sul caso Gwyneth Paltrow

Parliamo di Gwyneth Paltrow, che sarebbe stata oggetto di pensanti avance dal produttore tanto da scatenare la dura reazione dell'allora fidanzato di lei Brad Pitt. Matt Damon, pur avendo lavorato con lei nel già citato "Il talento di Mr. Ripley", avrebbe saputo la cosa in un secondo momento, da Ben Affleck: "Non ho mai parlato con Gwyneth. Me l'ha detto Ben, ma sapevo che avevano raggiunto un accordo o comunque che si erano chiariti. Era la first lady della Miramax, lui la trattò sempre con grande rispetto". "Il fatto che un uomo così potente abbia visto la sua carriera completamente rovinata", ha aggiunto Damon sul red carpet di "Suburbicon", "è  il vero messaggio per chiunque si comporti come lui".

George Clooney su Weinstein

Nell'intervista, anche Clooney ha commentato il caso Weinstein, ribadendo ancora una volta di non essere stato a conoscenza degli abusi. Il produttore gli raccontava abitualmente le sue presunte conquiste femminili, cui però il divo non ha mai dato particolare credito: "Onestamente, non credevo che avessero davvero relazioni con Harvey. E chiaramente non le avevano. Ma l'idea che ci fosse là fuori questo predatore, questo assalitore, che zittiva le donne, mi fa infuriare".

Spunta un'altra accusatrice, è Brit Marling

Un'altra attrice, intanto, accusa Weinstein. Si tratta di Brit Marling, interprete, sceneggiatrice e produttrice nota per "Another Earth" e per la serie "The OA". In un articolo scritto per The Atlantic, ha descritto un'audizione che ebbe con il produttore nel 2014, i cui particolari sono del tutto simili ai racconti già sentiti dalle numerose vittime.

È stato chiesto anche a me di incontrarlo nel bar di un hotel. Anche io ho incontrato lì una giovane assistente che mi ha detto che il meeting era stato spostato nella sua suite perché era un uomo davvero impegnato. Anche io ero in allarme ma mi ero calmata perché c'era un'altra donna della mia età accanto a me. Anche io ho provato terrore quando quella ragazza se ne è andata e improvvisamente mi sono ritrovata sola con lui. Anche a me è stato chiesto se volessi un massaggio, dello champagne e delle fragole. Anche io ero seduta su quella sedia, paralizzata dalla paura crescente quando ha suggerito di fare una doccia insieme. Cosa avrei potuto fare? Come non offendere quest'uomo che poteva annientarmi e distruggermi? Era chiaro che c'era solo una direzione in cui voleva che questo incontro andasse e che si trattava di un rapporto sessuale o qualche tipo di scambio erotico. Sono riuscita a raccogliere le forze – un mucchio di nervi, mani tremanti, voce persa in gola – e a lasciare la stanza.