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Nymphomaniac ha tutto il sesso che si diceva ma anche una comicità inaspettata

L’atteso nuovo film di Lars von Trier non scandalizza come tutti speravano ma anzi diverte come mai nella carriera del regista. Il sesso promesso c’è ma non somiglia ad un porno.
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A cura di Gabriele Niola
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Eravamo tutti convinti di trovarci di fronte ad un nuovo capitolo della depressione di Lars Von Trier, la sindrome che lo affligge e dalla quale sono nati i suoi ultimi due film, Antichrist e Melancholia, tutti giocati su una fortissima estetizzazione della realtà e un approdo al mondo del fantastico, invece Nymphomaniac si gioca su tutto un altro terreno, più concreto e quasi documentaristico.
Ma la prima cosa da dire su questo film già etichettato con massima goduria dai quotidianisti come il rituale “film scandalo” è che in realtà si ride molto e ci si scandalizza ben poco. Del resto il protagonista l'aveva già detto.

Dopo un inizio solo lievemente leccato in cui Charlotte Gainsbourg viene ritrovata da Stellan Skarsgård per strada, pista di botte, e da lui portata a casa sua per offrire riposo e un po’ di cure, parte la sua confessione, una serie di flashback divisi in capitoli, tramite i quali la ninfomane del titolo intende spiegare allo sconosciuto che l’ha portata in casa propria la sua situazione.
Comincia quindi con una dichiarazione morale subito tradita Nymphomaniac, perchè è la stessa Charlotte Gainsbourg a sostenere di essere una cattiva persona, una ninfomane che si disinteressa degli altri e alla quale non importa causare il male altrui, eppure a mano a mano che i racconti si susseguono (questo vol. I copre dall’infanzia all’adolescenza fino a poco meno dei 30 anni) non pare una persona così cattiva.

Nonostante aveva detto che non sarebbe venuto alla fine c'è Lars Von Trier qui a Berlino ma non ha partecipato all'attività stampa, ancora in polemica col mondo per come è stato trattato a Cannes (quando se ne uscì con una battuta che prendeva in giro l’antisemitismo e fu tacciato di antisemitismo lui per primo), come mostrato dalla maglietta con palma d'oro e scritta "persona non grata" che ha sfoggiato. Tuttavia è evidente che con Nymphomaniac si leva non pochi sassolini dalla scarpa.
Innanzitutto perchè è un film su una persona che racconta e una che ascolta (una fonte ed un pubblico quindi) in cui la persona che ascolta fa sempre la figura del cretino, sovrainterpreta tutto, spesso operando connessioni divertenti per come sono senza senso. E poi, se ce ne fosse bisogno, lo fa anche proprio con una battuta che spiega cosa sia davvero l’antisemitismo.

Del tanto sbandierato sesso non c’è molto da dire perchè a fronte di un numero congruo di peni, vagine e penetrazioni per un film sulla ninfomania la cui promozione punta tutto sull’effetto “SCANDALO!”, non c’è nulla di realmente erotico. Sia o non sia voluto, il sesso di Nymphomaniac è molto sterile e freddo, guardato con uno sguardo documentaristico, analizzato e spiegato, mai e in nessun caso “partecipato”.
Sembra essere maggiore lo sforzo nello spiegare come funzionino le tecniche di abbordaggio di una ninfomane, come si possano gestire logisticamente i necessari 10 amplessi diversi giornalieri e come una ninfomane concepisca il sesso, che quello di andare a fondo nella pratica in sè.
Ulteriore dimostrazione che al cinema “mostrare” non equivale a “partecipare” e che nella maniera in cui le cose sono guardate sta il segreto di quest’arte.

In Nymphomaniac dunque c’è molto il Von Trier di Le onde del destino o Dancer in the dark, per come affronta un profilo femminile e le sue emozioni (c’è anche una lunga parte sulla malattia del padre) ma con il tono di Il grande capo e un grande abuso di autocitazioni. C’è l’ospedale di The kingdom, il bianco e nero di Epidemic, la melancholia espletata e un personaggio chiamato “The man” come in Antichrist.
Tuttavia alla fine, sottratta tutta la parte di scandalo atteso e di uscita dalla fase depressiva, quel che rimane (in questa prima parte) è un film non eccessivamente riuscito, molto leggero non nel senso di divertente ma in quello di impalpabile e superficiale.

In attesa del vol. II (del quale alla fine di questo primo si vede una piccola preview, tutta esagerazioni, grida, urla e sorprese come fosse l’episodio successivo di una serie televisiva), in questo primo possiamo vedere tra i vari amanti Shia LaBeouf, nel ruolo del padre un inedito Christian Slater e una piccola ma davvero divertente parte con Uma Thurman, moglie tradita in cerca di vendetta.
In armonia con i toni del regista e la promozione eccessiva del film, LaBeouf si è distinto in stranezze. Visibilmente dimagrito e privo di un dente che si è fatto levare (uno degli incisivi inferiori) per il film sulla seconda guerra mondiale che sta girando, già pochi giorni fa aveva minacciato di aggredire dei fan che cercavano di fotografarlo e alla conferenza stampa dopo la prima domanda ("Com'è fare un film con così tante scene di sesso?", non proprio un domandone) ha citato il Cantona di "Quando i gabbiani inseguono le navi è perchè pensano che qualcuno butterà delle sardine a mare" e se n'è andato. La sera poi, sul tappeto rosso, si è presentato con un sacco in testa con la scritta "Non sono più famoso" (altro riferimento ad una polemica scattata su Twitter quando i suoi follower hanno scoperto che aveva plagiato una sceneggiatura).

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