Lo scandalo Weinstein sta contribuendo ad attivare un imprevedibile effetto a cascata che conferma il carattere storico di ciò che sta succedendo in queste settimane. A quello del tristemente noto produttore suo sono seguiti i casi di James Toback, Kevin Spacey, Dustin Hoffman, storie che necessitano ancora di essere verificate, smentite o confermate, ma che offrono un quadro piuttosto chiaro dell'enorme vaso di Pandora scoperchiato dalle accuse a Weinstein, che ha oltrepassato i confini del mondo dello spettacolo invadendo quelli del giornalismo e della politica.

Nelle ultime ore si stanno verificando le condizioni perché si ampli il filone tutto italiano in merito a questa vicenda, già aperto nelle scorse settimane da attrici come Tea Falco, che hanno appunto denunciato fatti accaduti anni fa. Stavolta Weinstein non c'entra, ma è impossibile pensare che, ad esempio, accuse come quelle di Miriana Trevisan a Giuseppe Tornatore non abbiano trovato l'impulso per venire a galla dopo quanto accaduto oltreoceano. Il regista premio Oscar ha già risposto alla showgirl napoletana, negando ogni tipo di accusa e preannunciando l'eventualità di difendersi nelle sedi opportune per tutelare la propria onorabilità, ma non è questo il luogo per dare giudizi di merito.

Interessanti sono, invece, le parole del compagno della Trevisan, lo scrittore e giornalista Giulio Cavalli, il quale in una dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera, pronuncia una frase che fa ipotizzare possibili sviluppi di questa vicenda in salsa italiana: "C'è un uomo nero del cinema italiano  dice Cavalli – che non è Tornatore, il cui nome sta per uscire, questione di pochissimo". 

Inutile provare a tracciare un identikit di questo ipotetico uomo nero, un personaggio che si presume possa aver assunto comportamenti similari nei confronti di attrici e collaboratrici, utilizzando il proprio potere decisionale per trarne vantaggi di tipo sessuale. È molto complesso, ad oggi, prevedere quale possa essere l'entità di un caso di questo tipo e c'è la consapevolezza che questioni dotate di un tale peso mediatico rischino di essere ingigantite e/o inquinate da tanti elementi esterni, su tutti l'intromissione di persone estranee ai fatti che cercano visibilità (sì, è un rischio possibile).

I bunga bunga e le Olgettine che ricordano lo scandalo relativo all'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi invitano a pensare che l'opinione pubblica italiana abbia già gli anticorpi per argomenti di questo tipo e che sia, in qualche modo, smaliziata, in grado di approcciare con rigore e maggiore lucidità argomenti di questo genere. Eppure, se si pensa all'effetto divisivo delle accuse di Asia Argento a Harvey Weinstein, con l'attrice al centro di un enorme polverone mediatico in cui chiunque si è sentito in diritto di dire qualsiasi cosa, offese comprese, viene subito da chiedersi come potrebbe reagire l'opinione pubblica italiana ad uno scandalo tricolore. Cosa accadrebbe se emergesse che cose agghiaccianti come quelle raccontate dalle attrici presumibilmente molestate da Weinstein non si siano consumate solo in sfarzose camere d'albergo di Beverly Hills, per mano di potenti impresari stranieri, ma anche in casa nostra?